Pari opportunità

“Maschilismo e letteratura”, l’analisi di Luigi Spagnol

Il Presidente della Casa Editrice Salani analizza le pari opportunità in ambito culturale e sottolinea come i maschi rinuncino alla possibilità di arricchire il proprio orizzonte culturale
"Maschilismo e letteratura", l'analisi di Luigi Spagnol

MILANO – I libri scritti da autrici sono presi nella stessa considerazione con cui vengono presi i libri scritti da uomini? La società (e gli editori) sono pronti ad accettare che una donna possa avere la stessa influenza di un uomo sulla storia della letteratura? Da queste domande parte la lucida analisi del Presidente della Casa Editrice Salani Luigi Spagnol su IlLibraio.it in merito al tema “maschilismo e letteratura”.

DIFFERENZE DI OPPORTUNITA’ – L’analisi di Spagnol parte citando la storia di Clara Schumann, uno dei pianisti più importanti del XIX secolo, vittima però della sfiducia e dell’inibizione delle donne della sua epoca. In questo contesto di ostracismo e differenze d’opportunità quella delal letteratura sembra, per spagnol, essere un’isola felice. “Non c’è dubbio – afferma il Presidente di Salani – che Jane Austen e le sorelle Brontë occupino nella storia della letteratura un posto infinitamente più importante di quello, per esempio, di Artemisia Gentileschi o di Rosalba Carriera nella storia delle arti visive”.

CLASSIFICHE DI VENDITA CONTRO PREMI LETTERARI – L’analisi di Spagnol sulle pari opportunità nel mondo letterario cambia quando inizia a prendere in considerazione la “differenza di genere” tra i vincitori dei più importanti premi letterari. La domanda è: i libri scritti dalle donne vengono presi nella stessa considerazione con cui vengono presi i libri dei maschi? La risposta è “No” se si guardano i vincitori dei principali premi letterari (Strega, Goncourt, Booker, Pulitzer): 67 donne contro 335 uomini. Un quinto esatto. Eppure, il mercato dei libri più venduti sembra andare in controtendenza con questo dato: come fa notare Spagnol, infatti, tra i primi 10 libri più venduti in Italia, 6 sono scritti da donne. “Ne conseguirebbe una conclusione – afferma Spagnol – le donne scrivono male, maluccio insomma, ma vendono di più”. L’affermazione di Spagnol è una provocazione, ma che fa ben intendere una delle sue conclusioni di questa analisi: il fatto che “viviamo in una società maschilista e la società letteraria ne fa parte in pieno”.

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