Il 26 settembre 1986 faceva il suo esordio in edicola un personaggio destinato a rivoluzionare per sempre la cultura popolare e il fumetto italiano: Dylan Dog. Oggi, a quarant’anni esatti da quella prima “Alba dei morti viventi”, l’Indagatore dell’Incubo festeggia un traguardo storico con una grande mobilitazione nazionale ideata per e con i lettori.
40 anni di Dylan Dog: le celebrazioni in tutta Italia
Il cuore dei festeggiamenti prende il via venerdì 25 settembre con la DYLAN DOG. HORROR NIGHT, un’imperdibile serata di festa che coinvolge contemporaneamente 80 sedi in tutta Italia tra librerie Ubik e fumetterie Funside, per poi proseguire sabato 26 settembre con una speciale matinée al Bonelli Store di Milano. Un’occasione unica in cui sceneggiatori e disegnatori del calibro di Michele Masiero, Claudio Villa, Angelo Stano, Bruno Brindisi, Davide Furnò e la stessa Barbara Baraldi incontreranno il pubblico per raccontare aneddoti, firmare copie e celebrare una passione condivisa da generazioni.
L’anniversario si riflette con forza anche negli scaffali e nelle edicole: dal 22 settembre è disponibile in libreria il volume celebrativo “Prima che sia l’alba”, scritto da Barbara Baraldi e disegnato da Davide Furnò, arricchito da 8 tavole inedite in versione Director’s Cut. In edicola, dal 26 settembre, arriva invece lo storico albo n. 481 eccezionalmente a colori, distribuito in un’esclusiva confezione sigillata con copertina regular dei fratelli Cestaro o con una delle tre rarissime variant firmate da autentici maestri come Claudio Villa, Corrado Roi e Angelo Stano.
Un fermento che farà da apripista al culmine delle celebrazioni: lo spettacolo DYLAN DOG. HORROR SHOW, nato dalla penna di Tiziano Sclavi e Nicola Russo con la regia di Valter Malosti, che dal 28 ottobre segnerà la riapertura del prestigioso Teatro Eliseo di Roma, trasformandone il foyer in un’esperienza immersiva nell’universo dell’indagatore londinese.
Perché Dylan Dog è un’icona pop estremamente attuale: intervista alla curatrice Barbara Baraldi
Ma perché Dylan Dog rappresenta ancora oggi un’icona pop della cultura e del costume italiano, e cosa significa guidare la nave ammiraglia della Sergio Bonelli Editore in un momento così simbolico? A raccontarcelo in questa intervista esclusiva è Barbara Baraldi, curatrice della testata e sceneggiatrice. Con la passione viscerale della fan della prima ora e il pragmatismo di chi governa una macchina editoriale complessa, Baraldi ci guida dietro le quinte del quarantennale.
Dalle “vene che tremano nei polsi” di fronte all’eredità di Sclavi alla capacità di Dylan di restare un anti-eroe attuale che guarda in faccia gli incubi contemporanei; dall’intreccio tra il proprio vissuto personale e la scrittura horror fino agli omaggi ai grandi maestri scomparsi come Carlo Ambrosini e alla visione narrativa che proietta l’Indagatore dell’Incubo verso lo storico traguardo del numero 500: ecco la nostra chiacchierata con Barbara Baraldi.
Arrivare ai 40 anni di Dylan Dog alla guida della testata è un traguardo storico. Qual è la sensazione di gestire un’icona pop che ha segnato intere generazioni, e quanto pesa la responsabilità verso il passato della serie?
È una vera e propria missione vissuta con profonda responsabilità ed empatia. La prima sensazione a caldo è stata quella delle “vene che tremano nei polsi” di fronte a un gigante del genere. Io mi definisco da sempre una “dylanaiata” viscerale: sono cresciuta con i fumetti di Tiziano Sclavi, che hanno segnato la mia giovinezza facendomi sentire “meno stramba” e mostrandomi un mondo in cui citazioni horror, amore per la parola e montaggio cinematografico potevano coesistere.
Scrivere per Dylan Dog è stato il mio modo di dire “grazie”, e diventare curatrice ha trasformato questa passione in un dovere quotidiano: portare ogni mese in edicola la miglior storia possibile. Dopo un momento iniziale di “panico dantesco”, ha prevalso la mia natura pragmatica: testa bassa e tanto lavoro. Se normalmente per realizzare un albo serve un anno, abbiamo lavorato a ritmi serratissimi facendo uscire il nostro primo grande progetto in soli 6 mesi – usando il “trucco” di tre disegnatori diversi per passato, presente e sogno – per proporre subito una storia forte su un incubo contemporaneo come l’intelligenza artificiale e ChatGPT.
Qual è il segreto dell’attualità di Dylan Dog a 40 anni dal suo esordio?
Dylan Dog ha lo straordinario potere di costringerci a guardare negli occhi le nostre paure. In quarant’anni la società è cambiata – si è passati dal bullismo fisico a quello online, fino alle inquietudini sulle nuove tecnologie – ma gli incubi interiori della natura umana sono rimasti esattamente gli stessi.
Dylan non è un supereroe imbattibile, ma un anti-eroe vulnerabile, pieno di fobie e difetti, che però non fa mai un passo indietro e non si volta dall’altra parte di fronte all’orrore. Vive ogni emozione sulla propria pelle senza rimanere mai distaccato. Questo crea una forte connessione empatica: alle mostre e ai firmacopie si vedono in fila i lettori della prima ora affiancati da giovanissimi che lo hanno scoperto oggi in edicola. I lettori di Dylan condividono il “superpotere dell’empatia”; leggere un suo albo non è mai un atto sollevato dalla realtà, ma una sorta di “seduta di psicanalisi” collettiva per affrontare le paure insieme a un amico.
In che modo le paure della vita reale e il tuo vissuto personale entrano nelle storie?
Come insegnava Tiziano Sclavi, “i veri mostri siamo noi”, intesi come mostri umani e sociali. Oggi, nell’era dei social network, ogni notizia viene così amplificata da generare un terrore costante. Sclavi si “sporcava le mani” entrando dentro la narrazione per parlare di diversità, giudizio sociale o alcolismo.
Nel mio albo “Pioggia di sangue”, ho voluto canalizzare un mio dramma personale: l’assistenza a mia nonna malata di Alzheimer. Ho visto mia madre “scomparire” per farle da caregiver a domicilio nella mia vecchia cameretta d’infanzia. Nella storia, un anziano si presenta alla porta di Dylan scambiandolo per il nipote; Dylan, pur spiegando la verità, non lo abbandona, lo accoglie, gestisce le sue medicine e rinuncia alla propria vita per accudirlo, affrontando i dolorosi dilemmi e i sensi di colpa della cura degli anziani.
Scriverlo è stato terapeutico per me, ed è stato commovente ricevere tantissimi messaggi da lettori che stavano vivendo lo stesso incubo quotidiano.
Quali sono le principali iniziative previste per celebrare il quarantennale di Dylan Dog?
La ricorrenza è straordinaria perché il quarantennale cade esattamente il 26 settembre (1986–2026). I festeggiamenti partono venerdì 25 settembre con le “Dylan Night”: eventi diffusi in tutta Italia dove sceneggiatori e disegnatori incontrano i lettori nelle fumetterie e librerie per firmacopie, dibattiti e brindisi. La mattina del 26 settembre ci ritroveremo poi al Bonelli Point di Milano per uno spacchettamento collettivo e grandi festeggiamenti.
Sul fronte editoriale debuttano l’albo celebrativo a colori numero 481 (il cui titolo evoca il primo numero “L’alba dei morti viventi”), l’edizione speciale cartonata in bianco e nero con director’s cut, l’album di figurine ufficiale e le monete commemorative da collezione.
Qual è la visione narrativa per il futuro della testata verso traguardi come il numero 500? Ci saranno ritorni di grandi autori storici o tributi particolari?
Il futuro della testata punta a esplorare l’orrore in tutte le sue sfaccettature (filosofiche, psicologiche ed esistenziali) con un linguaggio accessibile ma capace di lasciare il segno. Evitiamo l’uso nostalgico o l’”uso mero” dei personaggi storici: ogni grande ritorno deve nascere da una storia scritta con reale urgenza narrativa. Abbiamo già riaccolto firme storiche come Casertano, Freghieri (autore del dissacrante Splatter Valentine a febbraio), Brindisi e ritorni di figure come Cagliostro o Xabaras.
Un capitolo a cui tengo moltissimo è il Color Fest di novembre, interamente dedicato al maestro Carlo Ambrosini, scomparso mentre stava lavorando alla sceneggiatura di un soggetto sviluppato insieme. Per rendergli omaggio, i suoi colleghi di studio (Ornigotti, Giulio Camagni, Baccilieri) hanno completato l’opera, mentre la copertina utilizza un disegno a matita che Ambrosini aveva dedicato a Sergio Bonelli alla sua scomparsa, citando Ungaretti (“Si sta come d’autunno…”).
In vista del traguardo del numero 500, la mia linea guida per tutti gli autori rimane la stessa lettera che ho inviato all’inizio del mio mandato: “Vi chiedo di scrivere, disegnare o pensare ogni storia come se fosse l’ultima per cui volete essere ricordati”.
Perché leggere fumetti oggi è “Culthic”? Leggi la nostra precedente intervista a Barbara Baraldi

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