Può la parola scritta farsi farmaco dell’anima? Può la poesia, nella sua essenza più pura, diventare uno strumento di cura capace di ricucire gli strappi dell’esistenza e dare una forma misurabile al dolore? A queste domande tenta di dare risposta il suggestivo prologo poetico “La poesia che potrebbe curare?”, composto e presentato dalla scrittrice e poetessa Lucrezia Lerro.
L’occasione è di quelle imperdibili: il debutto di una preziosa e inedita collaborazione tra La Milanesiana – la celebre rassegna culturale ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi – e le strutture ospedaliere di Humanitas. L’appuntamento apre ufficialmente il ciclo di incontri intitolato “Il desiderio e la cura” , un percorso strutturato in tre giornate (20, 22 e 24 giugno) volto a stimolare il dialogo profondo tra la medicina e le discipline umanistiche.
Il desiderio e la cura
Il primo di questi appuntamenti, focalizzato sul tema “La maternità nell’arte”, accoglie la voce di Lucrezia Lerro proprio per indagare come la fragilità umana, l’attesa e il corpo trovino rifugio e consolazione nella dimensione del verso letterario.
La sinergia tra espressione artistica e cura medica
Quest’anno La Milanesiana estende in modo significativo la propria presenza nel tessuto civile, valicando i confini dei teatri tradizionali per portare il confronto culturale direttamente negli spazi ospedalieri, luoghi in cui la parola, l’ascolto e la vicinanza umana assumono un valore ancora più vitale e necessario. Il macro-tema della ventisettesima edizione del festival, “Il desiderio e la legge” , trova così una delle sue declinazioni più intime nel rapporto tra desiderio e cura.
Se la legge stabilisce il limite e la norma, il desiderio si fa spinta biologica e spirituale verso l’altro; in quest’ottica, l’atto terapeutico diventa il punto d’incontro ideale tra il protocollo medico (la legge) e il bisogno viscerale di guarigione o di conforto (il desiderio).
Ad ospitare questo primo incontro è l’Humanitas San Pio X di Milano , dove il prologo di Lucrezia Lerro lancia una sponda ideale agli interventi successivi: la lettura tematica della giornalista e scrittrice Vania Colasanti e l’inserto musicale del compositore Renato Caruso. Tre linguaggi differenti – poesia, saggistica e musica – uniti nell’esplorazione del mistero primordiale della genesi e dell’accudimento.
“La poesia che potrebbe curare” di Lucrezia Lerro
Vi proponiamo di seguito, in anteprima per Libreriamo, il testo de “La poesia che potrebbe curare” di Lucrezia Lerro.
La poesia che potrebbe curare
Per Yervant Gianikian
1
Sul camino della tua casa
un elenco di oggetti,
li descrivo per pensarti.
Sul vaso una rosa dipinta.
Sul tavolo un termometro,
un bicchiere opalescente,
una bottiglia di vetro opaco.
E poi, una caraffa, le trasparenze
ricordano la tua vitalità.
2
Il mondo in una parola,
nel suo nome.
Era estate, la forza degli alberi
sarebbe riemersa nel tempo,
nelle parole.
Avrei ripensato ai passi,
al suono della voce,
ai consigli, alle letture, agli sguardi,
alle prove d’amore.
3
Le svalutazioni non sono prove d’amore.
4
Non interrompo,
non spezzo il flusso di parole.
Non amo la rima
ma la strofa che si allinea.
Se mi stringi ti vedo da vicino.
Ti riconosco, sei tu.
5
Da quando circola il virus
mi rifugio nelle parole di Y.
Nelle più buone, nelle meno buone.
6
Se all’improvviso uno dei due muore,
l’altro come si consola?
La verità è l’ordine degli affetti,
non ci sono imbrogli.
7
Ho fatto molta strada,
da sola e senza mai fermarmi.
Stasera sarà la gente di Milano
a spaventarmi mentre corro
sotto i portici di bronzo.
8
Ti guardo dal taxi, sei alla finestra.
Non vado lontana.
Sei tu il mio Atlante.
9
Ci specchiamo in un solo occhio,
le ciglia si impigliano. Ci vediamo.
Mentre dormi ti soffio sugli occhi,
non ti svegli, ma sospiri.
10
Mi dici che siamo siamesi.
Vocali colorate e consonanti.
Ti rivedo nell’acqua del ruscello,
è limpida come il tuo talento.
11
Se punge l’inchiostro vivo è il colore.
Lucrezia Lerro, La Milanesiana ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, 2026
Il testo di Lucrezia Lerro: una mappa affettiva contro il vuoto
La lirica presentata da Lucrezia Lerro, significativamente dedicata al regista e artista Yervant Gianikian , si sviluppa come un vero e proprio inventario degli affetti e una riflessione sulla vulnerabilità quotidiana.
Fin dai primi versi, l’autrice descrive lo spazio domestico come un luogo in cui gli oggetti si caricano di una valenza terapeutica: «Sul camino della tua casa / un elenco di oggetti, / li descrivo per pensarti. / Sul vaso una rosa dipinta. / Sul tavolo un termometro…». Il termometro, il bicchiere opalescente, la caraffa trasparente non sono semplici suppellettili, ma elementi legati alla fragilità fisica e a una vitalità da preservare.
La poesia si muove in un flusso continuo, rifiutando la costrizione formale della rima a favore di una strofa lineare e sincera. Diventa un rifugio esplicito in tempi d’incertezza e minaccia collettiva («Da quando circola il virus / mi rifugio nelle parole di Y.» ), trasformando la scrittura in uno scudo contro la paura e la solitudine che talvolta la metropoli contemporanea sa infliggere : «Stasera sarà la gente di Milano / a spaventarmi mentre corro / sotto i portici di bronzo».
La Lerro affronta con delicatezza chirurgica i nodi fondamentali dell’esistenza: la svalutazione amorosa , la consolazione di fronte alla prospettiva della perdita e la ricerca di un ordine emotivo autentico («La verità è l’ordine degli affetti, / non ci sono imbrogli» ). La cura, suggerisce il testo, passa attraverso il riconoscimento totale dell’altro, in un legame così stretto da farsi quasi simbiotico, dove gli innamorati si specchiano in un solo occhio e si riconoscono come vocali e consonanti di un’unica identità espressiva.
E la conclusione sigilla la forza vitale della scrittura: «Se punge l’inchiostro vivo è il colore». Un inchiostro che “punge” come l’ago di una terapia, ma che restituisce calore e colore alla vita.
Scrittura e accudimento: il profilo dell’autrice
Lucrezia Lerro non è nuova a queste incursioni nelle geografie del dolore e del riscatto emotivo. Autrice feconda, ha costruito una solida carriera letteraria oscillando tra la poesia (con raccolte come L’amore dei nuotatori e Il corollario della felicità ) e una ricca produzione in prosa per importanti case editrici.
Nei suoi romanzi, tra cui spiccano i recenti Gli uomini che fanno piangere (2022), Se osi parlare (2024) e l’ultimissimo Wittgenstein urlava a scuola (2026) , la Lerro ha spesso indagato le dinamiche relazionali, i traumi taciuti e la ricerca costante di un “rimedio perfetto” alla sofferenza quotidiana.
La sua partecipazione a questo speciale prologo per l’Humanitas sottolinea una verità che noi di Libreriamo sosteniamo da sempre: i libri e la poesia non sono semplici oggetti di intrattenimento o sfoggio accademico. La letteratura è un’esperienza biologica. Quando il corpo soffre o quando la mente si smarrisce nei corridoi dell’incertezza, trovare una strofa capace di accoglierci equivale a trovare una mano tesa.
La Milanesiana, portando la bellezza della parola scritta là dove la cura è l’imperativo quotidiano, compie un atto politico e culturale di straordinaria importanza. Dimostra che la cultura cura, e che la poesia, dopotutto, possiede ancora quel potere terapeutico di cui il nostro tempo ha un disperato bisogno.
