“L’ultimo turno” di Chris Pavone edito da Feltrinelli è un noir che si legge con grande interesse e piacere perché racconta, romanzandola, la realtà attuale negli Stati Uniti. I nuovi signori dell’universo non sono più i finanzieri, la cui ascesa e predominanza caratterizzò gli anni Ottanta, ma gli imprenditori nel campo della difesa e della sicurezza che macinano utili su utili facendo anche terrorismo psicologico sul clima di paura instillato con scientifica puntualità.
Sono diversi i personaggi che interagiscono in questo romanzo che procede verso un finale a sorpresa in cui la vera protagonista è la classe agiata. Questo il contesto in cui si sviluppa una tragedia che si conclude in un appartamento di seicentocinquanta metri quadrati posto all’undicesimo piano di un edificio che diventa un baluardo contro il mondo contemporaneo, un baluardo non cosi inviolabile come chi ci vive vorrebbe fosse e, alla fine, profanato con violenza.
Conosciamo meglio la trama e le caratteristiche di questo libro, uscito a marzo 2026 e che il New York Times ha già candidato tra i migliori gialli pubblicati quest’anno.
“L’ultimo turno” di Chris Pavone: un noir ambientato nel cuore dell’Upper West Side
Chicky Diaz è il portiere più amato del Bohemia, il palazzo più prestigioso dell’Upper West Side, dimora di celebrità, finanzieri e dell’élite culturale di New York. Nel suo lussuoso attico, l’appartamento 11C-D, Emily Longworth ha tutto quello che ha sempre desiderato. Ma odia profondamente suo marito, che detesta già da tempo, prima delle recenti rivelazioni sull’origine della sua immensa ricchezza. Il contratto prematrimoniale è però inattaccabile e lei non ha ancora trovato la forza di lasciarlo.
Al piano inferiore, nell’appartamento 2A, Julian Sonnenberg – critico d’arte di successo e uomo che ha vissuto per cinquant’anni una vita piena e cosmopolita – riceve una telefonata devastante. Intanto, nei sotterranei del Bohemia, il personale del palazzo – quasi tutto afroamericano e ispanico – segue con inquietudine le notizie in tv: a pochi isolati di distanza, un nero è stato ucciso dalla polizia. La città sta esplodendo in proteste, scontri, violenze.
Mentre si prepara per il suo turno serale, Chicky infrange una regola sacra del mestiere: stasera porterà con sé una pistola. Perché lui sa che, proprio davanti all’ingresso sontuoso e all’apparenza inespugnabile del palazzo, si sta giocando qualcosa di più grande. Stanotte, nemici si scontreranno, lealtà verranno messe alla prova, segreti svelati e vite spezzate.
Un noir che fa riflettere sulle dinamiche sociali
La trama si sviluppa con ritmo controllato senza colpi di scena ma piuttosto con una progressiva costruzione del sospetto. È proprio questo uno dei punti di forza del romanzo: l’autore riesce a creare un’atmosfera inquieta, quasi claustrofobica, dove ogni dettaglio può avere un significato nascosto. I personaggi sono delineati con cura e a tratti volutamente sfuggenti.
Più vicino al noir sociale che al classico romanzo d’azione, il libro usa una struttura corale per intrecciare le vite di residenti ricchi, dipendenti, guardiani e personaggi ai margini, costruendo un clima di tensione crescente che sfocia lentamente nel caos. La vera forza del romanzo sta proprio nell’atmosfera: Chris Pavone riesce a trasformare il palazzo del Bohemia in un microcosmo dell’America contemporanea, attraversato da paure, divisioni sociali, privilegi e conflitti politici.
La scrittura è fluida e cinematografica, sostenuta da capitoli brevi e continui cambi di punto di vista che mantengono vivo il ritmo narrativo. Il mistero criminale rimane importante, ma spesso passa in secondo piano rispetto alla riflessione sociale e politica che il romanzo vuole sviluppare ed è questo l’aspetto originale che lo rende una lettura ricca di suggerimenti.
L’autore non giudica i personaggi che popolano il suo noir, che agiscono secondo la loro indole e il loro carattere, mettendo in scena un universo narrativo che rispecchia perfettamente il mondo in cui viviamo, fatto di soprusi, di ineguaglianze e di menzogne. In particolare la doppiezza sembra caratterizzare il mondo dorato dell’elite.
Il protagonista, in particolare, è costruito su più livelli e la sua evoluzione è uno degli elementi più interessanti del libro. Lo stile di Pavone è pulito, preciso, e molto attento ai dettagli: si percepisce un lavoro accurato sulla struttura narrativa. Nel complesso, L’ultimo turno è una lettura solida per gli amanti del thriller intelligente, più orientato alla mente che all’azione. Non è un romanzo che punta tutto sull’adrenalina, ma piuttosto sulla costruzione di un enigma che si svela poco alla volta, premiando la pazienza del lettore.
