Il 2 giugno si celebra il compleanno della nostra democrazia, il momento esatto in cui un’intera nazione ha scelto, per la prima volta e in modo definitivo, di prendere in mano il proprio destino. Ma come possiamo connetterci davvero a quel momento, al di là della retorica e delle cerimonie ufficiali?
Una risposta arriva dagli scaffali delle novità editoriali con un saggio-racconto potente, intimo e profondamente corale: “Viva il Re! Viva la Repubblica! 2 giugno 1946. La storia e le storie di un voto“, scritto dal noto costituzionalista Alfonso Celotto e dall’avvocato Giulia Guerrini, edito da Mondadori. Un volume prezioso che ribalta la prospettiva classica della saggistica storica, mettendo da parte le polverose ricostruzioni accademiche per restituirci il battito del cuore di un popolo sospeso tra macerie e speranza.
Viva il Re! Viva la Repubblica!” di Alfonso Celotto e Giulia Guerrini
Immaginate un Paese profondamente diviso, lacerato da vent’anni di dittatura fascista e ferito dai traumi drammatici di una guerra mondiale appena conclusa. In questo scenario di distruzione materiale e morale, milioni di italiani vengono chiamati alle urne. Ma la vera rivoluzione non è solo istituzionale (scegliere tra Monarchia e Repubblica); è soprattutto antropologica e sociale. Per la prima volta nella storia d’Italia, la decisione sulla forma di Stato non viene imposta dall’alto da una dinastia o da una forza militare esterna, ma germoglia dal basso, attraverso il suffragio universale.
Celotto e Guerrini compiono un’operazione straordinaria: intrecciano la macro-storia – i dubbi dei leader politici, i retroscena dei palazzi romani, le contestazioni sui conteggi, le zone d’ombra delle schede distrutte – con la micro-storia di oltre 150 testimonianze dirette di donne e uomini comuni. Attraverso le voci di chi quel giorno c’era – giovani trepidanti, reduci di guerra, anziani confusi e donne al loro primo voto storico -, il libro si trasforma in una macchina del tempo emotiva.
Ci sembra quasi di sentire l’odore delle cabine elettorali improvvisate, di vedere le lunghe code ordinate davanti ai seggi e di percepire quel misto di smarrimento e orgoglio che accompagnava le matite copiative tra le dita della gente.
Perché leggerlo: l’emozione del primo voto femminile e uno stile “pop”
Il primo grande motivo per leggere questo libro risiede nella sua incredibile capacità di farci empatizzare con il passato. Gli autori usano una scrittura fluida, calda e accessibile – potremmo definirla “pop” nel senso più nobile del termine –, che trasforma i fatti storici in un intreccio avvincente, quasi avesse il ritmo di un romanzo.
Un capitolo fondamentale e di immenso fascino è quello dedicato alle donne italiane. Il 2 giugno 1946 rappresenta la conquista della loro reale cittadinanza. Il libro restituisce magnificamente i dettagli di quella giornata vissuta dalle elettrici: la trepidazione di indossare l’abito migliore, la fierezza di un diritto finalmente riconosciuto e quel celebre, quasi poetico, passaparola che invitava le donne a presentarsi al seggio senza rossetto sulle labbra, per evitare di macchiare involontariamente la scheda cartacea e rischiare così di annullare il voto.
Leggere queste pagine significa riscoprire la freschezza e la sacralità di gesti che oggi diamo tragicamente per scontati. Inoltre, il testo non nasconde le tensioni: l’ansia per i possibili brogli, l’incertezza dei risultati e la paura che il Paese potesse scivolare in una nuova guerra civile tra monarchici e repubblicani. Questa sospensione rende la lettura magnetica.
Cosa ci insegna il libro: la democrazia come cantiere aperto
“Viva il Re! Viva la Repubblica!” è un’opera civile che parla direttamente al nostro presente che ci lascia due insegnamenti fondamentali: il primo riguarda la Repubblica vista come un progetto vivo, non un monumento del passato. Celotto e Guerrini ci ricordano che l’Italia democratica è stata costruita “voto dopo voto”, pezzo dopo pezzo, da persone normali che avevano fame di futuro. La democrazia è stata un cantiere aperto che richiede manutenzione quotidiana, partecipazione e responsabilità da parte di ciascuno di noi.
Il secondo insegnamento riguarda il valore della memoria attiva: di fronte all’astensionismo crescente dei nostri giorni e alla disaffezione verso la politica, questo libro agisce come uno specchio d’oro. Ci mostra da dove veniamo per farci capire chi siamo. Ci insegna che ogni singola scheda elettorale infilata nell’urna rappresenta la voce di chi ha lottato per darci quella libertà di scelta.
Il lavoro di Alfonso Celotto e Giulia Guerrini celebra l’80° anniversario della Repubblica restituendo dignità e volto alle persone comuni che hanno scritto la nostra storia. Per questo, dopo aver visto le parate o aver goduto del sole d’inizio estate, è consigliato aprire queste pagine. Vi ritroverete a sorridere, a commuovervi e, soprattutto, a guardare alla nostra Costituzione e alla nostra Repubblica con occhi nuovi. Quelli di chi, ottant’anni fa, stringeva tra le mani una matita e, con un semplice segno, decideva di far nascere un nuovo domani.
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