Che cosa legge una scrittrice che ha contribuito a cambiare la letteratura contemporanea? Quando si pensa a Margaret Atwood, vengono immediatamente in mente i suoi romanzi distopici, le protagoniste femminili complesse e la capacità di trasformare questioni politiche, sociali e culturali in storie che continuano a interrogare il presente.
Ma accanto alla sua produzione narrativa esiste un’altra dimensione particolarmente interessante: quella della lettrice, capace di riconoscere il valore di opere molto diverse tra loro e di condividere con il pubblico le proprie scoperte letterarie.
Nel novembre 2016, la rivista culturale Literary Hub ha raccolto alcune raccomandazioni che Atwood aveva pubblicato attraverso Reco, un’applicazione dedicata alla condivisione dei libri preferiti.
Non si trattava di una classifica costruita per promuovere i romanzi più venduti, ma di una selezione personale attraverso la quale la scrittrice raccontava, con osservazioni spesso ironiche e acute, che cosa l’avesse colpita di determinate letture. A emergere è un universo culturale nel quale convivono sperimentazione narrativa, sensibilità sociale, ricerca artistica e profondo interesse per le possibilità del linguaggio.
Tra i nomi selezionati troviamo Max Porter, che ha raccontato il lutto attraverso una forma letteraria insolita; Lucia Berlin, maestra del racconto americano che ha trasformato la propria esperienza in materia narrativa; George Saunders, autore di un romanzo che intreccia storia e dimensione ultraterrena; Mason Currey, studioso delle abitudini dei grandi artisti; e Ursula K. Le Guin, una delle voci più importanti della narrativa fantastica e della riflessione sul valore culturale della scrittura.
Queste cinque opere permettono di conoscere meglio anche l’idea di letteratura di Margaret Atwood, profondamente legata alla libertà espressiva, alla molteplicità delle prospettive e alla capacità dei libri di mostrare aspetti dell’esistenza che normalmente rimangono invisibili. Quattro di questi titoli sono disponibili in traduzione italiana; il quinto, “Words Are My Matter”, viene presentato con il titolo originale perché non risulta una traduzione integrale italiana verificata.
5 libri consigliati da Margaret Atwood da conoscere
“Il dolore è una cosa con le piume” di Max Porter, traduzione di Federica Aceto, Sellerio
Che forma assume il dolore quando una persona scompare dalla nostra vita? E soprattutto, come si può raccontare un’esperienza che sembra sottrarsi continuamente alle parole? Sono queste alcune delle domande intorno alle quali prende forma “Il dolore è una cosa con le piume”, il romanzo d’esordio di Max Porter, pubblicato originariamente nel 2015 e arrivato in Italia grazie a Guanda, sarà ripubblicato da Sellerio a Novembre.
L’opera racconta la storia di un padre rimasto vedovo e dei suoi due figli, costretti a confrontarsi con un’assenza improvvisa che modifica profondamente la quotidianità familiare. Nel momento in cui il dolore sembra impossibile da elaborare, nella loro casa compare un corvo, creatura imprevedibile che diventa una presenza centrale nel processo di trasformazione del lutto.
Il romanzo si distingue per una costruzione narrativa che attraversa poesia, teatro e prosa, alternando differenti voci e registri espressivi. Il corvo, legato anche all’immaginario poetico di Ted Hughes, assume un ruolo ambiguo: può apparire come un disturbatore, una figura consolatoria oppure una manifestazione concreta delle emozioni che i protagonisti non riescono a comprendere. La sua presenza permette a Porter di raccontare il dolore sottraendolo alla rappresentazione convenzionale della sofferenza, mostrando quanto il lutto possa essere contraddittorio, assurdo e attraversato persino da momenti di umorismo.
Uno degli aspetti più interessanti dell’opera è la scelta di non considerare la perdita come un percorso lineare, destinato necessariamente a concludersi con una completa riconciliazione. Il dolore modifica continuamente la percezione della realtà, si manifesta attraverso ricordi improvvisi e convive con la necessità di continuare a vivere. La scrittura frammentaria rispecchia questa condizione, perché anche il linguaggio sembra attraversare la stessa difficoltà dei personaggi nel dare ordine a ciò che è accaduto.
Margaret Atwood ha apprezzato particolarmente questa capacità di costruire una narrazione corale, descrivendo il libro come inventivo, oscuro, triste, bizzarro, divertente e profondamente umano. Il suo entusiasmo nasce proprio dalla libertà con cui Porter supera i confini tradizionali del romanzo, dando vita a un’opera nella quale sperimentazione letteraria e intensità emotiva risultano inseparabili. È una lettura consigliata a chi cerca storie sul lutto che sappiano andare oltre le formule più prevedibili, offrendo una riflessione sull’amore, sull’assenza e sulla straordinaria capacità dell’immaginazione di accompagnarci nei momenti più difficili.
“La donna che scriveva racconti” di Lucia Berlin, traduzione di Federica Aceto, Bollati Boringhieri
Lucia Berlin è una delle figure più affascinanti della letteratura americana del Novecento, una scrittrice che ha raggiunto un riconoscimento internazionale molto ampio soprattutto dopo la morte. “La donna che scriveva racconti”, pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri, raccoglie numerose storie nelle quali l’autrice osserva personaggi spesso lontani dalle rappresentazioni più convenzionali della società statunitense. Donne delle pulizie, madri, infermiere, persone alle prese con dipendenze, difficoltà economiche e relazioni complicate diventano protagoniste di una narrativa che restituisce dignità alle vite apparentemente ordinarie.
Il titolo originale della raccolta è “A Manual for Cleaning Women”, e proprio uno dei racconti più rappresentativi dell’autrice racconta l’esperienza di una donna che lavora nelle case degli altri, osservando abitudini, differenze sociali e contraddizioni attraverso uno sguardo capace di cogliere dettagli che normalmente passano inosservati. Berlin attribuisce grande importanza agli ambienti quotidiani, ai piccoli gesti e alle conversazioni, trasformandoli in strumenti attraverso i quali esplorare questioni più ampie come la solitudine, la maternità, la povertà e il desiderio di libertà.
La particolarità della sua narrativa emerge soprattutto dal rapporto tra esperienza autobiografica e invenzione. Berlin ha conosciuto personalmente molte delle condizioni che attraversano i suoi racconti, ma il materiale della vita viene trasformato attraverso un lavoro di selezione, ritmo e costruzione narrativa. Il risultato è una letteratura capace di conservare una forte impressione di autenticità senza rinunciare alla complessità dell’invenzione artistica.
Un altro elemento fondamentale è la sua attenzione per le donne. Le protagoniste di Berlin possono essere fragili, contraddittorie, arrabbiate oppure incapaci di trovare una direzione stabile, ma vengono raccontate senza essere ridotte a esempi morali. L’autrice restituisce loro la possibilità di esistere nella propria imperfezione, mostrando quanto le aspettative sociali possano entrare in conflitto con i desideri individuali. Questa sensibilità rende i suoi racconti particolarmente significativi anche all’interno di una riflessione femminista sulla rappresentazione delle esperienze femminili.
Margaret Atwood ha consigliato l’opera sottolineandone la durezza e invitando i lettori a lasciarsi coinvolgere fino a incontrare una voce davvero eccezionale. Il suo apprezzamento appare coerente con l’interesse che attraversa molti dei suoi romanzi: raccontare le persone attraverso le loro contraddizioni, mostrando ciò che il linguaggio pubblico e le convenzioni tendono a nascondere.
“La donna che scriveva racconti” è una lettura preziosa per chi ama la narrativa breve, le storie intensamente umane e le opere nelle quali la quotidianità diventa uno spazio di riflessione sulla società. È anche un’occasione per recuperare una scrittrice capace di trasformare esperienze difficili in racconti attraversati da ironia, lucidità e straordinaria vitalità.
“Lincoln nel Bardo” di George Saunders, traduzione di Cristiana Mennella, Feltrinelli
Esistono romanzi storici che ricostruiscono avvenimenti documentati ed esistono opere che partono dalla storia per immaginare ciò che nessun documento potrebbe raccontare. “Lincoln nel Bardo” di George Saunders appartiene a questa seconda categoria e rappresenta uno degli esperimenti narrativi più originali della letteratura americana contemporanea. Pubblicato nel 2017 e vincitore del Booker Prize, il romanzo prende spunto dalla morte di Willie Lincoln, figlio del presidente Abraham Lincoln, scomparso nel 1862 quando aveva soltanto undici anni.
La vicenda si sviluppa intorno al cimitero nel quale il bambino è stato sepolto, immaginando l’esistenza di uno spazio intermedio abitato da anime che non riescono ad accettare pienamente la propria morte. Questo luogo, richiamato nel titolo attraverso il concetto di bardo, diventa un territorio sospeso nel quale convivono voci, ricordi, desideri e rimpianti. Al centro della narrazione troviamo il dolore di un padre incapace di separarsi definitivamente dal figlio, ma anche una moltitudine di personaggi che cercano di dare un significato alla propria esistenza.
La costruzione del romanzo è particolarmente insolita. Saunders alterna documenti storici, testimonianze e interventi di figure immaginarie, dando vita a una struttura corale nella quale nessuna voce possiede il controllo assoluto del racconto. Questa scelta permette di affrontare il lutto da prospettive differenti e di rappresentare la memoria come uno spazio nel quale realtà e interpretazione continuano a intrecciarsi.
La dimensione storica assume inoltre un significato particolare perché la vicenda si svolge durante la guerra civile americana. Il dolore privato di Lincoln si inserisce così in un momento di profonda frattura collettiva, nel quale la morte attraversa l’esperienza di un intero Paese. Saunders costruisce un parallelismo tra la perdita individuale e quella storica, mostrando come il potere politico non possa cancellare la vulnerabilità della condizione umana.
Margaret Atwood ha espresso un giudizio entusiasta sull’opera, individuandovi richiami letterari che vanno da Dante a Walt Whitman, da Samuel Beckett alla tradizione poetica e spirituale. Nelle sue parole emerge soprattutto l’apprezzamento per la capacità di Saunders di costruire un libro commovente e profondamente originale, nel quale il dolore viene rappresentato attraverso una forma letteraria difficile da classificare.
“Lincoln nel Bardo” è consigliato a chi ama la narrativa sperimentale, i romanzi storici che dialogano con il fantastico e le storie capaci di interrogare il rapporto tra vita e morte. È un’opera che richiede attenzione, ma che offre una particolare esperienza di lettura, invitando a considerare la memoria e l’amore come forze capaci di attraversare persino i confini dell’esistenza.
“Rituali quotidiani” di Mason Currey, traduzione di Daniela Marina Rossi, Vallardi
Da dove nasce la creatività? Esiste un metodo capace di favorire la nascita di un’opera d’arte oppure ogni artista deve costruire un rapporto personale con il proprio lavoro? Sono queste alcune delle domande affrontate da Mason Currey in “Rituali quotidiani”, pubblicato in italiano da Vallardi. Il libro raccoglie numerosi ritratti di scrittori, musicisti, pittori, registi e intellettuali, ricostruendo le abitudini attraverso le quali hanno organizzato la propria esistenza e la propria attività creativa.
L’opera racconta comportamenti spesso eccentrici, ma soprattutto mette in evidenza quanto differenti possano essere le modalità attraverso le quali si costruisce una disciplina artistica. Alcuni autori lavoravano nelle prime ore del mattino, altri preferivano la notte; c’era chi aveva bisogno di un ambiente rigorosamente ordinato e chi trovava ispirazione nel disordine. Le abitudini diventano così una chiave per comprendere il rapporto tra immaginazione, tempo e necessità quotidiane.
Uno degli aspetti più interessanti del volume è la possibilità di osservare i grandi artisti lontano dall’immagine idealizzata del genio. La creatività viene ricondotta alla dimensione concreta dell’esistenza, fatta di lavoro, stanchezza, difficoltà economiche e tentativi di trovare un equilibrio tra gli impegni personali e la realizzazione delle proprie opere. Currey mostra che dietro risultati straordinari si nascondono spesso gesti ripetuti, organizzazioni del tempo molto personali e una continua negoziazione con la quotidianità.
Margaret Atwood ha commentato il libro con la consueta ironia, osservando come ogni lettore possa trovare almeno un artista rispetto al quale sentirsi più pigro oppure più produttivo. La scrittrice ha però sottolineato anche un limite interessante della selezione: la scarsa rappresentazione delle donne. Si tratta di un’osservazione che introduce una questione culturale importante, perché le possibilità di dedicarsi alla creazione artistica sono state storicamente condizionate dal genere, dalle responsabilità familiari e dalle differenti opportunità sociali.
Questa riflessione rende particolarmente significativo anche il successivo lavoro di Mason Currey, “Grandi artiste al lavoro. Stranezze, manie e rituali quotidiani”, pubblicato in italiano da Neri Pozza nella traduzione di Chiara Brovelli. In questo secondo volume, dedicato specificamente alle donne, vengono approfondite le condizioni materiali e culturali nelle quali numerose artiste hanno dovuto trovare il tempo e lo spazio necessari alla propria attività creativa.
“Rituali quotidiani” è quindi una lettura adatta a chi ama la letteratura, l’arte e la storia culturale, ma anche a chi desidera comprendere come nascono le opere e quale rapporto esista tra disciplina e immaginazione. Il suo insegnamento più interessante consiste forse nel mostrare che non esiste un’unica formula per creare: ogni percorso artistico prende forma attraverso condizioni, esigenze e sensibilità differenti.
“Words Are My Matter” di Ursula K. Le Guin, non ancora tradotto
Ursula K. Le Guin è stata una delle scrittrici più importanti del Novecento, capace di trasformare la fantascienza e il fantasy in strumenti di riflessione filosofica, politica e sociale. Accanto ai suoi celebri romanzi, l’autrice ha sviluppato una produzione saggistica dedicata alla letteratura, al linguaggio e al ruolo dell’immaginazione nella società. “Words Are My Matter”, pubblicato originariamente nel 2016, raccoglie interventi, recensioni, saggi e riflessioni attraverso le quali emerge una delle voci intellettuali più originali della cultura contemporanea.
Il volume affronta numerose questioni legate alla scrittura e alla lettura, interrogandosi sul valore della narrativa, sul rapporto tra letteratura e mercato editoriale e sulle gerarchie culturali che hanno spesso relegato i generi fantastici in una posizione considerata secondaria. Le Guin mette in discussione l’idea che soltanto determinate forme narrative possano essere riconosciute come letteratura di valore, sostenendo invece la necessità di giudicare le opere attraverso la qualità della scrittura e la loro capacità di interrogare l’esperienza umana.
Particolarmente importante è la riflessione sul ruolo delle donne nella cultura letteraria. Le Guin ha dedicato grande attenzione alle difficoltà incontrate dalle scrittrici nel conquistare riconoscimento e autorevolezza, mostrando come la costruzione del canone abbia spesso rispecchiato rapporti di potere e pregiudizi sociali. La sua scrittura saggistica diventa così uno strumento attraverso il quale interrogare il rapporto tra rappresentazione, linguaggio e libertà.
Anche l’immaginazione occupa una posizione centrale. Per Le Guin inventare mondi alternativi non significa semplicemente allontanarsi dalla realtà, ma costruire nuove prospettive attraverso le quali osservare il presente. La narrativa fantastica può mettere in discussione le strutture sociali considerate inevitabili, immaginando forme differenti di convivenza, identità e organizzazione collettiva.
Margaret Atwood ha espresso un particolare apprezzamento per questo volume, descrivendo l’esperienza della lettura come un incontro con una mente elegante, coraggiosa e curiosa. La sua raccomandazione sottolinea il carattere conversazionale della scrittura di Le Guin, capace di affrontare argomenti complessi mantenendo una voce personale e riconoscibile.
Per i lettori italiani è importante segnalare che non risulta una traduzione integrale italiana verificabile di “Words Are My Matter”. Per avvicinarsi comunque al pensiero dell’autrice attraverso opere disponibili in italiano si possono recuperare altri suoi saggi e testi sulla scrittura, tenendo presente che non costituiscono traduzioni equivalenti di questa raccolta.
Perché leggere i libri consigliati da Margaret Atwood?
Le cinque opere selezionate da Margaret Atwood raccontano aspetti molto diversi della letteratura, ma condividono una caratteristica fondamentale: la capacità di spostare lo sguardo del lettore oltre ciò che appare immediatamente visibile. Max Porter trasforma il lutto in un’esperienza narrativa sorprendente, Lucia Berlin restituisce dignità alle vite quotidiane, George Saunders intreccia storia e immaginazione per raccontare la perdita, Mason Currey indaga il lavoro concreto che si nasconde dietro la creazione artistica e Ursula K. Le Guin riflette sul potere delle parole di modificare la nostra comprensione della realtà.
Attraverso questi consigli emerge una concezione della lettura molto vicina all’universo narrativo della stessa Atwood. La letteratura diventa uno spazio nel quale è possibile interrogare i rapporti di potere, riconoscere esperienze generalmente trascurate e sperimentare linguaggi capaci di raccontare ciò che le forme convenzionali non riescono a esprimere.
Il valore di questa selezione risiede soprattutto nella sua varietà. Romanzi sperimentali, racconti e saggi convivono all’interno di un percorso che invita a leggere con curiosità, senza considerare i generi letterari come confini invalicabili. Seguendo questi cinque consigli, possiamo dunque avvicinarci non soltanto a opere significative della letteratura contemporanea, ma anche a un’idea della cultura fondata sulla libertà di esplorare, comprendere e immaginare il mondo da prospettive sempre nuove.

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