Intervista alla scrittrice

Widad Tamimi, “E’ importante partire dalla memoria per costruire il futuro”

Abbiamo intervistato la scrittrice Widad Tamimi per parlare del suo ultimo libro, "Le rose del vento". Scopriamo insieme il suo romanzo e tutte le curiosità ad esso legate
Widad Tamimi, le rose del vento

MILANO -“E’ il libro che ho sempre voluto scrivere”. Queste le parole della scrittrice Widad Tamimi che è da poco tornata in libreria con un nuovo romanzo dopo il successo de “Il caffè delle donne” pubblicato nel 2014. Con il suo nuovo libro “Le rose del vento“, edito sempre da Mondadori, l’autrice ci porta nel cuore del secolo appena trascorso ricostruendo la storia dei propri avi. Un’operazione affascinante che le ha riservato molte sorprese e che l’ha portata a studiare i suoi antenati per capire se stessa.    Ma leggiamo insieme l’intervista completa.

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Partiamo dalla dedica: “Ai bambini che mio padre e mio nonno furono e alle generazioni di bambini che verranno”. Quanto è importante per i ragazzi di oggi dei modelli da seguire, dei libri da leggere come questo per spingerli a compiere da grandi, ad esempio, la tua stessa esperienza di approfondimento sulle proprie origini? 

Credo che sia sempre importante partire dalle radici per costruire il futuro e soprattutto capire per i giovani d’oggi che esistano delle storie da conoscere. Sono partita dalla storia di due bambini, perché penso che proprio attraverso la storia delle persone si possano cogliere dei modelli da seguire.

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A proposito di questo, come ti sei mossa per approfondire la conoscenza della tua famiglia e delle tue origini?

Prima di tutto la mia è stata una documentazione orale. Ovvero ho realizzato interviste a mio nonno e a mio padre fin da quando ero ragazzina, da quando avevo 14 anni e a 16 ho comprato il mio primo registratore. Partivo da alcune tematiche e loro mi raccontavano la propria storia. Non sapevo ancora come utilizzare questo materiale, ma sicuramente sapevo di non volerlo utilizzare per fare una biografia di mio nonno, come lui pensava.

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Come ti sei documentata, invece, sui tuoi trisavoli che non hai potuto conoscere direttamente? 

Mi sono documentata, ho letto molto. Ho trovato tantissime lettere che mi hanno aiutato a far luce sui loro rapporti personali e sulle loro storie, sulle storie d’amore, ho trovato ad esempio lettere dolcissime dei  miei trisnonni. Molto interessanti sono risultate, però, anche quelle che mi hanno permesso di fare luce sul rapporto padre-figlio, ad esempio. Ovviamente non è mancata neanche una documentazione storica approfondita, negli archivi della comunità ebraica per trovare più informazioni possibili.

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Quanto ci hai impiegato a scrivere il libro? 

Per ogni libro io ci impiego 3 anni. Il lavoro di documentazione è stato davvero impegnativo e lungo, ma senza questioni familiari come la nascita di un figlio (ride) ci avrei impiegato sicuramente meno. In realtà è necessario del tempo, per un autore, per “digerire un’opera”, soprattutto se è autobiografica.

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Veniamo al tuo grande impegno per i migranti e i rifugiati in Slovenia. Pensi che questa problematica venga affrontata nel giusto modo qui in Italia? 

Mi sembra di vedere che questo problema venga rimandato sempre al futuro da chi se ne deve occupare. Penso che questa migrazione debba essere fermata perché è ingestibile, allo stesso tempo loro soffrono tantissimo. Ci vogliono politiche alla base che creino una collaborazione internazionale per risolvere il problema.

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Quale libro da leggere consiglieresti per questa estate?

Io sono affezionatissima ad Amos Oz, in particolare a un libro, “Una storia di un amore e di tenebra“. Un libro molto affascinante, che alterna parti storiche a parti personali, che vale assolutamente la pena di essere letto.

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