Andrea Vitali presenta “Il piede nella fossa”: ironia, memoria e commedia di provincia a Bellano

Andrea Vitali a Pordenonelegge presenta “Il piede nella fossa”: una bizzarra commedia di provincia ambientata nella Bellano del 1931 con il maresciallo Maccadò.

Andrea Vitali presenta Il piede nella fossa ironia, memoria e commedia di provincia a Bellano

“È l’autunno del 1931 quando le corsie dell’ospedale Umberto I di Bellano cominciano a vibrare in risposta a una richiesta poco convenzionale di un paziente…” Andrea Vitali, finalista al Premio Strega 2009 con “Almeno il cappello” apre con questo gran fermento il suo nuovo romanzo: “Il piede nella fossa“, edito da Garzanti e presentato a Pordenonelegge 2026 . E così che il “narratore dell’Italia più vera” accompagna nuovamente lettrici e lettori nella sua Bellano, paese affacciato sul lago di Como.

Il piede nella fossa: un titolo che va preso alla lettera

Il titolo – rivela l’autore – è molto più letterale di quanto si possa pensare e nasce negli anni dell’università, quando Vitali frequentava l’ospedale di Bellano, situato in una posizione particolare tra lago e montagna. Frequentava soprattutto il reparto di pediatria e si chiedeva che fine facessero i lacerti delle operazioni chirurgiche. Nell’ospedale c’era inoltre un grande finestrone con vista sul lago, un elemento di fantasia che, come spesso succede allo scrittore lariano, diventa uno degli spunti della storia.

Il protagonista, Mentore Calcolati nasce con il piede sinistro equino, ma, nonostante questa malformazione, riesce comunque a scalare le sue amate montagne. La situazione si complica con il diabete e il protagonista accetta l’amputazione dell’arto destro, ma chiede che il piede venga inumato e desidera persino partecipare alla cerimonia. Il chirurgo Bombazza che lo segue si confida con suor Anastasia e i due accettano la bizzarra richiesta, senza rendersi conto però dei numerosi problemi pratici che questa decisione comporterà.

Una trama ricca di personaggi e di storie

La storia è ambientata nel 1931 ed è costruita come un romanzo corale, con numerosi personaggi che vengono richiamati e ricomposti alla fine del romanzo, indicati con nome e cognome perché questi – rivela l’autore- sono utili a descriverne la personalità. Grande importanza viene poi data alla ricostruzione della vita quotidiana e ai dettagli dell’epoca: ad esempio, i frigoriferi erano ancora molto rari: se ne contavano circa diecimila e uno viene collocato proprio a Bellano.

Il proprietario cioè il chirurgo Bombazza lo compra inizialmente, su suggerimento delle moglie per sfoggiarlo, ma poi scopre che può tornare utile per conservare qualcosa di molto particolare. Parallelamente alla vicenda del piede si sviluppa la storia di Lelio, un ragazzo che va a lavorare «all’altro capo del mondo», cioè a Monza. Ogni fine settimana Lelio va a trovare la zia Margherita, che vive in un ospizio.

È un uomo dall’animo di bambino, un personaggio quasi gogoliano, immerso nel grigiore della provincia. Vive in una pensione gestita da Natalina, che rappresenta una sorta di alter ego della zia. La sua esistenza procede in un equilibrio apparentemente stabile, fino a quando qualcosa interviene a turbare la situazione. Ed è a questo punto che romanzo compare il maresciallo Maccadò, coinvolto quando suor Anastasia gli chiede un parere legale ufficioso sull’inumazione del piede.

Gli anni Cinquanta e gli spunti della cronaca

Andrea Vitali manifesta una particolare fascinazione per gli anni Cinquanta, un periodo che considera ricco di relazioni umane. Alcuni episodi spulciati nella cronaca dell’epoca diventano stimoli per la scrittura. Oppure ci sono le suggestioni letterarie come I vagabondi di Olga Tokarczuk, testo nel quale è presente una storia che presenta una curiosa analogia con la storia di Bellano : un anatomista olandese, Philip Verheyen, conservò la propria gamba amputata nella propria camera per poterla studiare.

Il maresciallo Maccadò e la televisione

Il maresciallo Ernesto Maccadò è un personaggio ricorrente nelle storie di Vitali ed è anche il protagonista di una serie televisiva che sarà trasmessa dalla Rai nel prossimo autunni. La serie, intitolata Una finestra vista lago, è ambientata appunto a Bellano e nasce dalla trasposizione televisiva delle sue vicende. Vitali racconta di non aver mai pensato a una trasposizione televisiva delle sue opere.

L’esperienza fatta però gli ha fatto comprendere la differenza tra scrittura e sceneggiatura e lo ha avvicinato al suo mentore Andrea Camilleri perché lo sceneggiatore è lo stesso de Il Commissario Montalbano. Per la capacità di raccontare la provincia, gli aneddoti e le relazioni umane attraverso una grande attenzione al dettaglio, anche quando questo dettaglio si allontana dal verosimile Vitali è considerato il Camilleri del Nord, paragone – rivela l’autore – che lo riempie d’orgoglio.

L’ultima domanda è sul disimpegno politico di Maccadò: personaggio un po’ insofferente della sua epoca, anche se non esprime apertamente un giudizio sul fascismo. Nelle intenzioni di Vitali, infatti, non c’è il desiderio di “mettersi in cattedra”: l’obiettivo – conclude Vitali – è mantenere il tono della commedia e raccontare la provincia attraverso i suoi personaggi, le sue stranezze e le sue vicende quotidiane.