Dire Bram Stoker significa inevitabilmente pensare a Dracula. È uno di quei casi nei quali un personaggio ha raggiunto una fama talmente grande da oscurare quasi completamente il resto dell’opera del proprio autore, trasformandolo agli occhi dei lettori nell’uomo di un solo libro. Eppure Stoker ha scritto romanzi e numerosi racconti nei quali ha continuato a esplorare paura, soprannaturale, morte, vendetta e irruzione dell’inspiegabile nella realtà quotidiana. La sepoltura dei topi e altri racconti, pubblicato da Burno l’11 settembre 2026, prova proprio a restituire questa dimensione meno conosciuta attraverso quindici storie accompagnate da illustrazioni. Dalle atmosfere spettrali di Parigi alle montagne della Baviera, il volume diventa così un’occasione per entrare nel gotico di Stoker senza passare necessariamente dal castello del conte Dracula.
“La sepoltura dei topi e altri racconti” di Bram Stoker, Burno
L’antologia riunisce quindici racconti presentati come gemme meno note della produzione stokeriana, scegliendo quindi di non costruire semplicemente un volume intorno alla fama di Dracula, ma di mostrare la varietà dell’immaginario che circondava il romanzo. Il percorso attraversa ambientazioni differenti, dalle nebbie di una Parigi inquietante alle vette bavaresi, e comprende anche L’ospite di Dracula, uno dei testi più affascinanti per chi vuole approfondire la genealogia del capolavoro del 1897. Il risultato promette una geografia dell’orrore nella quale cambiano scenari e situazioni, mentre rimane costante la capacità di Stoker di prendere luoghi apparentemente riconoscibili e introdurre al loro interno qualcosa capace di spezzare la sicurezza del lettore.
L’edizione Burno appartiene alla collana Horror classici dimenticati, scelta editoriale che chiarisce anche l’obiettivo dell’operazione: recuperare testi rimasti inevitabilmente ai margini rispetto alle opere più celebri del genere. La raccolta è inoltre illustrata, elemento particolarmente adatto a una tradizione narrativa nella quale atmosfera e immaginazione visiva hanno sempre avuto un ruolo essenziale. Non siamo quindi davanti a un nuovo romanzo da accostare a Dracula, ma a un percorso attraverso racconti che permettono di osservare Stoker mentre sperimenta in uno spazio più breve e concentrato, dove l’orrore deve spesso manifestarsi attraverso una singola situazione, un luogo o un’immagine destinata a imprimersi nella memoria.
Prima di Dracula c’era un intero laboratorio dell’orrore
Leggere i racconti di un autore celebre per un unico capolavoro può essere particolarmente interessante perché permette di smontare l’illusione che quel capolavoro sia comparso improvvisamente. L’immaginario di uno scrittore si costruisce attraverso ossessioni, tentativi, variazioni e immagini che possono attraversare opere molto diverse. Nei racconti possiamo quindi cercare non semplicemente dei piccoli Dracula, ma gli elementi di una sensibilità gotica più vasta: il rapporto con la morte, l’ambiguità dei luoghi, il corpo minacciato, il confine instabile tra razionale e soprannaturale, la sensazione che sotto la superficie della normalità possa esistere qualcosa di irriducibile alle nostre spiegazioni.
La forma breve consente inoltre a Stoker di lavorare in maniera differente sulla paura. Un romanzo può costruire lentamente un universo e accompagnare il lettore attraverso centinaia di pagine; il racconto deve invece concentrare l’inquietudine, selezionando pochi elementi capaci di produrre un effetto immediato. Una stanza, un rumore, un paesaggio o un incontro possono diventare sufficienti. È uno dei motivi per cui le raccolte gotiche conservano ancora oggi una particolare efficacia: ogni storia apre una porta, ci lascia entrare per pochi minuti in un nuovo incubo e poi la richiude, permettendo al racconto successivo di ricominciare completamente da capo.
“La sepoltura dei topi”: quando Parigi smette di essere la città della luce
Il racconto che dà il titolo alla raccolta mostra perfettamente questa capacità di trasformare lo spazio. La sepoltura dei topi apparve originariamente nel 1896, poco prima della pubblicazione di Dracula, e conduce il lettore lontano dalla Parigi monumentale e luminosa dell’immaginario turistico. Il protagonista si inoltra invece nelle zone marginali della città, in un ambiente popolato da raccoglitori di rifiuti e attraversato da una crescente sensazione di minaccia. Stoker costruisce l’orrore facendo precipitare un uomo proveniente da un mondo relativamente sicuro dentro una realtà urbana che improvvisamente gli appare estranea.
I topi del titolo appartengono a una delle immagini più antiche e persistenti dell’orrore occidentale. Sono legati alla decomposizione, alle epidemie, ai sotterranei e soprattutto a ciò che continua a vivere vicino agli esseri umani senza appartenere davvero al loro mondo ordinato. Ma il racconto può essere letto anche attraverso una paura profondamente urbana: quella di scoprire che la città possiede zone invisibili, popolazioni e spazi che la società rispettabile preferisce non guardare. Il gotico non ha più bisogno soltanto di castelli medievali e rovine. Può nascondersi ai margini della metropoli moderna.
“L’ospite di Dracula”, il racconto più vicino al grande vampiro
Per chi conosce soprattutto Dracula, il testo inevitabilmente più curioso della raccolta è L’ospite di Dracula. Pubblicato postumo nel 1914 all’interno della raccolta Dracula’s Guest and Other Weird Stories, viene spesso collegato alla genesi del romanzo e tradizionalmente presentato come materiale derivato da una parte iniziale eliminata dal manoscritto, anche se il rapporto preciso tra il racconto pubblicato postumo e la composizione definitiva di Dracula è stato discusso dagli studiosi. È quindi più corretto considerarlo un testo strettamente legato all’universo creativo del romanzo piuttosto che definirlo senza sfumature un suo «capitolo perduto».
La storia conduce un viaggiatore inglese in un paesaggio bavarese durante la notte di Valpurga, momento del folklore europeo tradizionalmente associato alla manifestazione di forze soprannaturali. Il viaggio razionale si trasforma progressivamente in un’esperienza perturbante fatta di cimiteri, tempesta, presenze minacciose e una protezione misteriosa riconducibile proprio a Dracula. È interessante perché contiene già alcuni meccanismi fondamentali dell’immaginario stokeriano: lo straniero che attraversa un territorio che non comprende, il paesaggio che diventa minaccioso e la modernità occidentale che scopre improvvisamente di non avere eliminato le antiche superstizioni.
Perché il gotico di Stoker continua a funzionare
Il gotico nasce spesso dalla violazione di una certezza. Crediamo che i morti rimangano morti, che una casa sia soltanto una casa, che il nostro corpo ci appartenga e che la ragione sia sufficiente a spiegare ciò che accade. Poi qualcosa rompe la regola. La forza di Stoker consiste proprio nel costruire situazioni nelle quali personaggi relativamente ordinari vengono obbligati a riconoscere l’esistenza di qualcosa che il loro sistema razionale non riesce più a contenere. È lo stesso conflitto che diventerà centrale in Dracula, dove strumenti modernissimi convivono con un male proveniente da un passato apparentemente remoto.
A più di un secolo di distanza, naturalmente, il lettore non reagisce necessariamente agli stessi elementi con la stessa paura del pubblico vittoriano. Ma il gotico non sopravvive perché continuiamo a credere letteralmente nei suoi mostri. Sopravvive perché quei mostri permettono di dare una forma visibile a paure che cambiano continuamente: perdita del controllo, contaminazione, morte, desiderio, invasione del proprio spazio, trasformazione del corpo. Leggere i racconti meno conosciuti di Stoker significa allora osservare quante forme differenti possa assumere questa inquietudine prima e dopo il vampiro che avrebbe finito per monopolizzare la memoria dell’autore.
Dai cimiteri alle città: il luogo è già parte dell’orrore
Uno degli elementi che rende interessante una raccolta così ampia è proprio la possibilità di attraversare differenti paesaggi del gotico. La presentazione dell’edizione insiste sul movimento dalle nebbie di Parigi alle montagne bavaresi, suggerendo un orrore che non appartiene a un solo territorio. Il luogo non funziona semplicemente come sfondo: modifica il modo in cui i personaggi percepiscono se stessi. Allontanarsi dagli spazi conosciuti significa perdere progressivamente anche le regole attraverso cui interpretavano la realtà.
È un meccanismo tipico della letteratura gotica ottocentesca, dove il viaggio porta frequentemente l’individuo moderno verso territori percepiti come più antichi, remoti o misteriosi. Stoker lo utilizzerà magistralmente in Dracula attraverso il viaggio di Jonathan Harker verso la Transilvania, ma la raccolta consente di riconoscere variazioni dello stesso principio in contesti differenti. Ogni spostamento può trasformarsi in una discesa verso qualcosa che sarebbe stato più rassicurante non conoscere, mentre il paesaggio esterno finisce progressivamente per riflettere l’angoscia interiore del protagonista.
Riscoprire Bram Stoker significa liberarlo anche da Dracula
Il paradosso della fama letteraria è che un capolavoro può salvare il nome di uno scrittore dall’oblio e contemporaneamente condannare all’oblio quasi tutto ciò che ha scritto. È esattamente ciò che è accaduto a Stoker. Dracula ha superato i confini della letteratura fino a diventare cinema, teatro, fumetto, serie televisiva e parte del linguaggio comune; il suo autore, però, rischia continuamente di essere ridotto alla creazione di quell’unico personaggio.
Una raccolta come La sepoltura dei topi e altri racconti permette di invertire lo sguardo. Invece di domandarsi soltanto quali testi assomiglino a Dracula, possiamo osservare quali interessi attraversassero più generalmente la scrittura di Stoker e come l’autore modulasse il fantastico nella forma breve. Il vampiro rimane inevitabilmente sullo sfondo, soprattutto grazie alla presenza de L’ospite di Dracula, ma smette di occupare tutto il paesaggio. Dietro il Conte riappare finalmente lo scrittore.
Il racconto gotico e il piacere di avere paura in poche pagine
C’è infine qualcosa nella forma dell’antologia che si adatta perfettamente all’orrore. Quindici racconti significano quindici ingressi indipendenti nell’universo di Stoker, leggibili anche separatamente e capaci di offrire esperienze differenti senza richiedere la continuità di un romanzo. È una struttura ideale anche per chi conosce poco l’autore e vuole avvicinarsi gradualmente alla sua produzione, oppure per chi ha già letto Dracula e vuole comprenderne meglio l’immaginario.
L’apparato illustrato aggiunge poi un’altra dimensione alla lettura. Il gotico ha sempre posseduto una fortissima cultura visiva fatta di ombre, rovine, scheletri, animali notturni, cimiteri e architetture minacciose, e la stessa copertina dell’edizione Burno recupera deliberatamente quell’immaginario. Testo e illustrazione possono così contribuire insieme alla costruzione dell’atmosfera, restituendo alla raccolta qualcosa del piacere delle antiche edizioni illustrate di racconti fantastici e dell’orrore.
Perché leggere “La sepoltura dei topi e altri racconti”
La sepoltura dei topi e altri racconti è soprattutto un invito a compiere un’operazione che vale per molti grandi autori: andare oltre il loro libro più famoso. Chi ha amato Dracula può ritrovare alcune delle ossessioni che hanno alimentato quell’universo; chi invece non lo ha mai letto può incontrare Stoker attraverso testi più brevi, sperimentando forme differenti della sua narrativa fantastica. Le quindici storie consentono di passare dal terrore urbano al soprannaturale, dai paesaggi europei alle minacce che si nascondono nei luoghi apparentemente più ordinari.
Ma la raccolta permette soprattutto di ricordare che Bram Stoker non coincide con il personaggio che gli ha garantito l’immortalità letteraria. Prima, durante e dopo Dracula esisteva uno scrittore interessato alle molte forme attraverso cui la sicurezza quotidiana può incrinarsi e lasciare entrare qualcosa di incomprensibile. È forse questo il motivo migliore per recuperare oggi i suoi racconti: non cercare quindici volte Dracula, ma scoprire quanti altri incubi si nascondevano nella mente dell’uomo che lo aveva creato.

Condividi questo articolo