Arrivato nelle librerie italiane l’8 settembre per Guanda nella traduzione di Leonella Basiglini, “I Lázár” di Nelio Biedermann è stato definito uno degli esordi più fulminanti dell’anno ed è diventato in poco tempo un vero caso letterario. Così Tullio Avoledo ha presentato a Pordenonelegge, con grande entusiasmo del pubblico, il fenomeno letterario del momento, già primo nelle classifiche dei libri più venduti in Italia.
“I Lázár” di Nelio Biedermann: la Mitteleuropa di un ventenne
La storia prende avvio attorno al 1900, con Lajos von Lázár, e accompagna la famiglia attraverso la caduta dell’Impero austro-ungarico, le guerre, il fascismo, il comunismo e la rivolta ungherese del 1956, fino all’emigrazione in Svizzera. La critica lo ha paragonato ai “Buddenbrook” di Thomas Mann, soprattutto per la presenza di una grande saga familiare, anche se l’approccio del ventenne Biedermann è molto diverso: la sua scrittura è innovativa e utilizza un linguaggio contemporaneo, non sempre facile che richiede un lettore attento, disposto a cogliere gli indizi e a ricostruire ciò che l’autore sceglie di non raccontare esplicitamente.
Biedermann racconta di essere cresciuto circondato dal passato familiare, un elemento personale che non è stato inserito nel romanzo in modo intenzionale o programmato, ma è entrato nella sua scrittura in maniera naturale. “Conoscere la storia di una famiglia – dice l’autore svizzero – non significa però sapere tutto della vita quotidiana dei suoi componenti: non si sa necessariamente che cosa mangiassero, di cosa parlassero, come crescessero i figli o quali fossero le loro abitudini. Mi sono documentato e poi ho dovuto ricostruire e immaginare molti dettagli mancanti, trasformando ciò che non conoscevo in materia narrativa”.
Una storia come una sinfonia
La storia di Lázár segue una famiglia che vive in un castello immerso in un bosco. La narrazione cambia continuamente tono e atmosfera, richiamando il romanzo gotico, le fiabe dei fratelli Grimm e l’universo fantastico di E.T.A. Hoffmann. Poi come una sinfonia composta da grandi movimenti, cambiano ritmo, atmosfera e prospettiva. La vicenda comincia con un bambino particolare, dalla pelle trasparente, e si intreccia progressivamente con la caduta dell’Impero austro-ungarico: la storia privata della famiglia si unisce così alla grande storia europea e il romanzo diventa una narrazione corale, in cui gli oggetti hanno un ruolo fondamentale.
Tra questi compare un anello con un sigillo nobiliare, che rappresenta il legame con le origini della famiglia ed ancora oggi indossato dal giovane scrittore. “Gli oggetti – dice Biedermann – diventano una sorta di lascito del passato: conservano la memoria di chi li ha posseduti e permettono di riportare alla luce qualcosa che sembrava ormai scomparso. Questo passato non deve rimanere qualcosa di personale, ma può essere trasformato in una storia da condividere con i lettori: una storia di rinascita perché Lázár richiama Lazzaro, il personaggio biblico che torna alla vita, così come ho cercato di riportare al presente, attraverso la letteratura, persone, ricordi e vicende del passato”.
Il ruolo attivo del lettore
Una delle scelte più originali di Nelio Biedermann riguarda le omissioni. Nel romanzo esistono volutamente delle zone d’ombra: l’autore ha eliminato alcune informazioni fino a lasciare soltanto degli indizi. È una scelta difficile perché significa fidarsi del lettore e lasciargli la possibilità di immaginare ciò che non viene detto. In questo modo il lettore assume un ruolo sempre più attivo e diventa parte della costruzione della storia.
“La scrittura – dice l’autore – è come un sogno: mentre si sogna non si comprende necessariamente tutto ciò che sta accadendo e soltanto dopo si può capire veramente che cosa è successo. Allo stesso modo, anche durante la scrittura scopro progressivamente il significato di ciò che sto creando, da condividere con un lettore attento, capace di interpretare ciò che viene suggerito senza essere spiegato”.
L’importanza delle emozioni nel romanzo
Nel romanzo grande spazio è lasciato alle emozioni e ai sentimenti, elementi fondamentali: “Perché – dice l’autore – uno dei compiti della letteratura è proprio quello di mostrare in che cosa consista l’essere umano. Le emozioni e i sentimenti fanno parte della nostra esperienza e devono quindi trovare spazio nella letteratura. “La scrittura – conclude Nelio Biedermann – è un atto di autoterapia e di introspezione: durante il processo creativo quelli che prima erano solo oggetti hanno iniziato a parlarmi direttamente e hanno contribuito a formare due storie parallele quella della fiction e quella reale che si sono intrecciate. Ma non sono solo due storie, per me sono diventate due famiglie”.

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