“La pietra e la seta”, il romanzo che racconta il lato dimenticato della Svezia

Quando pensiamo alla Svezia contemporanea, una delle prime associazioni riguarda inevitabilmente il suo sistema sociale. Welfare, diritti dei lavoratori, servizi pubblici e protezione delle fasce più fragili hanno contribuito a costruire l’immagine di un Paese diventato, almeno nell’immaginario europeo, uno dei modelli dello Stato sociale. È facile dimenticare che nessun diritto nasce già acquisito e…

“La pietra e la seta”, il romanzo che racconta il lato dimenticato della Svezia

Quando pensiamo alla Svezia contemporanea, una delle prime associazioni riguarda inevitabilmente il suo sistema sociale. Welfare, diritti dei lavoratori, servizi pubblici e protezione delle fasce più fragili hanno contribuito a costruire l’immagine di un Paese diventato, almeno nell’immaginario europeo, uno dei modelli dello Stato sociale. È facile dimenticare che nessun diritto nasce già acquisito e che dietro ciò che oggi appare parte naturale di una società esistono spesso generazioni che hanno conosciuto condizioni molto diverse.

In La pietra e la seta, pubblicato in Italia da Iperborea, lo scrittore svedese torna nell’estremo Nord del Paese e costruisce un romanzo nel quale il mistero di alcuni resti umani ritrovati in una torbiera costringe a scavare molto più profondamente di quanto richiederebbe una normale indagine.

Bisogna tornare agli anni Trenta, alle famiglie distrutte dalla miseria, agli uomini impegnati nella costruzione delle strade, alla nascita delle organizzazioni sindacali e a un mondo nel quale chiedere condizioni di vita migliori poteva significare entrare direttamente in conflitto con il potere.

Il passato politico della Svezia incontra però un’altra memoria, molto più antica. Visioni, miti sciamanici e il legame quasi spirituale con il territorio accompagnano una vicenda nella quale Niemi mette continuamente in comunicazione ciò che è stato sepolto con ciò che il presente preferirebbe forse non ricordare.

“La pietra e la seta” di Mikael Niemi, tradotto da Katia De Marco, Iperborea

Siamo a Pajala, nell’estremo Nord della Svezia. Durante alcuni lavori di bonifica vengono scoperti in una torbiera dei resti umani. Da quanto tempo si trovano lì? A chi appartengono? E soprattutto, quale storia è stata sepolta insieme a quel corpo?

La polizia comincia a indagare mentre, nel Sud del Paese, Siw è sconvolta da uno dei suoi episodi di preveggenza. La visione sembra chiamarla proprio verso il Nord, la terra dalla quale proviene suo padre e alla quale sono legate antiche tradizioni sciamaniche.

Le due vicende apparentemente separate conducono verso lo stesso passato.

Per comprendere ciò che sta accadendo bisogna infatti riavvolgere il tempo fino agli anni Trenta del Novecento, quando gli sterratori del Tornedal lavoravano alla costruzione della rete stradale in condizioni durissime. Sull’onda dei movimenti che stavano attraversando l’Europa, anche quei lavoratori cominciano a organizzarsi per difendere i propri diritti.

È all’interno di questo mondo che incontriamo la famiglia Vanhakoski e soprattutto due fratelli destinati a trovarsi su posizioni opposte.

Wilhelm ha ereditato la fattoria paterna ed è un predicatore laestadiano vicino agli uomini influenti della città. Eino vive invece una condizione molto diversa: bracciante schiacciato dai debiti e dall’alcol, partecipa attivamente all’organizzazione del primo sciopero generale della regione.

Un mystery che costringe a scavare nella Storia

Il ritrovamento nella torbiera fornisce a Niemi la struttura del mistero, ma l’indagine più importante riguarda ciò che una società decide di ricordare.

Per arrivare all’identità del corpo bisogna ricostruire vite, relazioni e conflitti avvenuti decenni prima. Il cadavere diventa così qualcosa di più di un enigma da risolvere: è una traccia materiale lasciata da un passato che continua a chiedere di essere ascoltato.

Le torbiere possiedono una capacità quasi perturbante di conservare ciò che inghiottono. Nel romanzo questa caratteristica assume anche una forza simbolica: ciò che una comunità seppellisce può rimanere nascosto a lungo, ma non necessariamente scompare.

La Storia funziona allo stesso modo. Possiamo ricordarne i grandi avvenimenti e dimenticare le esistenze quotidiane sulle quali quei cambiamenti sono stati costruiti.

Prima del welfare c’erano fame, fatica e scioperi

È probabilmente qui che La pietra e la seta acquista la sua dimensione più interessante.

Il romanzo guarda alle origini dello Stato sociale svedese evitando di raccontarle soltanto attraverso idee politiche e grandi trasformazioni istituzionali. Il discorso politico passa attraverso la materia della vita: corpi sfruttati, fame, debiti, umiliazioni, lavoro fisico, famiglie costrette a sopravvivere in condizioni difficilissime.

Prima che un diritto diventi una legge, qualcuno deve accorgersi della sua assenza.

Gli sterratori che decidono di organizzarsi in sindacato appartengono a questa storia. Il loro sciopero non rappresenta semplicemente uno degli eventi che fanno avanzare la trama, ma il momento in cui persone abituate a subire individualmente la propria condizione comprendono che un problema condiviso può richiedere una risposta collettiva.

Niemi sembra riportare così il welfare alla sua origine più concreta. Dietro le istituzioni che oggi proteggono un cittadino esistono conflitti che qualcuno ha dovuto affrontare quando quelle protezioni ancora non c’erano.

Due fratelli e due modi di guardare il mondo

Il conflitto storico assume un volto privato attraverso Wilhelm ed Eino Vanhakoski.

Da una parte troviamo Wilhelm, proprietario della fattoria paterna e predicatore laestadiano, inserito nei rapporti con i potenti locali. Dall’altra Eino, lavoratore precario, indebitato e coinvolto nell’organizzazione sindacale.

La loro contrapposizione permette al romanzo di mostrare come le grandi divisioni ideologiche possano entrare direttamente dentro una famiglia.

Non esistono più soltanto conservatori, lavoratori, religiosi o sindacalisti. Esistono fratelli che siedono su fronti diversi della stessa trasformazione sociale.

Ed è proprio questa dimensione a rendere la Storia meno astratta. Quando una società cambia, il conflitto non avviene soltanto nei parlamenti o nelle piazze. Entra nelle case, modifica i rapporti fra genitori e figli, separa fratelli, determina matrimoni, possibilità economiche e destini.

Niemi segue le conseguenze di quella frattura attraverso Eino, sua moglie e i loro discendenti fino al presente, mostrando come alcune scelte continuino a propagarsi molto oltre la generazione che le ha compiute.

Il Nord della Svezia tra religione e antichi miti

Accanto alla ricostruzione politica esiste però un’altra anima del romanzo.

La preveggenza di Siw e i riferimenti agli antichi miti sciamanici introducono una percezione del territorio che non può essere spiegata soltanto attraverso documenti e indagini. Il Nord diventa un luogo nel quale passato, memoria familiare, spiritualità e paesaggio sembrano appartenere allo stesso sistema.

Anche la presenza del laestadianesimo attraverso Wilhelm contribuisce a costruire questo universo. Il movimento religioso nato nell’Ottocento attorno al pastore Lars Levi Laestadius ebbe una particolare diffusione nelle regioni settentrionali della Scandinavia e rappresenta una componente importante della storia culturale di quelle terre.

Nel romanzo convivono quindi modi differenti di cercare una verità.

La polizia indaga attraverso le prove. Siw viene richiamata da una visione. La memoria familiare conserva frammenti. La Storia offre documenti e avvenimenti. I miti mantengono ciò che non può essere facilmente ricondotto alla razionalità.

La pietra e la seta: due materie, due forme di resistenza

Anche il titolo suggerisce un contrasto. Pietra e seta appartengono a mondi apparentemente opposti: una è dura, pesante, resistente; l’altra è sottile, morbida, preziosa.

È una bella immagine anche per un romanzo costruito sull’incontro fra forza e fragilità. Le persone raccontate da Niemi vengono schiacciate da condizioni economiche, strutture sociali, convinzioni religiose e conflitti familiari, ma continuano in qualche modo a lasciare tracce.

La fragilità non coincide necessariamente con la scomparsa.

Una storia può attraversare le generazioni proprio come un segreto può rimanere conservato sotto la terra fino al momento in cui qualcuno torna a cercarlo.

Leggere “La pietra e la seta”

La pietra e la seta può attirare inizialmente chi ama i romanzi nordici costruiti intorno a un mistero: un corpo, un’indagine, una serie di eventi del passato da ricomporre. Ma fermarsi alla componente mystery significherebbe perdere una parte importante del progetto di Mikael Niemi.

Attraverso personaggi di fantasia affiancati a figure realmente esistite, lo scrittore attraversa una stagione di trasformazioni sociali e mostra quanto possa essere ingannevole osservare il presente dimenticando il prezzo pagato per costruirlo.

È anche ciò che rende il romanzo interessante al di fuori della storia svedese. Molti diritti ci sembrano inevitabili soltanto perché siamo nati dopo le persone che hanno dovuto conquistarli. Quando una conquista sociale entra nella quotidianità, la lotta che l’ha resa possibile tende lentamente a scomparire dalla memoria.