Come scrivere il giallo perfetto: le 5 regole di Marcello Simoni

Dall’atmosfera alla trama, ecco le 5 regole fondamentali firmate da Marcello Simoni per dare vita al giallo perfetto.

Come scrivere il giallo perfetto le 5 regole di Marcello Simoni

Sta iniziando l’estate, la stagione del genere giallo per eccellenza. Quale occasione migliore per confidarci i segreti per scrivere il giallo perfetto da uno dei maestri indiscussi del panorama letterario internazionale?

Cosa rende un romanzo giallo davvero magnetico? È l’enigma apparentemente insolubile, il ritmo serrato o quel finale che ribalta ogni certezza? Scrivere una storia poliziesca che tenga il lettore incollato alle pagine, senza barare ma senza svelare troppo, è un’arte millimetrica. Un gioco di prestigio letterario che pochi sanno padroneggiare.

Per spiegarci come si fa, abbiamo chiesto aiuto a un vero maestro del brivido e del mistero: Marcello Simoni. L’autore di bestseller internazionali come “L’eredità dei gattopardi“, archeologo della narrazione e vincitore del Premio Bancarella, ha deciso di aprire la sua “officina del reato” per rivelarci i suoi segreti.

Dall’atmosfera alla trama, ecco le 5 regole fondamentali firmate da Marcello Simoni per dare vita al giallo perfetto. Mettetevi comodi, l’indagine ha inizio.

Cinque regole su come scrivere un giallo (perfetto)

di Marcello Simoni

Lo confesso. Quanto segue non è un vero proprio articolo, ma lo sviluppo di cinque preziose memo segnate su un post-it che tengo sempre appiccicato e ben visibile sul mio pc. Del resto, recita un vecchio adagio, repetita iuvant. Soprattutto a uno scrittore di gialli nel bel mezzo di una strabordante sessione di scrittura.

1. Atmosfera

I delitti vengono commessi ovunque. La cronaca nera e la fiction ci hanno abituati a scene del crimine di ogni tipo, dai quartieri di periferia alle spiagge assolate di Los Angeles. Io però sono un fan delle ambientazioni gotiche o, perché no?, in stile Invito a cena con delitto di Robert Moore (1976). I cimiteri nebbiosi, le selve intricate, i vecchi castelli rappresentano sempre, per un romanzo giallo, una cornice in grado di evocare un senso di remoto e di mistero capace di suggestionarci.

Si pensi alla lugubre brughiera in cui si svolgono gli eventi del Mastino dei Baskerville di Conan Doyle, ma anche agli scenari di videogiochi intramontabili come Bloodborne. Muoversi in ambienti del genere trasforma l’indagine in un’esperienza immersiva, accendendo i nostri sensi come se fossimo dei cacciatori che seguono una pista in mezzo a un bosco. Le atmosfere cupe, tuttavia, si possono evocare con molto meno. Basta lo sfarfallio di una falena intorno alla fiamma di una lanterna o il gocciolio proveniente da una vecchia acquasantiera per rapire (e divertire) l’attenzione di un lettore. E per portarci lontani dalla nostra quotidianità.

2. Immedesimazione

Il detective, in un romanzo giallo, non si limita a indagare. Prova impazienza, ansia, rabbia, frustrazione. Ma soprattutto, deve fare i conti con le sue esperienze e i suoi ricordi personali. Del resto, condurre un’indagine significa anche fare i conti con sé stessi, collocarsi emotivamente in una data situazione, rapportarsi con il prossimo, muoversi in un contesto estraneo che potrebbe anche risultarci sgradevole.

Mettere in evidenza tutto ciò è importante quanto ricostruire le corrette sequenze dell’indagine che condurrà a smascherare l’assassino. Anzi, sentimenti e ragione dovrebbero, a un certo punto, intrecciarsi in un unico flusso, in modo da rendere con maggior efficacia la dimensione umana del nostro indagatore. Così da immedesimarci in lui. Da creare una sorta di sincronizzazione, di allineamento, tra i suo e il nostro essere. Questo vale per chi legge, ma ancora di più, naturalmente, per chi scrive.

3. Struttura

Pensate alla trama di un giallo come un meccanismo dentro il quale nessun ingranaggio è fine a sé stesso. Tutto serve a qualcosa, ogni rotella non sta lì per caso – anche se a volte potrebbe sembrarlo – ma è stata inserita in una posizione precisa per farne muovere un’altra, più grande o più piccola, e così via fino a quando la nostra macchina narrativa non funzionerà alla perfezione.

Non si tratta di un discorso di banale “economia narrativa”. Immaginate il movimento di un orologio automatico. Il rotore, la molla di carica, l’organo di trasmissione, i rubini costituiscono un insieme compatto e, cosa non trascurabile, in grado di poter alloggiare comodamente dentro la cassa dell’orologio. Nella costruzione di uno strumento del genere, come nel giallo, non sono infatti ammesse sbavature. Non solo per una questione di estetica, ma anche di funzionalità. Anzi, sarei tentato di stabilire la validità del rapporto ESTETICA = FUNZIONALITÀ. Ciò che è bello, in altre parole, non lo è mai in senso assoluto, ma solo se funziona in modo armonioso nel contesto. Se contribuisce, cioè, a far raggiungere alla trama un equilibrio impeccabile.

4. Tempismo

Parliamoci chiaro: per quanto il romanzo giallo simuli la realtà, si tratta pur sempre di fiction. Non ditelo mai ai lettori – anzi, cercate in ogni modo di farglielo dimenticare – però ogni trama si muove in funzione di una ben precisa sincronia in virtù della quale lo scrittore decide di far succedere gli eventi, comparire gli indizi, giungere alle deduzioni ed entrare e uscire di scena i sospettati. Proprio come a teatro, tutto deve essere meditato, preparato e confezionato con cura affinché gli eventi siano intelligibili e chiari agli occhi di chi legge. Ecco perché, in base a quanto precedente stabilito in merito al rapporto ESTETICA = FUNZIONALITÀ, certe cose dovrebbero accadere in una data sequenza, non prima e non dopo, ma al momento giusto. Perché il cervello del lettore vuole essere soddisfatto. Anzi, coccolato. Vuole avere il tempo e la maniera di costruire i suoi disegni, le sue scenografie, le sue ipotesi. E guai se osiamo mettergli i bastoni tra le ruote.

5. Trama nascosta

Chi lavora a un giallo sa che deve sempre guardare a ciò che scrive come se fosse una realtà in negativo. Quel che tutti – ossia i personaggi e il lettore – ignorano, a lui deve essere perfettamente chiaro fin dall’inizio. Mi riferisco alla trama nascosta, le azioni occulte collegate al delitto ma anche i piccoli segreti custoditi dai sospettati, i fatti segreti e spregevoli celati dietro le quinte della trama. Buona parte di questi sono già accaduti all’apertura del prologo, altri si verificheranno a nostra insaputa nel corso dell’indagine.
Fare in modo che la trama nascosta e le situazioni messe in scena nel romanzo non vadano a cozzare l’una contro l’altra è un compito difficile, minuzioso, soggetto a continue riletture e revisioni, ma necessario, perché se solo il minimo dettaglio ci dovesse sfuggire di mano, se solo un tassello del puzzle non trovasse la sua perfetta collocazione all’interno del plot, il nostro gioco di prestigio andrebbe in fumo. E dal pubblico arriverebbero fischi e verdure marce.

Facciamo quindi molta attenzione a scrivere i nostri gialli. E non perdiamo mai di vista una verità assoluta: tutto considerato, l’assassino è sempre l’autore!