Marilyn Monroe continua a far male e non importa quanti libri siano stati scritti su di lei, quante fotografie siano diventate immortali, quanti film abbiano provato a raccontarla. Ogni volta che il suo volto riappare, sembra riportare con sé qualcosa di irrisolto. Una malinconia. Una fame d’amore. Una stanchezza nascosta dietro la perfezione. Norman Mailer lo aveva capito molto prima di tanti altri.
Nel suo “Marilyn”, oggi ripubblicato da La nave di Teseo, non prova semplicemente a raccontare la diva più famosa del Novecento. Cerca invece di avvicinarsi alla donna che esisteva sotto la luce violenta dei riflettori. Norma Jeane. La bambina indesiderata, la ragazza che aveva imparato troppo presto cosa significasse sentirsi sola.
Marilyn Monroe e il peso di essere desiderata da tutti
“Marilyn”, di Norman Mailer, La nave di Teseo
Quando il libro uscì per la prima volta nel 1973, diventò immediatamente un evento culturale enorme. Norman Mailer era già uno degli scrittori più importanti d’America e decise di affrontare Marilyn Monroe come si affrontano le figure tragiche destinate a non smettere mai di ossessionare l’immaginario collettivo.
Mailer non guarda Marilyn soltanto come attrice o sex symbol. La guarda come simbolo vivente del desiderio contemporaneo. Una donna trasformata dal mondo in fantasia assoluta e, proprio per questo, lentamente divorata da quell’immagine. Pagina dopo pagina emerge una figura piena di contraddizioni.
Fragile ma intelligentissima, sensuale ma profondamente infantile in alcuni bisogni emotivi. Affamata di amore e allo stesso tempo terrorizzata dall’abbandono. Marilyn appare continuamente sospesa tra il bisogno di essere vista davvero e la condanna di essere osservata soltanto come icona. Impossibile leggere questo libro senza provare tenerezza per lei.
Mailer racconta la sua ascesa come qualcosa di quasi vertiginoso. La Hollywood degli anni Cinquanta non crea semplicemente una star: costruisce un corpo simbolico perfetto da vendere al mondo intero. Marilyn diventa un’immagine prima ancora che una persona. Dentro quell’immagine continua a esistere Norma Jeane.
La ragazza cresciuta tra affidamenti, instabilità e assenza di amore. Una donna che leggeva Dostoevskij e Joyce mentre tutti volevano ridurla a una fantasia erotica. Una persona che desiderava essere presa sul serio in un ambiente che aveva bisogno soprattutto della sua bellezza. Il libro di Mailer diventa qualcosa di molto più grande di una biografia.
“Marilyn” parla infatti del rapporto crudele tra successo e identità. Di cosa accade quando il mondo intero si convince di conoscerti mentre nessuno riesce davvero a vederti.
La scrittura di Mailer è intensa, passionale, a tratti persino ossessiva. Non nasconde mai il fascino che Marilyn esercita su di lui, ma proprio questa fascinazione contribuisce a rendere il libro quasi una lunga meditazione sulla costruzione del mito femminile nella cultura americana.
Molto interessante è anche il modo in cui l’autore racconta il corpo di Marilyn.
Non come semplice oggetto di desiderio, ma come luogo di esposizione continua. Ogni gesto, ogni sorriso, ogni fotografia sembra consumarla un po’ di più. Marilyn appartiene al pubblico in una maniera quasi spaventosa. E il pubblico pretende continuamente qualcosa da lei: bellezza, sensualità, leggerezza, perfezione. Quasi mai umanità. il libro, invece, riesce continuamente a riportare tutto lì: all’umanità.
Alla paura di invecchiare. Alla fatica di fidarsi degli uomini. Al bisogno disperato di essere amata senza dover interpretare un ruolo. Alla sensazione di non sentirsi mai abbastanza, nemmeno quando il mondo intero ti considera la donna più desiderabile del pianeta.
Mailer costruisce così un ritratto potentissimo della celebrità come forma di sacrificio.
Marilyn Monroe non viene raccontata come una dea irraggiungibile. Viene raccontata come una donna che ha pagato un prezzo enorme per essere diventata Marilyn Monroe.
Il libro non chiede al lettore di adorare un mito, chiede qualcosa di molto più difficile, ovvero, guardare finalmente la persona nascosta dietro il mito.
E forse è questo il regalo più bello che si possa fare davvero a Marilyn Monroe.
