Saggi a settembre? Settembre non è soltanto il mese delle grandi uscite di narrativa. Il ritorno alla quotidianità può essere anche l’occasione per scegliere libri che chiedono un tipo di attenzione differente, capaci di portarci dentro questioni storiche, sociali e personali che continuano a riguardarci molto da vicino.
Tra le novità del mese troviamo infatti opere che parlano dell’amore delle nuove generazioni e delle trasformazioni della coppia, ma anche libri che tornano alla storia italiana del Novecento, interrogando il fascismo o utilizzando una finale di Coppa Davis per raccontare un Paese attraversato da profonde tensioni politiche.
A questi si aggiungono un ritratto insolito di Niccolò Machiavelli e il nuovo libro di Yiyun Li, vincitore del Premio Pulitzer 2026 per Memoir o Autobiografia, che affronta la perdita dei suoi due figli attraverso una riflessione radicale sul linguaggio, sulla memoria e sulla possibilità di continuare a vivere. Cinque libri molto diversi, dunque, ma accomunati dalla capacità di utilizzare la saggistica e la scrittura autobiografica per mettere in discussione ciò che crediamo di sapere.
5 saggi da leggere tra le novità di settembre 2026
“L’anno della Davis. Il 1976 e l’Italia che cambia” di Eliana Di Caro, Il Mulino
In uscita l’11 settembre, “L’anno della Davis. Il 1976 e l’Italia che cambia” parte da uno degli episodi più celebri dello sport italiano per raccontare qualcosa di molto più grande di una vittoria tennistica. Eliana Di Caro torna al 1976, l’anno in cui Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti e Tonino Zugarelli portarono l’Italia alla finale di Coppa Davis contro il Cile, conquistando quella che ancora oggi rimane l’unica vittoria italiana nella competizione maschile prima dei successi dell’era contemporanea. Ma quella trasferta a Santiago fu soprattutto un caso politico nazionale.
Il Cile era governato dalla dittatura di Augusto Pinochet e in Italia si discusse aspramente sull’opportunità di disputare la finale. Partecipare significava legittimare il regime oppure lasciare il campo agli avversari avrebbe consegnato a Pinochet una vittoria propagandistica ancora maggiore? Intorno alla squadra si concentrarono così alcune delle tensioni che attraversavano l’Italia del 1976, segnata dal terrorismo, dalla crisi economica e politica, dalle mobilitazioni femministe e da un conflitto sociale sempre più evidente.
A cinquant’anni di distanza, Di Caro ricostruisce quella vicenda intrecciando sport e storia e utilizzando anche le testimonianze di Giuliano Amato e Paolo Bertolucci. La Coppa Davis diventa così una lente attraverso cui osservare un’intera società. È proprio questo a rendere il libro interessante anche per chi normalmente non legge saggi sportivi: al centro non c’è soltanto il tennis, ma il rapporto tra sport, politica, opinione pubblica e responsabilità individuale.
“L’ascesa del fascismo in Italia e altri scritti tedeschi (1919-1928)” di Robert Michels, Mimesis
Il 18 settembre Mimesis pubblica “L’ascesa del fascismo in Italia e altri scritti tedeschi (1919-1928)” di Robert Michels, con traduzione e cura di Giovanni De Ghantuz Cubbe e una postfazione di Carlo Mongardini. Il volume riunisce alcuni degli scritti in lingua tedesca più significativi che Michels dedicò all’Italia del primo dopoguerra, all’affermazione del fascismo e al suo progressivo consolidamento.
Il valore del libro sta anche nella posizione problematica del suo autore. Michels, sociologo noto soprattutto per gli studi sulle élite e per quella che viene definita la “legge ferrea dell’oligarchia”, osservò le trasformazioni politiche del proprio tempo arrivando progressivamente ad avvicinarsi al fascismo. Gli scritti permettono quindi di seguire dall’interno le tensioni di un pensiero nel quale l’analisi politica e sociologica finisce per convivere con la speranza riposta dall’autore in un nuovo ordine fascista.
Leggerlo oggi significa soprattutto avere a disposizione un documento per comprendere come una parte della cultura europea abbia interpretato l’indebolimento delle democrazie liberali dopo la Prima guerra mondiale e l’affermazione dei movimenti autoritari. Il rapporto tra élite, masse, democrazia e potere attraversa l’intera raccolta e rende il volume utile anche per interrogare il funzionamento dei sistemi politici contemporanei. Non un libro che offre risposte semplici, quindi, ma una fonte storica e intellettuale attraverso cui osservare le contraddizioni di un’epoca che avrebbe cambiato definitivamente la storia europea.
“Le cose in natura semplicemente crescono” di Yiyun Li, NN Editore
Tra le uscite più intense del mese c’è “Le cose in natura semplicemente crescono” di Yiyun Li, pubblicato da NN Editore il 22 settembre e preceduto da una prefazione di Andrea Bajani. Il libro arriva in Italia dopo aver vinto il Premio Pulitzer 2026 nella categoria Memoir o Autobiografia e nasce dall’esperienza più dolorosa attraversata dalla scrittrice: la morte dei suoi due figli, Vincent nel 2017, a sedici anni, e James nel 2024, a diciannove anni, entrambi morti per suicidio.
Yiyun Li sceglie però di non trasformare il dolore in una narrazione consolatoria. Il centro del memoir è piuttosto la difficoltà stessa di trovare parole capaci di contenere una perdita simile. Scrivere significa confrontarsi con ciò che il linguaggio non riesce a dire e, contemporaneamente, continuare a usarlo perché è uno degli strumenti rimasti per mantenere una relazione con chi non è più fisicamente presente. Persino i tempi verbali diventano importanti: Vincent e James non appartengono semplicemente a un passato chiuso, perché il legame di una madre con i propri figli continua a esistere.
Da qui nasce anche una riflessione più ampia su ciò che permette alla vita di proseguire accanto all’assenza. Li torna alla scrittura, coltiva il giardino, legge Albert Camus e Ludwig Wittgenstein, impara a suonare il pianoforte. Sono gesti quotidiani che non cancellano ciò che è accaduto, ma costruiscono una forma possibile di permanenza. “Le cose in natura semplicemente crescono” promette così di essere una delle uscite saggistiche e autobiografiche più importanti di settembre: un libro sul lutto, certamente, ma soprattutto sul rapporto tra memoria, linguaggio e vita.
“A volte ti amo. La rivoluzione dei rapporti nel mondo fragile delle nuove generazioni” di Matteo Lancini, Einaudi
Che cosa sta succedendo all’amore? È una delle domande da cui parte Matteo Lancini in “A volte ti amo. La rivoluzione dei rapporti nel mondo fragile delle nuove generazioni”, in libreria dal 22 settembre per Einaudi. Psicologo e psicoterapeuta, Lancini concentra da anni il proprio lavoro sul mondo degli adolescenti e dei giovani adulti e utilizza questa esperienza per osservare una trasformazione che riguarda la coppia, il sesso, il corteggiamento e perfino il modo in cui viene percepita la dipendenza dall’altro.
Le nuove generazioni sono cresciute all’interno di un modello educativo che ha attribuito un’importanza enorme all’autonomia personale. Essere indipendenti, costruire il proprio progetto individuale e non avere bisogno di nessuno sono diventati valori fondamentali. Ma che cosa accade quando questa idea incontra una relazione sentimentale, che inevitabilmente richiede compromesso, vulnerabilità e investimento nell’altro? Lancini parte da questa contraddizione per interrogare la preferenza per le “frequentazioni” rispetto alle relazioni definite, la difficoltà del corteggiamento, il calo dell’interesse per il sesso e le nuove forme di controllo digitale all’interno della coppia.
Il libro affronta anche questioni come la condivisione delle password, la geolocalizzazione del partner, la dipendenza affettiva e le emozioni che accompagnano una separazione. Ne emerge un’indagine che può interessare ben oltre il mondo degli adolescenti, perché mostra come siano cambiati il nostro rapporto con l’intimità e l’idea stessa di coppia. Sullo sfondo c’è inoltre un tema decisivo: educazione affettiva e contrasto alla violenza di genere richiedono la capacità di comprendere davvero il mondo emotivo delle nuove generazioni, invece di limitarsi a trasmettere regole astratte.
“Alfabeto Machiavelli” di Franco Bernini, Edizioni e/o
Con “Alfabeto Machiavelli”, Franco Bernini sceglie una strada originale per avvicinarsi a una delle figure più conosciute e contemporaneamente più fraintese della cultura italiana. Il libro costruisce infatti una sorta di biografia attraverso ventuno voci, organizzando il ritratto di Niccolò Machiavelli come un abbecedario che passa dagli “amori” alla “virtù”, attraversando parole come burle, sesso, fortuna, invidia, occasione e potere.
L’intento è liberare Machiavelli almeno in parte dal Machiavelli che abbiamo costruito dopo la sua morte. Il suo stesso nome è diventato un aggettivo, “machiavellico”, utilizzato per indicare comportamenti astuti, manipolatori e privi di scrupoli. All’estremo opposto troviamo invece l’interpretazione di chi ne sottolinea il repubblicanesimo, il valore attribuito alla libertà e la lucidità con cui osservò i meccanismi del potere. Bernini prova ad attraversare queste immagini restituendo spazio alle parole dello stesso Machiavelli, alle lettere indirizzate agli amici e agli amori, ma anche alle testimonianze di chi gli fu vicino e alle voci dei suoi nemici.
Cinque libri per leggere il presente attraverso prospettive diverse
La selezione mostra soprattutto quanto sia ampio oggi il territorio della saggistica. Una partita di tennis può diventare il punto di partenza per raccontare l’Italia degli anni Settanta, gli scritti di Robert Michels possono aiutarci a ricostruire il rapporto tra intellettuali e fascismo, mentre Matteo Lancini osserva un cambiamento che sta avvenendo sotto i nostri occhi: quello delle relazioni affettive e della stessa idea di coppia. Yiyun Li porta invece la riflessione nel territorio più intimo della perdita, interrogando ciò che il linguaggio può ancora fare quando sembra non esistere una parola sufficiente a raccontare il dolore.

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