Addio a Romano Montroni, il libraio dei librai

In ricordo di Romano Montroni, il ‘libraio dei librai’. Storico direttore di Feltrinelli e presidente del Cepell, ha reso la lettura un bene comune, democratico e libero.

Addio a Romano Montroni, il libraio dei librai

Lutto nel mondo dell’editoria. E’ morto Romano Montroni, figura di riferimento per l’editoria italiana che ha contribuito a selezionare e formare oltre seicento librai e a inaugurare decine e decine di librerie. Per decenni, Montroni non si è limitato a distribuire e vendere volumi; ha costruito ponti, ha acceso passioni assopite, ha trasformato le librerie da semplici negozi a piazze aperte sul mondo, luoghi di incontro, di scontro intellettuale e di pura meraviglia.

“La promozione della lettura e l’amore per i libri sono stati i fari della vita professionale di Romano Montroni. Ha diretto librerie, ha insegnato la professione di libraio a centinaia di giovani, ha guidato il Centro per il Libro e la Lettura coprendo ogni incarico con professionalità e passione. L’editoria italiana perde con lui un grande protagonista” ha dichiarato il presidente dell’Associazione Italiana Editori Innocenzo Cipolletta in ricordo di Montroni.

Romano Montroni: una vita tra le pagine

Nato a Imola, Romano Montroni ha legato indissolubilmente il suo nome alla storia e al successo delle Librerie Feltrinelli, di cui è stato direttore per oltre trent’anni. Entrato giovanissimo in quell’universo in fermento, ha saputo interpretare la visione pionieristica di Giangiacomo Feltrinelli, traducendola in una realtà quotidiana, democratica e accessibile a tutti.

Prima del suo avvento, la libreria tradizionale era spesso percepita come un luogo polveroso, austero e intimidatorio, dove i volumi erano custoditi gelosamente dietro un bancone e il cliente doveva quasi “chiedere il permesso” per consultarli. Montroni ha letteralmente abbattuto quelle barriere. Ha voluto gli scaffali aperti, il libero accesso, la possibilità per il lettore di perdersi tra le copertine, di sfogliare, di annusare la carta e di scegliere in totale autonomia.

Ha capito, prima di chiunque altro in Italia, che la libreria doveva trasformarsi in un centro culturale fluido, uno spazio sociale in cui le persone potessero trascorrere il proprio tempo libero, confrontarsi e, infine, scoprirsi.

Il mestiere del libraio come arte e missione

Per Montroni, fare il libraio rappresentava una vocazione profonda, una forma d’arte che richiedeva una spiccata psicologia, un’empatia fuori dal comune e una curiosità insaziabile. Lo ha spiegato magistralmente nel suo celebre saggio, Vendere l’anima. Il mestiere del libraio, un testo che oggi suona come un vero e proprio testamento spirituale per chiunque decida di intraprendere questa strada.

“Il libraio non vende semplicemente carta stampata: vende sogni, risposte, conforto, strumenti per capire il mondo e se stessi. Per questo motivo deve saper ascoltare chi ha di fronte, prima ancora di consigliare.”

Montroni sapeva che il destino di uno scrittore e quello di un lettore si incrociano spesso grazie all’intuizione silenziosa di chi sta dietro al bancone. Il vero libraio, secondo la sua visione, deve saper anticipare i desideri del cliente, leggendogli quasi nel pensiero, trovando quel volume perfetto capace di cambiargli la giornata o, talvolta, la vita.

Questo approccio umano lo ha portato a dedicarsi con immenso amore all’insegnamento. Come docente e coordinatore della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, ha formato intere generazioni di professionisti, trasmettendo loro non solo le competenze tecniche della gestione economica di un punto vendita, ma soprattutto il “fuoco sacro” della mediazione culturale. Il libraio, nella sua visione, è una sentinella della democrazia: più libri si leggono, più la società diventa libera, critica e consapevole.

L’impegno istituzionale per la cura della lettura: gli anni al Cepell

Il suo impegno non si è esaurito tra gli scaffali o nelle aule di formazione. Romano Montroni ha portato la sua competenza e la sua inesauribile energia anche sul piano istituzionale, ricoprendo la carica di presidente del CEPELL (Centro per il libro e la lettura), l’istituto del Ministero della Cultura che ha il compito di attuare politiche di diffusione del libro in Italia.

In questo ruolo, Montroni ha combattuto una battaglia instancabile contro l’analfabetismo emotivo e l’apatia culturale, promuovendo iniziative volte a portare la lettura ovunque: nelle scuole, nelle carceri, negli ospedali, nelle periferie degradate e nei piccoli comuni isolati. Durante la sua presidenza, ha insistito fortemente sul concetto di “Patti per la lettura”, stringendo alleanze tra sindaci, scuole, biblioteche e librerie per creare una rete di protezione culturale.

Per lui, il libro era un bene comune primario, esattamente come l’acqua o la sanità, e come tale andava tutelato e diffuso capillarmente. Non amava i toni snob o elitari di certa intellettualità; preferiva la concretezza di un libro regalato a un bambino o di una biblioteca scolastica finalmente rifornita di novità editoriali.

L’eredità che ci resta

La scomparsa di Romano Montroni ci lascia orfani di una guida e di un punto di riferimento, ma ci impone anche una responsabilità precisa. non c’è miglior modo per rendergli omaggio se non quello di mettere in pratica i suoi insegnamenti ogni volta che apriamo un libro, ogni volta che consigliamo una lettura a un amico, ogni volta che sosteniamo una libreria indipendente o di quartiere.