Come ti cucino un’emozione

Dimmi come ti senti e ti dirò il piatto giusto per te. La “ricetta” in un libro

La giornalista Elisabetta Boninsegna ha racconto all'interno del libro “Come ti cucino un’emozione. Un piatto per ogni sentimento” ricette adatte per ogni tipo di stato d'animo
Dimmi come ti senti e ti dirò il piatto giusto per te. La “ricetta” in un libro

MILANO – I grandi chef raccontano che la cucina ha bisogno di emozione. Ma non basta: ed allora Elisabetta Boninsegna, giornalista che cura il blog Anima e Pasta le emozioni le ha volute cucinare, perché ogni stato d’animo, ogni piacere, ogni dolore, ogni arrabbiatura ha il suo piatto. Una raccolta che la giornalista e blogger ha voluto sintetizzare nel suo “Come ti cucino un’emozione. Un piatto per ogni sentimento” edito per la  Historica Edizioni uscito in questi giorni e che offre citazioni dotte sulla cucina, accostamenti tra sentimenti e piatti, ma soprattutto ricette di ogni genere.

 

I CONSIGLI – E se come dice Virginia Woolf ‘Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non si è mangiato bene’  allora è necessario seguire alla lettera il ricettario della Boninsegna per rendersi più facile l’esistenza e convivere con i propri sentimenti, cercando di non sbagliare l’abbinamento. Se state vivendo una storia d’amore felice, preparate una bella impepata di cozze, per rimettervi da un amore tradito niente di meglio di un piatto di rottura come un aspic mediterraneo su una salsa di basilico. Per spiegare l’alchimia misteriosa di una amicizia abbiamo bisogno di un cacciucco: neanche a dirlo per l’innamoramento un piatto a base di peperoncino. Ed altri piatti ci sono per la famiglia, per dimenticare un insuccesso, la felicità, l’equilibrio, l’invidio , il perdono, la rabbia, l’infelicità, la paura. Insomma, un piatto per ogni sentimento.

 

Perché un libro su cucina ed emozioni ?

Mangiare è un piacere che ci accompagna per tutta la vita, possiamo scegliere di farci male consumando pasti frettolosi e trangugiando cibi inscatolati, oppure cucinare prodotti freschi, ritagliando il tempo necessario per gustarli con calma. Non è un’impresa impossibile nemmeno per chi ha poco tempo a disposizione. Basta impegnarsi un po’ e capire che il cibo non influisce solo sulla salute, ma anche sul nostro stato d’animo. Ho provato a dare un’ipotesi giocosa, e forse un po’ azzardata, che mette in relazione alimenti e sentimenti offrendo al lettore la possibilità di riflettere – questa sì che è concreta – su pranzi e cene in un modo originale e più consapevole. Del resto ogni alimento provoca indirettamente una reazione sullo stato emotivo di chi lo mangia.

 

Qualche esempio?

Avete mai provato, quando siete molto tristi, a spremervi del limone in bocca? Il limone, potente acido naturale, agisce in modo istantaneo come una piccola scossa elettrica. Può produrre due effetti: uno sgradito o uno stimolante. Entrambi gli effetti, però, per pochi secondi, coinvolgono pienamente i sensi e non è escluso che il vostro stato d’animo cambi improvvisamente. E’ vero che non è stato ancora completamente chiarito il ruolo giocato dalla nutrizione in riferimento alle emozioni, e forse non sarò io a farne una spiegazione definitiva, ma mi sono voluta divertire. Parto da associazioni scaturite magari da ricordi legati all’infanzia o da momenti particolari della vostra vita.

 

Qual è l’obiettivo di questo libro e come nasce?

Voglio trasmettere la voglia di approfondire quali emozioni smuove una fetta di mozzarella annegata nel pomodoro della pizza o perché si va in estasi con l’odore pungente del tartufo, significa che sarò riuscita nel mio intento. La cucina è memoria, fantasia, creatività e voglia di sperimentare: è un mondo non totalmente intelligibile. Tutto ha avuto inizio un po’ per caso. Dopo un pranzo a casa di mia sorella con pietanze abbinate a diversi tipi di champagne mi sono chiesta perché un piatto riusciva a emozionarmi più di un altro e perché c’erano alimenti con cui da sempre

mi sentivo più in sintonia. Penso che non si tratti solo della richiesta inconsapevole (istinto naturale) del mio corpo verso certi cibi per via degli effetti calmanti o stimolanti provocati dalle composizioni chimiche contenute negli alimenti, ma anche del fatto che gli stessi alimenti nascondano qualcosa di più. Forse si tratta della loro anima che, a contatto con la nostra, è capace di creare un universo di emozioni, tra cui anche il piacere, sulle quali non riflettiamo mai a sufficienza per la fretta quotidiana con cui mangiamo. Il progetto di tradurre con le parole “l’anima” degli alimenti è nato proprio come terapia per contrastare la superficialità con cui con-viviamo. Superficialità e velocità sono nemici di una vita consapevole.

 

Michele Morabito

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