Vera Politkovskaja a Pordenonelegge: “L’eredità di mia madre è non arrendersi alla paura”

A Pordenonelegge, Vera Politkovskaja, Ambassador of Freedom, ricorda la madre Anna: un’eredità fatta di ricerca della verità e resistenza alla paura.

Vera Politkovskaja a Pordenonelegge L'eredità di mia madre è non arrendersi alla paura

Vera Politkovskaja è stata fra i protagonisti di Pordenonelegge 2026: a 20 anni dall’assassinio della madre, la giornalista russa Anna Politkovskaja, freddata con quattro colpi di pistola nell’ascensore del suo palazzo, Vera Politkovskaja sfoglia assieme al pubblico e alla vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno il suo memoirUna madre” ( Bur edizioni) In occasione di questa edizione del festival, a Vera Politkovskaja viene inoltre conferita la speciale onorificenza di Ambassador of Freedom.

Una memoria tuttora scomoda

“Viviamo in un tempo fragile e complesso, nel quale ci sono uomini e donne che scelgono di ribellarsi alla pauraNon si tratta di una resistenza teorica, ma di un impegno concreto, con un impatto diretto sulla realtà. È importante, in questo senso, che un festival letterario abbia scelto di ideare un vero e proprio atto di resistenza attraverso la memoria e il racconto”.

Così Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, introduce Vera Politkovskaja. Al centro di questa riflessione c’è la figura di Anna Politkovskaja, una giornalista che durante la sua vita non era particolarmente conosciuta né popolare. “La sua notorietà – rivela la figlia – è cresciuta soprattutto dopo la sua morte, quando l’omicidio e il processo hanno portato l’attenzione pubblica sulla sua figura e sul lavoro che aveva svolto. Era una persona scomoda, non soltanto per il potere, ma anche perché metteva in discussione quella forma di obbedienza tacita che permette alla politica del potere di continuare indisturbata”.

La sua memoria rimane viva soprattutto attraverso la famiglia. La nipote Anna aveva soltanto cinque anni quando è stata uccisa la nonna. A Mosca esiste una targa commemorativa dedicata a lei, ma è stata distrutta più volte. “È un gesto significativo – dice Vera Politkovskaja – soprattutto in una città piena di telecamere, dove non sarebbe particolarmente difficile individuare chi compie questi atti. La distruzione della targa dimostra quanto possa essere ancora scomoda la memoria di una persona che ha scelto di raccontare ciò che vedeva.

Onestà e ricerca della verità: ecco l’eredità della giornalista russa

Da questa storia nasce anche una riflessione sulla Russia contemporanea e sul rapporto con la democrazia. La situazione appare immobile e molti ritengono che l’attuale sistema politico sia incompatibile con una vera democrazia. Ma non bisogna necessariamente considerare questa condizione come definitiva. La domanda da porsi è piuttosto che cosa sia necessario fare per raggiungere, nel lungo periodo, un sistema democratico.

Potrebbe essere un lavoro che richiede decenni e molto dipenderà da chi governerà il Paese e dalle scelte che verranno compiute. Resta però il problema dell’efficacia dell’impegno individuale. Anche attraverso il suo lavoro e i suoi articoli, Anna Politkovskaja non è riuscita a modificare la situazione politica della Russia. Questo non significa che il suo lavoro sia stato inutile. Al contrario, la sua eredità consiste proprio nell’aver lasciato un punto di partenza: l’onestà, la ricerca della verità e la volontà di raccontare ciò che accade anche quando farlo è difficile e pericoloso.

Non bisogna arrendersi alla paura

La riflessione si estende poi alla propaganda e alla guerra. Fino a che punto può spingersi Putin nelle sue provocazioni? “Gli eventi che vediamo ogni giorno, compresi gli attacchi contro i civili e contro i bambini – dice Vera Politkovskaja – mostrano concretamente di che cosa sia capace il potere quando non incontra limiti sufficienti. Di fronte a una realtà così complessa, però, non si può credere ciecamente a nessuno: né alla propaganda russa né, più in generale, alla propaganda di una parte o dell’altra. Occorre cercare i fatti, verificarli e mantenere uno sguardo critico”.

Proprio per questo l’insegnamento lasciato dalla giornalista russa conserva la sua importanza. La sua eredità può essere quindi vista come un invito a non arrendersi alla paura e all’indifferenza. Non significa pensare che una singola persona possa cambiare immediatamente la storia, ma riconoscere che ogni cambiamento può avere bisogno di qualcuno che inizi a raccontare, a fare domande e a non accettare ciò che viene presentato come inevitabile.

“È questa, forse, – conclude Vera Politkovskaja – la forma più concreta di resistenza che possiamo raccogliere dall’eredità di mia madre”.