“Things in nature merely grow” il memoir che ha vinto il Pulitzer

“Things in Nature Merely Grow” di Yiyun Li  è un memoir sul dolore e di come questo può essere vissuto e, forse, proprio per questo che è riuscito a conquistare il Pulitzer Prize 2026 nella categoria memoir e autobiografia.   Il libro arriverà in Italia a settembre grazie a NN Editore, confermando ancora una volta l’attenzione dell’editore verso…

"Things in nature merely grow" il memoir che ha vinto il Pulitzer

“Things in Nature Merely Grow” di Yiyun Li  è un memoir sul dolore e di come questo può essere vissuto e, forse, proprio per questo che è riuscito a conquistare il Pulitzer Prize 2026 nella categoria memoir e autobiografia.  

Il libro arriverà in Italia a settembre grazie a NN Editore, confermando ancora una volta l’attenzione dell’editore verso opere letterarie che uniscono profondità emotiva, ricerca linguistica e riflessione esistenziale.

Quello di Yiyun Li non è semplicemente un memoir sul lutto. È un libro che prova a capire come si possa continuare a vivere dopo l’impensabile. L’autrice racconta infatti la perdita dei suoi due figli, Vincent e James, entrambi morti suicidi a distanza di alcuni anni l’uno dall’altro. Una materia narrativa quasi impossibile da affrontare, che Li trasforma in una meditazione lucidissima sulla memoria, sul linguaggio e sulla sopravvivenza interiore.  

Yiyun Li e il memoir che ha commosso il mondo

“Things in Nature Merely Grow” di Yiyun Li, prossimamente per NN Editore

Nata a Pechino nel 1972 e trasferitasi negli Stati Uniti negli anni Novanta, Yiyun Li è oggi considerata una delle voci più importanti della letteratura contemporanea internazionale. Scrive in inglese, lingua scelta quasi come una seconda nascita, e nel corso della sua carriera ha costruito un’opera caratterizzata da una straordinaria precisione emotiva e filosofica.  

Chi conosce i suoi romanzi sa quanto il tema della solitudine attraversi tutta la sua scrittura. Ma in “Things in Nature Merely Grow” quella riflessione diventa qualcosa di ancora più radicale. Non c’è alcuna costruzione consolatoria. Nessuna retorica del “superare il trauma”. Li non cerca formule motivazionali, né tenta di addolcire la tragedia.

Il memoir si apre infatti con una frase devastante per semplicità e chiarezza: l’autrice racconta che lei e suo marito hanno avuto due figli e li hanno persi entrambi per suicidio. Da quel momento il libro diventa un confronto continuo con i limiti del linguaggio. Come raccontare qualcosa che sembra distruggere perfino le parole?  

Ed è qui che il memoir trova la sua forza straordinaria.

Yiyun Li decide di restare dentro la realtà dei fatti, senza metafore rassicuranti. Il dolore non viene romanticizzato. Non diventa simbolo poetico. Resta una presenza concreta, quotidiana, quasi fisica. Eppure il libro non è mai disperato nel senso più semplice del termine.

Anzi, ciò che emerge continuamente è una forma ostinata di resistenza.

L’autrice racconta come continui a vivere attraverso piccoli gesti: il giardinaggio, la musica, la lettura di filosofi come Albert Camus e Ludwig Wittgenstein, lo studio del pianoforte, la scrittura stessa. Non per guarire, ma per restare nel mondo.  

È un approccio completamente diverso rispetto a molta narrativa contemporanea sul lutto. Li non parla di “accettazione” come percorso lineare. Parla piuttosto di convivenza con l’assenza.

Per questo il memoir ha colpito così profondamente critica e lettori. Il libro è stato definito “straordinario”, “indimenticabile”, “un monumento alla resistenza umana”.  

Anche il Pulitzer ha sottolineato proprio questo aspetto, definendolo un memoir “austero e combattivo”, capace di riflettere sul linguaggio e sulla persistenza della vita dopo la tragedia.  

Ma ciò che rende “Things in Nature Merely Grow” davvero unico è il modo in cui affronta il tema della memoria. I figli dell’autrice non diventano figure idealizzate o fantasmi letterari. Restano persone reali, con la loro complessità, le loro fragilità e la loro irriducibile individualità.

Li riflette continuamente sul rischio di trasformare chi non c’è più in una narrazione troppo semplice. E allora il memoir diventa anche un ragionamento etico sul raccontare.

Come si parla di chi si ama senza tradirlo?

Come si continua a nominare qualcuno quando il linguaggio sembra insufficiente?

Domande enormi, che il libro non pretende di risolvere. E forse è proprio questa la sua grandezza.

Negli ultimi anni Yiyun Li era già stata riconosciuta come una delle autrici più importanti della narrativa americana contemporanea. Aveva ottenuto premi prestigiosi, era stata finalista al Pulitzer e aveva pubblicato opere amatissime come The Book of Goose e Where Reasons End.  

Con questo memoir, però, sembra aver raggiunto qualcosa di ancora più raro: una scrittura capace di guardare direttamente nell’abisso senza perdere lucidità.

“Things in Nature Merely Grow” non è un libro facile. Né vuole esserlo. È un testo che costringe il lettore a rallentare, a confrontarsi con il silenzio, con il limite delle parole e con la fragilità dell’esistenza.

Eppure, dentro tutta questa oscurità, continua a esistere una domanda ostinata: come si può continuare a vivere?

Forse è proprio qui che il memoir diventa importante anche per chi non ha vissuto un’esperienza simile. Perché parla del dolore, sì, ma anche della possibilità di restare umani quando tutto sembra perduto.

E in un’epoca che spesso trasforma il trauma in contenuto veloce da consumare, Yiyun Li compie il gesto opposto: rallenta, osserva, pensa. Restituisce al dolore la sua complessità.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui così tanti lettori hanno definito il libro “indimenticabile”.