I taccuini del coccodrillo di Qiu Miaojin, pubblicato da ADD Editore è un romanzo che arriva da Taiwan, ma parla a chiunque abbia conosciuto la sensazione di sentirsi fuori posto, di cercare una voce per raccontarsi e di desiderare uno spazio nel quale poter esistere senza nascondersi.
Dietro la storia di Lazi, giovane studentessa universitaria che attraversa gli anni della scoperta sentimentale e sessuale, si nasconde infatti una riflessione molto più ampia sull’identità, sull’appartenenza e sul prezzo che spesso si paga per essere sé stessi.
“I taccuini del coccodrillo”, di Qiu Miaojin, ADD Editore
Taipei, fine anni Ottanta. La legge marziale è stata appena abolita e la società taiwanese sta vivendo un momento di trasformazione profonda. In questo clima di cambiamento si muove Lazi, una giovane donna che cerca di capire chi è e quale posto occupa nel mondo.
La sua relazione tormentata con Shui-ling diventa il centro emotivo del romanzo, ma attorno a loro ruota una costellazione di personaggi altrettanto inquieti, fragili e desiderosi di trovare una forma di felicità. Amicizie, passioni, ossessioni, desideri e ferite si intrecciano attraverso una struttura narrativa originale fatta di lettere, diari, confessioni e frammenti di memoria.
Accanto alla vicenda principale compare una figura sorprendente: il coccodrillo. Un essere che vive travestito da umano e che osserva il mondo da una posizione marginale. Questa creatura grottesca e malinconica diventa una delle immagini più potenti del romanzo. Non rappresenta soltanto la diversità, ma anche la necessità di mascherarsi per sopravvivere in una società che fatica ad accettare ciò che esce dalle convenzioni.
Il risultato è un libro che alterna ironia e dolore, leggerezza e disperazione. Alcune pagine hanno il tono di una confessione intima, altre quello di una satira feroce. Tutto però converge verso una domanda fondamentale: quanto costa vivere una vita che non corrisponde alle aspettative degli altri?
A rendere il romanzo così moderno è la sua capacità di parlare del desiderio senza trasformarlo in un manifesto ideologico. Le relazioni raccontate da Qiu Miaojin non sono simboli. Sono relazioni vere, complicate, spesso sbagliate, attraversate da gelosie, paure e incomprensioni. Proprio per questo risultano universali.
Leggendo I taccuini del coccodrillo si ha spesso l’impressione di assistere alla nascita di una coscienza. Lazi cresce, cade, si perde, si contraddice. Non cerca di essere un modello. Cerca semplicemente di capire chi è.
Qiu Miaojin: una donna che ha trovato nella scrittura il modo di esistere
Parlare di I taccuini del coccodrillo significa inevitabilmente parlare della sua autrice.
Qiu Miaojin non è diventata una figura centrale della letteratura asiatica perché è stata una pioniera della narrativa queer taiwanese. È diventata importante perché ha trasformato la scrittura nel luogo in cui poteva finalmente raccontarsi senza filtri.
Nata nel 1969 a Taiwan, apparteneva a una generazione cresciuta in un Paese che stava cambiando rapidamente. La democratizzazione, l’apertura culturale e il confronto con nuovi modelli di libertà stavano modificando profondamente la società, ma per molte persone continuavano a esistere confini invisibili difficili da superare.
Per Qiu Miaojin la letteratura diventò uno strumento per attraversare quei confini.
Attraverso i suoi romanzi e i suoi diari cercò di dare forma a emozioni che spesso non trovavano spazio nel discorso pubblico. Il desiderio, la solitudine, la paura di essere rifiutati, la ricerca di autenticità diventano così materia narrativa.
La sua voce colpisce ancora oggi per la sincerità quasi disarmante. Non scrive per insegnare qualcosa al lettore. Scrive per capire sé stessa.
La sua esistenza fu breve e dolorosa, ma la sua opera è riuscita a sopravvivere al tempo fino a trasformarsi in un punto di riferimento per intere generazioni di lettori e lettrici asiatiche.
Un classico della letteratura queer asiatica
Molto prima che Taiwan diventasse il primo Paese asiatico a riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso, Qiu Miaojin raccontava già le vite, le paure e le speranze di chi cercava di costruire la propria identità fuori dalle norme dominanti.
Per questo motivo I taccuini del coccodrillo viene spesso considerato uno dei testi fondativi della letteratura queer asiatica contemporanea.
Ridurre il libro a questa definizione, però, sarebbe limitante.
Il romanzo parla certamente di identità sessuale, ma racconta soprattutto il bisogno umano di essere riconosciuti. La sensazione di sentirsi diversi. Il desiderio di trovare qualcuno capace di vedere la persona nascosta dietro la maschera.
Per questo continua a essere letto anche da chi non si avvicina alla narrativa queer.
Perché, in fondo, il coccodrillo di Qiu Miaojin rappresenta tutti coloro che almeno una volta nella vita hanno avuto paura di mostrarsi per quello che erano davvero.
A distanza di decenni dalla sua pubblicazione, I taccuini del coccodrillo conserva una forza sorprendente.
Non soltanto perché racconta un momento storico cruciale della società taiwanese, ma perché riesce a catturare emozioni che non invecchiano mai: il desiderio di essere amati, la paura dell’abbandono, la necessità di trovare un luogo nel mondo.
Qiu Miaojin ha scritto un romanzo che parla di libertà, ma non di quella proclamata nei discorsi pubblici. Parla della libertà più difficile da conquistare: quella di guardarsi allo specchio e riconoscersi.
Per questo che, ancora oggi, le pagine di questo libro continuano a parlare con tanta intensità ai lettori di ogni parte del mondo.
