Storica e docente italiana, specializzata in storia medievale, Beatrice del Bo al Festival della mente di Sarzana nella conferenza “Fuoco e fiamme. Un ardente Medioevo” ha affrontato gli stereotipi legati ai secoli bui. La storica ha messo in discussione l’immagine tradizionale del Medioevo come epoca di oscurità, sporcizia e arretratezza, sia intellettuale sia materiale.
L’espressione “secoli bui” viene spesso interpretata anche in senso concreto, come se nel Medioevo non esistesse un’adeguata illuminazione. In realtà, le fonti dimostrano il contrario: esistevano numerosi strumenti per illuminare gli ambienti, sia interni sia esterni, e le candele e le lampade erano oggetti di uso quotidiano.
Tracce del fuoco che illumina il Medioevo nell’arte
“Lo possiamo comprendere – spiega la storica – anche attraverso l’iconografia. Nel dipinto I coniugi Arnolfini di Jan van Eyck, per esempio, compare una candela nel lampadario. Sopra la testa della moglie, invece, è rappresentata una candela spenta, che può essere interpretata come un riferimento simbolico alla sua morte. L’opera mostra quindi come gli oggetti legati all’illuminazione non avessero soltanto una funzione pratica, ma potessero assumere anche significati simbolici di potere o di appartenenza familiare”.
La situazione si ripete nell’ “Annunciazione” di Memling, a proposito di uno stoppino incerato, un originale oggetto usato dalle donne per leggere oppure con le fiaccole impugnate dai soldati romani durante la “Cattura di Cristo nell’orto dei Getsemani”, dipinta da Duccio da Buoninsegna, unico indizio dell’ambientazione notturna della scena.
La fiamma del desiderio: il fuoco nella letteratura
Questa molteplicità di significati emerge anche nella letteratura. La fiamma viene frequentemente utilizzata come metafora dell’amore, della passione e del desiderio. Nel “Pecorone” di Giovanni Fiorentino compaiono immagini legate al fuoco e alla fiamma; Petrarca parla dell’ “alma mia fiamma”, mentre Guido Guinizzelli utilizza immagini legate al fuoco e all’ardore amoroso. Anche termini come “doppiere”, cioè un grande candeliere destinato a sostenere una o più candele, testimoniano la diffusione degli strumenti di illuminazione.
Una minaccia devastante: le tragedie degli incendi urbani
Il fuoco, però, era anche una grave fonte di pericolo, soprattutto nelle città, dove le abitazioni e le botteghe potevano essere costruite con materiali facilmente infiammabili. Gli incendi potevano quindi provocare rapidamente grandi distruzioni come succede a Firenze nel 1331 o nel 1393 a Parigi: durante una festa organizzata dalla regina, il re, Carlo VI, e altri cinque nobili si mascherano da uomini selvaggi, con costumi in resina, peli e stoppa, un travestimento molto di moda all’epoca, e si mettono a ballare.
Meraviglia e terrore: la duplice natura del fuoco
Giunge in ritardo il fratello del re con una torcia in mano: prendono così fuoco gli arazzi alle pareti e quattro ballerini – riporta un cronista – vengono “arsi vivi, con i loro genitali bruciati caduti sul pavimento”. Il re si salva, forse perché nascosto sotto l’ampia gonna della zia. Insomma, il fuoco è meraviglioso, nell’accezione medievale del termine: stupisce, crea, affascina, distrugge, terrorizza e perciò va rispettato e temuto.
Dominare il pericolo: la luce come strumento di potere
Proprio per questo, principi e governi si trovano a “giocare col fuoco”, per mostrare alla popolazione la loro capacità di dominare e gestire il pericolo: convertono quell’elemento naturale così estremo e incontrollabile in un effetto speciale per celebrare soprattutto sé stessi. Organizzano stupefacenti cortei illuminati da migliaia di torce in occasione delle visite ufficiali, o dei funerali, poiché l’importanza sulla terra è direttamente proporzionale alla quantità di luce che accompagna la persona defunta in quell’ultima occasione.
Effetti speciali a corte: le scenografie di Leonardo
Finanziano cerimonie private, di cui persino Leonardo da Vinci può essere lo scenografo, come per “la Festa del Paradiso”, voluta da Ludovico il Moro, in cui Leonardo fa riprodurre “il cielo in una stanza”, cioè l’Universo, con segni zodiacali, stelle e pianeti sotto forma di gigantesche lampade accese che ruotano nella sala verde del castello di Milano. Per affrontare il pericolo degli incendi esistevano già forme di organizzazione e intervento.
I primi “pompieri”: l’organizzazione della lotta agli incendi
Beatrice del Bo conclude il suo intervento raccontando del mercante e scrittore italiano Paolo da Certaldo che, nelle sue indicazioni sulla vita cittadina, spiega anche come comportarsi in caso di incendio. Erano importanti i cosiddetti “vigili dell’acqua” e i brentatori, uomini incaricati di trasportare l’acqua con appositi recipienti, le brente. Si tratta di strumenti e modalità di intervento che, pur essendo molto diversi da quelli moderni, mostrano l’esistenza di una prima organizzazione della lotta contro gli incendi.

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