We Are Dreamers, il libro di Alberto Fassi che ci rivela il superpotere dell’imperfezione

Alberto Fassi (LEGAMI) presenta “We Are Dreamers”: un invito ai giovani a trasformare fragilità e imperfezioni in veri superpoteri.

We Are Dreamers, il libro di Alberto Fassi che ci rivela il superpotere dell'imperfezione

Da Legami a “We Are Dreamers”: il coraggio di essere sognatori oggi. Alberto Fassi è il CEO e fondatore di Legami, brand che ha fatto del dono, della creatività e delle emozioni il proprio marchio di fabbrica a livello internazionale. Oggi, Fassi decide di ampliare il suo orizzonte comunicativo passando dal mondo del gift & stationery alla narrativa, con la pubblicazione del suo romanzo d’esordio: “We Are Dreamers. La battaglia delle fragole“.

“We Are Dreamers. La battaglia delle fragole” di Alberto Fassi

“We Are Dreamers. La battaglia delle fragole” racconta un’avvincente storia di relazioni, sfide ed emozioni in cui un gruppo di protagonisti si trova a dover fronteggiare un’oscurità che minaccia di circondarli. Durante il loro viaggio, i ragazzi dovranno fare i conti con figure come quella del “Sindaco” – simbolo dei tanti guru moderni – che promuove un individualismo tossico al motto di: «Siate soli. Siate veloci. Siate spietati».

Inizialmente convinti che le proprie caratteristiche e differenze siano dei limiti, i protagonisti impareranno ben presto a riconoscerle come preziose risorse. È proprio mettendo in comune i diversi talenti, unendo i punti di vista e valorizzando le reciproche fragilità, che i ragazzi troveranno la forza per sconfiggere le oscurità, facendo trionfare la fiducia reciproca, le relazioni autentiche e la potenza della natura incontrollata.

L’Intervista all’autore

In questa intervista, Alberto Fassi ci svela come questo libro sia la naturale evoluzione di un percorso da sempre volto a raccontare storie e trasmettere messaggi positivi. L’autore ci accompagna in una profonda riflessione sui giovani di oggi, schiacciati dalla pressione dei social media e dalla ricerca di modelli irraggiungibili, ricordandoci che l’imperfezione è un superpotere e che i veri legami umani sono l’unica corda di salvataggio contro le “oscurità” del nostro tempo.

Alberto, lei è il fondatore di LEGAMI, un brand che ha fatto del dono, delle emozioni e della creatività il suo marchio di fabbrica in tutto il mondo. Com’è nato il bisogno di prendere in mano la penna e passare dal mondo del gift & stationery alla stesura di un romanzo come We Are Dreamers?

Più che un cambio di linguaggio, per me è stata la naturale evoluzione di quello che faccio ogni giorno. In fondo i nostri prodotti hanno sempre raccontato storie, attraverso i messaggi che trasmettono, i personaggi che prendono vita e i mondi che evocano. Con We Are Dreamers ho semplicemente ampliato questo racconto, portando sulla pagina gli stessi valori che da sempre ispirano il brand e approfondendoli attraverso una storia di relazioni, sfide ed emozioni in cui i lettori potessero riconoscersi.

Nel suo libro si legge che “i legami sono la corda di salvataggio capace di tenerti al sicuro anche quando tutto intorno è oscurità”. Quanto del DNA del suo brand c’è in questa visione dell’amicizia e dei rapporti umani raccontata nel romanzo?

Direi tantissimo, tanto che è racchiuso proprio nel nome del brand. Il primo prodotto che ho creato era una cinghia per legare i libri, proposta in sette colori diversi, ognuno dedicato a un diverso tipo di legame (d’amore, sinceri, di amicizia…). È un’idea che mi accompagna da sempre: sono convinto che siano proprio i legami, in tutte le loro forme, a farci crescere e a dare significato alle nostre vite. Anche quelli più difficili ci insegnano sempre qualcosa.

Ho sempre cercato di trasmettere questa visione attraverso i prodotti LEGAMI: per me sono portatori di messaggi che regalano emozioni e momenti di positività.

Con “We Are Dreamers” questa idea prende forma attraverso l’amicizia, la fiducia reciproca e la capacità di valorizzare le differenze. Sono proprio questi valori a diventare la vera forza dei protagonisti, permettendo loro di affrontare anche i momenti più difficili.

Uno dei messaggi più forti del libro è che essere imperfetti sia l’unico vero superpotere. In un’epoca in cui i ragazzi sono costantemente spinti alla perfezione dai social media e dalle aspettative esterne, come spera che questo messaggio venga accolto dai giovani lettori?

Oggi dobbiamo essere sempre all’altezza di modelli irraggiungibili. Per questo mi auguro che i ragazzi possano scoprire che non serve essere perfetti per essere straordinari. Spesso sono proprio le nostre fragilità, le nostre differenze e gli aspetti che cerchiamo di nascondere a diventare la parte più preziosa di noi.

Nel romanzo i protagonisti all’inizio vedono alcune loro caratteristiche come limiti, ma durante il viaggio imparano a riconoscerle come risorse. È proprio mettendo insieme talenti, punti di vista e qualità diverse che trovano la forza per affrontare le sfide.

È un percorso che richiede tempo, ma vorrei che i giovani lettori portassero con sé l’idea che non devono inseguire un modello di perfezione, ma avere il coraggio di accogliere sé stessi.

Lei parla di un’oscurità che minaccia di circondare i protagonisti. Quali sono le “oscurità” che, secondo lei, i sognatori di oggi si trovano a dover affrontare e combattere nel mondo reale?

Credo che le “oscurità” di oggi siano molteplici. Sono tutte quelle forze che rischiano di farci perdere il contatto con noi stessi e con la realtà: l’ansia per il futuro, la paura di non essere abbastanza, la pressione di dover sempre dimostrare qualcosa, il confronto continuo con modelli spesso irraggiungibili. Ma anche la digitalizzazione sempre più pervasiva che ci allontana dalle relazioni autentiche e dal contatto con la natura. Alcune sono più visibili, altre più silenziose.

Le oscurità ci fanno chiudere in noi stessi, ci fanno credere di essere soli e ci allontanano da ciò che ci fa stare bene. Nel romanzo, il personaggio del “Sindaco”, che richiama i tanti guru dei nostri giorni, dice ai ragazzi «Siate soli. Siate veloci. Siate spietati». Ho voluto smontare questa visione individualistica: nel libro la luce arriva quando i protagonisti riscoprono le relazioni vere, la natura incontrollata e la fiducia reciproca.

We Are Dreamers suona come un vero e proprio manifesto (ed è anche un motto molto vicino all’identità del suo brand). Cosa significa per lei essere un “sognatore” oggi? Crede che sognare richieda più coraggio oggi rispetto a quando lei era un ragazzo?

Essere un sognatore, oggi come quando ero un ragazzo, significa avere il coraggio di immaginare qualcosa di diverso e, soprattutto, di provare a costruirlo. Non vuol dire vivere fuori dalla realtà, ma scegliere di essere protagonisti del cambiamento, anche attraverso piccoli gesti quotidiani.

Credo che oggi sognare richieda ancora più coraggio, perché viviamo in un mondo complesso, sempre più veloce, in cui siamo continuamente stimolati e abbiamo sempre meno tempo per fermarci ad ascoltare noi stessi, riflettere e immaginare nuove possibilità. È facile lasciarsi sopraffare dall’incertezza, dal pessimismo e dalla velocità con cui tutto cambia. Proprio per questo credo sia ancora più importante coltivare la curiosità, la creatività e la capacità di guardare il mondo con occhi diversi.

È questo lo spirito che ha dato vita a Dreamland, il parco natura protetta di LEGAMI a Bergamo: un progetto nato per permettere a flora e fauna di crescere liberamente senza la presenza dell’uomo, nella convinzione che dove l’uomo fa un passo indietro, la natura fa un balzo in avanti. In tre anni Dreamland è cresciuto, e oggi si estende su oltre 30 ettari, generando valore per il territorio e per le persone. Per me essere un sognatore significa proprio questo: non smettere di credere che un’idea, se coltivata con impegno e passione, possa trasformarsi in qualcosa di concreto.