La nostra giovinezza di Andrea Oriente, nato nel 2002, arriva in libreria a ventiquattro anni con il suo primo romanzo e con una materia narrativa tutt’altro che semplice: l’ingresso di un adolescente in un’associazione neofascista, la progressiva adesione alle sue regole, la costruzione di un’identità collettiva e il fascino esercitato su un ragazzo da un ambiente capace di offrirgli disciplina, appartenenza e uno scopo. Sellerio lo definisce un «romanzo documento» e sottolinea come Oriente cerchi di spingere la componente autobiografica verso una forma narrativa capace di rappresentare concretamente la tentazione dell’obbedienza e della sovversione.
“La nostra giovinezza” di Andrea Oriente, Sellerio
Il protagonista non ha un nome. Frequenta ancora le scuole superiori quando comincia ad avvicinarsi a una piccola sezione politica nascosta agli occhi di chi passa per strada. Per entrare bisogna abbassarsi sotto una saracinesca, mentre i telefoni vengono lasciati su uno scaffale. Alle pareti compaiono figure storiche del fascismo europeo e del collaborazionismo nazista: Léon Degrelle, Corneliu Zelea Codreanu e Benito Mussolini.
Dentro quello spazio il ragazzo trova un gruppo che non si considera una normale organizzazione giovanile di partito: ci sono studio, discussioni di filosofia e geopolitica, articoli da scrivere, prove fisiche, regolamenti, rituali e punizioni. Progressivamente famiglia, scuola e amicizie rimangono fuori, mentre la comunità politica conquista uno spazio sempre maggiore nella costruzione della sua identità.
Il romanzo segue proprio questa trasformazione senza affidarla a un protagonista eccezionale. Al contrario, il ragazzo appare attraversato da bisogni molto più comuni e proprio per questo significativi: desidera appartenere a qualcosa, sottrarsi alla noia, trovare un posto nel mondo e percepire che la propria esistenza abbia un peso.
Un esordio a ventiquattro anni che parte dall’autobiografia
A rendere La nostra giovinezza particolarmente interessante dal punto di vista letterario è l’età del suo autore. Andrea Oriente è nato nel 2002 e questo è il suo primo romanzo: non uno sguardo retrospettivo scritto dopo decenni, dunque, ma una narrazione prodotta da uno scrittore ancora molto vicino anagraficamente alla giovinezza che racconta.
Sellerio parla esplicitamente di un’opera che prende le mosse dall’autobiografia per andare oltre l’autobiografia stessa, trasformando l’esperienza in finzione letteraria. È una distinzione importante, perché impedisce di leggere il protagonista come una semplice sovrapposizione dell’autore e permette invece di osservare come il materiale personale venga utilizzato per costruire una domanda più ampia sull’appartenenza, sulla disciplina e sul bisogno adolescenziale di trasformarsi.
Anche la scelta editoriale è significativa. La nostra giovinezza esce nella collana Il contesto di Sellerio, nata per accogliere letteratura contemporanea e opere che esplorano nuove strade narrative, spesso attraverso prospettive provenienti dai margini e dalle circostanze esterne rispetto ai luoghi più consueti del racconto. Il romanzo di Oriente arriva così in una collana che ha fatto dell’attenzione alle forme narrative contemporanee uno dei propri principi editoriali.
Pubblicato il 22 settembre 2026, il libro segna quindi contemporaneamente l’ingresso di un autore giovanissimo nel catalogo Sellerio e l’inizio di un percorso letterario che sceglie, fin dalla prima opera, un argomento complesso e difficile da maneggiare.
Perché un adolescente può desiderare di appartenere a un gruppo radicale?
È probabilmente questa la domanda più importante sollevata dal romanzo. Limitarsi alle idee professate dal gruppo significherebbe perdere una parte del fenomeno che Oriente prova a mettere in scena: prima ancora dell’ideologia c’è un ragazzo che cerca appartenenza. Il protagonista entra in un ambiente in cui improvvisamente ogni cosa possiede un significato preciso.
Esistono regole da rispettare, prove da superare, libri e argomenti da studiare, una memoria condivisa da assimilare e soprattutto un “noi” al quale aderire. La vita ordinaria, con la scuola, gli amici e la famiglia, appare progressivamente meno centrale rispetto a una comunità che promette intensità e la sensazione di partecipare a qualcosa di più grande della propria quotidianità. È attraverso questa dinamica che il romanzo affronta il rapporto tra identità individuale e appartenenza politica.
Sellerio insiste infatti su alcuni nuclei molto concreti: il bisogno di essere parte di qualcosa, il desiderio di contare, il rifiuto della noia, la trasformazione attraverso rituali, regole e prove fisiche. Sono elementi che consentono di leggere La nostra giovinezza anche come romanzo di formazione rovesciato, nel quale crescere non significa necessariamente conquistare autonomia.
Qui la formazione passa anche attraverso l’obbedienza e l’assorbimento dell’individuo in una struttura collettiva. La tensione fondamentale sembra allora trovarsi proprio nel contrasto tra due aspirazioni apparentemente opposte: il desiderio adolescenziale di ribellarsi al mondo esistente e, contemporaneamente, quello di consegnarsi a un sistema capace di imporre disciplina e appartenenza.
Raccontare il neofascismo dall’interno senza trasformarlo in qualcosa di astratto
La scelta della prima persona modifica radicalmente la prospettiva. Oriente non costruisce il libro come un saggio storico sulle organizzazioni neofasciste né come un’analisi sociologica della radicalizzazione giovanile: costruisce un’esperienza narrativa nella quale il lettore viene collocato accanto al protagonista mentre quel mondo acquista progressivamente significato ai suoi occhi.
Questo non equivale a condividerne la visione; significa osservare il processo attraverso il quale un’ideologia può entrare nella quotidianità e intrecciarsi con bisogni personali, amicizie, paure, desiderio di riconoscimento e costruzione dell’identità. È proprio la vicinanza della voce narrante alla materia raccontata a rendere il progetto letterario di Oriente particolarmente delicato.
La forza potenziale di un romanzo simile risiede quindi nella capacità di mostrare un meccanismo anziché limitarsi a nominarlo. Le figure storiche presenti sulle pareti della sede, i rituali, il linguaggio militante, l’allenamento fisico e intellettuale e l’idea di appartenere a una comunità separata dal resto del mondo diventano elementi attraverso i quali osservare la progressiva trasformazione del protagonista.
La politica smette così di essere soltanto un insieme di idee e diventa qualcosa che interviene sul corpo, sulle relazioni e sul modo di percepire sé stessi. È una prospettiva che può risultare disturbante proprio perché porta il lettore vicino a una realtà dalla quale sarebbe molto più semplice mantenere una distanza rassicurante.
“La nostra giovinezza” e il coraggio letterario di un esordio difficile
A ventiquattro anni Andrea Oriente avrebbe potuto scegliere molte strade per presentarsi ai lettori. Con La nostra giovinezza sceglie invece di cominciare da una zona problematica della propria esperienza generazionale e di trasformarla in letteratura.
Non basta naturalmente l’argomento a stabilire il valore di un romanzo, che dipenderà dalla qualità della scrittura e dalla capacità di sostenere fino in fondo una materia tanto complessa; ciò che rende questo esordio degno di attenzione è però l’ambizione evidente del progetto. Oriente non sceglie una storia comoda e Sellerio presenta il libro come un tentativo di portare la finzione verso una verità concreta, facendo dell’obbedienza, della ribellione e dell’appartenenza il centro dell’esperienza narrativa.
La nostra giovinezza diventa così anche una storia sulla vulnerabilità dell’identità quando è ancora in costruzione. Il ragazzo che entra sotto quella saracinesca non cerca soltanto una posizione politica: cerca un luogo nel quale sentirsi necessario, una comunità che gli assegni un ruolo e un linguaggio attraverso cui interpretare il mondo.
È forse qui che l’esordio di Andrea Oriente trova la sua domanda più inquietante e contemporanea: che cosa succede quando il desiderio comprensibile di appartenere a qualcosa incontra un sistema che chiede, in cambio dell’appartenenza, obbedienza? A ventiquattro anni, Oriente sceglie di iniziare il proprio percorso di scrittore proprio da questa domanda. E per un primo romanzo è un punto di partenza certamente ambizioso.

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