Lingua italiana e parole inglesi: origine di “jogging”

15 Aprile 2026

Scopriamo insieme come è entrato nella lingua italiana il termine "jogging" partendo da un estratto del libro "Parole contro la paura", di Vera Gheno.

Lingua italiana e parole inglesi origine di jogging

La parola “jogging” rappresenta un esempio affascinante di come la lingua italiana sia in continuo dialogo con altre lingue, in particolare con l’inglese. Non si tratta soltanto di un termine legato all’attività fisica, ma di una parola che racconta cambiamenti culturali, sociali e persino politici. Attraverso il suo percorso linguistico, possiamo osservare l’evoluzione delle abitudini quotidiane e delle scelte lessicali degli italiani, nonché il rapporto tra lingua, società e istituzioni.

Lingua italiana e termini inglesi

Per comprendere appieno il significato e la fortuna del termine, è utile fare riferimento alle riflessioni della linguista Vera Gheno, che ha analizzato con grande chiarezza il passaggio da un termine all’altro nel lessico dell’attività sportiva. Come osserva Gheno:

“Ai miei tempi (ma anche prima, dalla seconda metà degli anni Trenta del Novecento), si faceva footing: in inglese significa letteralmente ‘poggiare il piede’, poi in francese ha assunto il significato che ha (avuto) anche in italiano di ‘corsa di media intensità per allenare la resistenza generale’.

Negli anni Settanta è arrivato il (e non lo: mica diciamo *lo gioco) jogging, dall’inglese to jog, ‘correre al piccolo trotto, per esercizio’, che da vocabolario significa ‘corsa regolare, a piccole falcate e a ritmo lento, spesso alternata alla marcia, fatta a scopo di esercizio fisico’. In seguito è diventato obsoleto anche il jogging ed è arrivato il running, affermatosi in italiano dagli anni Ottanta in poi. Fare i runner, effettivamente, suona più impegnativo che non fare i jogger.

Nel frattempo, più o meno ai tempi del jogging, Arrigo Castellani, accademico della Crusca famoso per le sue proposte di traduzione di anglismi, proponeva trotterello, ma francamente nessuno si è mai convinto a dire ‘esco a fare trotterello’: in qualche modo, non riflette il sudore e l’impegno della corsa.”

Questa citazione mette in luce come il lessico non sia mai statico, ma rispecchi mode, influenze culturali e percezioni sociali. Il termine footing, diffuso soprattutto nella seconda metà del Novecento, deriva da un curioso percorso linguistico: nato dall’inglese, ha acquisito il suo significato sportivo attraverso il francese, prima di entrare stabilmente nell’italiano. Successivamente, negli anni Settanta, è stato progressivamente sostituito da jogging, percepito come più autenticamente anglofono e, quindi, più moderno.

Il successo della parola jogging è legato anche alla crescente attenzione verso il benessere fisico e uno stile di vita sano. In quegli anni, correre lentamente all’aria aperta diventò una pratica diffusa e accessibile a tutti, simbolo di una nuova cultura del tempo libero. Il termine evocava un’attività non competitiva, alla portata di chiunque, in contrasto con l’immagine più impegnativa e agonistica associata al successivo running. Come sottolinea Gheno, “fare i runner, effettivamente, suona più impegnativo che non fare i jogger”, evidenziando come la scelta lessicale contribuisca a costruire un’immagine sociale dell’attività stessa.

Interessante è anche il tentativo di italianizzazione del termine. Il linguista Arrigo Castellani propose la parola trotterello come equivalente di jogging. Tuttavia, questa soluzione non ebbe successo. La ragione risiede probabilmente nella percezione semantica del termine: trotterello appare diminutivo e quasi ironico, incapace di trasmettere l’impegno fisico e la determinazione associati alla corsa. Questo episodio dimostra come l’accettazione di un neologismo non dipenda soltanto dalla sua correttezza linguistica, ma anche dalla sua efficacia comunicativa e dalla sua capacità di risuonare con l’immaginario collettivo.

Il destino della parola jogging non si è però concluso con l’avvento del running. Come evidenzia ancora Vera Gheno, il termine è tornato inaspettatamente alla ribalta durante il periodo di isolamento domestico del 2020, quando le circolari governative relative alle limitazioni degli spostamenti lo utilizzarono per distinguere l’attività sportiva dall’attività motoria. In una di queste circolari si legge:

“Nel rammentare che resta non consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto ed accedere ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici, si evidenzia che l’attività motoria generalmente consentita non va intesa come equivalente all’attività sportiva (jogging) […]”.

L’uso di jogging in questo contesto burocratico rivela un interessante scollamento tra lingua istituzionale e lingua d’uso. Mentre nella comunicazione quotidiana il termine era stato in gran parte sostituito da running, il linguaggio amministrativo continuava a impiegare una parola ormai percepita come datata. Questo fenomeno richiama il concetto di “antilingua” descritto da Italo Calvino nel celebre saggio pubblicato sul Giorno nel 1965. Calvino denunciava il “terrore semantico” tipico del linguaggio burocratico, caratterizzato dalla tendenza a utilizzare espressioni vaghe e distanti dalla realtà quotidiana. L’impiego di jogging nelle circolari ministeriali può essere interpretato proprio in questa prospettiva: una scelta lessicale che, invece di facilitare la comunicazione, contribuisce a renderla più distante e meno immediata.

Dalla pandemia in poi

Il ritorno del termine durante la pandemia ha avuto anche risvolti sociali. In un periodo in cui gran parte della popolazione si percepiva come confinata in casa, la possibilità di uscire per correre divenne oggetto di dibattito e, talvolta, di tensione. I runner furono talvolta percepiti come privilegiati o addirittura come trasgressori, diventando bersaglio di critiche e polemiche. In questo contesto, la parola jogging non indicava più soltanto un’attività fisica, ma assumeva una valenza simbolica, legata alle dinamiche sociali e alle percezioni collettive.

Dal punto di vista linguistico, la vicenda di jogging dimostra come le parole non siano semplici etichette, ma strumenti attraverso i quali interpretiamo la realtà. Ogni termine porta con sé una storia, un insieme di valori e di rappresentazioni sociali. Il passaggio da footing a jogging e poi a running riflette l’evoluzione dei modelli culturali e delle identità sociali, evidenziando il ruolo centrale della lingua nel processo di costruzione del significato.

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