Oggi si tiene la finale dei Mondiali di Calcio 2026 tra Spagna e Argentina, ma vi ricordate vent’anni fa il silenzio irreale delle strade prima della finale Italia-Francia di Germania 2006? Quel tipo di emozione collettiva, mistica e totalizzante, oggi sembra quasi sbiadita a causa degli insuccessi della nostra Nazionale.
Per riaccendere quella scintilla e sottrarre il pallone al “tifo becero”, Ivan Colacino insieme a Pierluigi Pardo ha firmato “Il club dei piedi buoni. Giochi, enigmi e passatempi per amanti del pallone” un’opera che è un’enciclopedia di ricordi trasformata in enigmistica per tutte le età.
Chi vincerà i Mondiali di Calcio 2026? Intervista a Ivan Colacino
In questa intervista, Ivan Colacino ci porta nel dietro le quinte del libro, analizza lo stato di salute del nostro calcio e si sbilancia sull’atto conclusivo dei Mondiali 2026: stasera Spagna e Argentina si giocano la storia. Prevarrà l’organizzazione tattica delle Furie Rosse o il romanticismo dell’ultimo ballo di Lionel Messi?
Come è nata l’idea di trasformare questa enciclopedia di ricordi calcistici in un libro di quiz ed enigmistica per tutte le età?
Inizialmente l’idea con Salani era quella di rivivere le grandi telecronache storiche. Da una parte c’era un mostro sacro come Pierluigi Pardo, la “voce ufficiale” delle telecronache delle partite di calcio in Italia; dall’altra c’è un umile creator (Ivan Colacino) che in questo momento sta facendo anche lui le telecronache, ma doppiandole e reinterpretandole. Quindi il binomio, la coppia poteva sembrare vincente.
Poi abbiamo preferito puntare sui quiz incentrati sui ricordi calcistici perché il ricordo è una cosa oggettiva, democratica e inattaccabile dal tifo becero. Il libro vuole essere un’alternativa culturale e intergenerazionale allo smartphone, capace di far rivivere la memoria collettiva del calcio italiano.
Nella realizzazione del libro a quattro mani con Pardo, chi è stato il fantasista e chi il mediano?
Pardo è indubbiamente il fantasista: è uno showman a tutto tondo e un talento straordinario. È veramente un fenomeno, è come avere Messi davanti. E se hai Messi davanti, proprio come sta facendo adesso con l’Argentina, costruisci una squadra che possa abbinare alla qualità anche tanta quantità. Avendo lui davanti, io ho fatto volentieri il mediano (o la spalla), mettendo quantità e ordine nella struttura del libro a servizio della sua qualità.
Quale messaggio o insegnamento avete voluto lanciare con questo libro?
Voglio che passi il concetto che “il club dei piedi buoni” non è un libro solo per bambini, ma un ponte tra generazioni. Oggi il calcio italiano soffre di un forte disinnamoramento e di una mancanza di identità. Per ripartire non servono soluzioni immediate legati ai singoli risultati, ma una seria progettualità decennale che parta dai giovani. So che è una frase fatta “non c’è futuro senza passato”, l’avranno detta miliardi di persone, però la verità è questa. Spero che questo libro, nel suo piccolo, riaccenda la scintilla della passione per questo sport.
Se dovessi invitare un personaggio della cultura o della politica a mettersi alla prova con il libro, chi sceglieresti?
Più che politici (che richiederebbero una noiosa par condicio) o scrittori (anche se adoro Baricco), mi piacerebbe moltissimo coinvolgere gli stessi calciatori. Spesso sono blindati dalle loro società, ma sarebbe splendido scoprire la loro reale cultura sportiva, liberi da preconcetti o filtri social.
Stasera c’è Spagna-Argentina, finale dei mondiali di Calcio 2026. Qual è il rito o il passatempo ideale per stemperare l’ansia prima di una partita storica come una finale mondiale?
Io sono estremamente scaramantico e preferisco vivere le partite della Nazionale a casa, in totale silenzio con mio padre, per assimilare ogni singolo ricordo. Invece una partita così importante vista in un pub con il chiasso, insieme agli amici, con il ritardatario, la birra che ti arriva, quello che si ferma davanti alla televisione, a me personalmente potrebbe farmi andare un po’ di matto. Però apprezzo tantissimo, invece, chi ha il rituale di vedersi, per esempio, con gli amici per una birretta prima della partita.
Di Germania 2006 ricordo proprio il silenzio irreale e l’ansia per le strade prima del match, un’atmosfera quasi mistica che oggi purtroppo si è un po’ persa. Lo stesso silenzio che mi fa impressione adesso quando gioca la Nazionale, perché non senti più nessuno gridare nel palazzo e urlare per un gol dell’Italia. Sono due silenzi molto differenti, tra di loro simili ma allo stesso tempo distanti.
Domanda fatidica: chi vincerà i Mondiali di Calcio 2026?
La ragione dice Spagna, perché è più organizzata, fresca e ha convinto di più lungo tutto il percorso. Il cuore però dice Argentina, sperando nella favola e nel riscatto magico di un supereroe di 39 anni (Messi).
Credo che la Spagna parta molto favorita, anche perché ha giocato meno minuti rispetto all’Argentina e ha convinto di più durante il percorso. L’Argentina vive di strappi, però la Spagna è molto ben organizzata, quindi secondo me alla fine i Mondiali di Calcio li vince la Spagna, però il cuore vorrebbe la favola a lieto fine per il 10 dell’Argentina.
