5 libri di Virginia Woolf da leggere per conoscere davvero la scrittrice, più 2 bonus imperdibili

Virginia Woolf non è soltanto “Una stanza tutta per sé” o “La signora Dalloway”. Dalla sperimentazione radicale di “Le onde” alla memoria familiare di “Gita al faro”, fino alla sorprendente commedia “Freshwater”, ecco cinque opere per attraversare il suo universo letterario e due bonus che permettono di entrare direttamente nella vita e nel laboratorio creativo…

5 libri di Virginia Woolf da leggere per conoscere davvero la scrittrice, più 2 bonus imperdibili

Virginia Woolf è una di quelle scrittrici che rischiamo di conoscere prima ancora di averle lette. Il suo volto, le sue frasi, “Una stanza tutta per sé”, il Bloomsbury Group, il rapporto con Vita Sackville-West sono diventati parte di un immaginario culturale che spesso precede l’incontro vero con la sua scrittura. Eppure ridurre Woolf a una grande autrice del modernismo o a un’icona del pensiero femminista significa perdere proprio ciò che rende ancora oggi così sorprendente leggerla: la capacità di cambiare forma continuamente, di trasformare una giornata apparentemente ordinaria in un’indagine sull’esistenza, una famiglia in un universo di coscienze, il movimento del mare nella misura stessa del tempo.

Da dove cominciare, allora? Abbiamo scelto cinque opere molto diverse tra loro, perché conoscere Virginia Woolf significa necessariamente attraversare più di una Virginia Woolf. Ci sono la romanziera, la saggista, la sperimentatrice, l’osservatrice dei rapporti familiari e persino l’autrice capace di usare ironia e commedia per giocare con il proprio ambiente culturale. E alla fine ci sono due bonus particolari: i primi due volumi dei suoi “Diari”, grazie ai quali possiamo osservare la scrittrice mentre cerca, costruisce e infine trova la voce con cui avrebbe cambiato la letteratura del Novecento.

Virginia Woolf, 5 libri per entrare nell’universo di una delle più grandi scrittrici del Novecento

Virginia Woolf nasce a Londra nel 1882 in una famiglia profondamente inserita nell’ambiente culturale britannico. La sua vicenda personale e intellettuale si intreccerà con quella del Bloomsbury Group e, insieme al marito Leonard Woolf, fonderà la Hogarth Press, destinata a diventare uno dei luoghi editoriali più interessanti del modernismo inglese. Ma per comprendere la sua importanza bisogna soprattutto guardare alla rivoluzione compiuta nella pagina: Woolf sposta il centro del romanzo dagli avvenimenti alla percezione degli avvenimenti, dal fatto esteriore alla coscienza che lo attraversa.

Ne deriva una letteratura in cui tempo, memoria, identità, desiderio, morte, relazioni tra uomini e donne e possibilità di espressione diventano continuamente materia narrativa. I cinque libri che seguono non rappresentano quindi una classifica, ma cinque porte d’ingresso diverse nella sua opera.

Le onde”, Virginia Woolf, Einaudi

Se si vuole incontrare la Virginia Woolf più sperimentale, “Le onde” è probabilmente il punto d’arrivo. Pubblicato originariamente nel 1931, il romanzo rinuncia quasi completamente alla struttura narrativa tradizionale e affida la propria costruzione alle voci di Bernard, Susan, Rhoda, Neville, Jinny e Louis, sei personaggi che seguiamo dall’infanzia alla maturità attraverso una successione di soliloqui. Accanto a loro esiste Percival, figura centrale e tuttavia priva di una propria voce, la cui presenza e soprattutto la cui assenza si riflettono nelle coscienze degli altri. 

La trama, nel senso più convenzionale del termine, diventa secondaria. A interessare Woolf è qualcosa di molto più difficile da afferrare: che cosa resta di un individuo mentre il tempo passa? Quanto di ciò che chiamiamo “io” appartiene veramente a noi e quanto viene invece costruito dallo sguardo e dalla presenza degli altri? Le vite dei protagonisti procedono separatamente e insieme, proprio come le onde richiamate dal titolo. Infanzia, desiderio, amicizia, perdita e vecchiaia non costituiscono semplicemente delle tappe, ma movimenti di una stessa esperienza.

È forse il libro meno immediato tra quelli proposti, ma anche quello che mostra fino a che punto Woolf fosse disposta a spingere la forma romanzo. Le voci finiscono quasi per contaminarsi e l’identità individuale perde i propri confini netti. Per questo “Le onde” è un libro da leggere senza aspettarsi una storia da seguire nel modo tradizionale: è una costruzione ritmica, percettiva, quasi musicale. Nell’edizione Einaudi mostrata, il testo è proposto nella traduzione di Nadia Fusini, traduzione pubblicata originariamente dall’editore nel 1995. 

Gita al faro”, Virginia Woolf, Einaudi

Una famiglia in vacanza sull’isola di Skye, una casa piena di figli e ospiti e un bambino che desidera raggiungere un faro. Woolf parte da qualcosa di apparentemente semplicissimo per costruire uno dei romanzi più profondi sul tempo, sulla memoria e sulla perdita.

Al centro ci sono i Ramsay. La signora Ramsay appare accogliente, materna, capace di tenere insieme persone e relazioni; il marito è invece severo, intellettualmente esigente e bisognoso delle continue rassicurazioni degli altri. Intorno a loro si muovono figli e amici, ciascuno chiuso e contemporaneamente esposto alla percezione altrui. La gita promessa al piccolo James diventa così molto più di un viaggio: il faro è desiderio, distanza, attesa, ma anche la dimostrazione di quanto possa cambiare il significato delle cose quando a cambiare siamo noi.

La grande protagonista di “Gita al faro” è infatti anche l’assenza. Il tempo attraversa la casa, modifica le relazioni, porta con sé la morte e costringe chi rimane a confrontarsi con ciò che non può essere recuperato. Woolf riesce a raccontare trasformazioni enormi senza bisogno di affidarsi al grande evento spettacolare. Ciò che accade dentro una coscienza può avere lo stesso peso di ciò che accade nel mondo.

Ed è proprio qui che il romanzo diventa una delle migliori porte d’ingresso alla sua scrittura: famiglia e quotidianità rimangono riconoscibili, mentre la narrazione comincia progressivamente a dissolvere i confini tra presente, ricordo e percezione. Nell’edizione Einaudi delle immagini, “Gita al faro” è tradotto da Anna Nadotti e accompagnato dall’introduzione di Hisham Matar.

Una stanza tutta per sé”, Virginia Woolf, Einaudi

“Una stanza tutta per sé” è probabilmente l’opera di Woolf che ha maggiormente superato i confini della letteratura per entrare nel dibattito culturale. Nasce dalle conferenze che la scrittrice tenne nel 1928 sul rapporto tra donne e romanzo e diventa un’indagine sulle condizioni materiali che rendono possibile, oppure impediscono, la creazione artistica.

La domanda di Woolf è radicalmente concreta. Perché nella storia della letteratura troviamo così tante voci maschili e molte meno donne? La risposta non viene cercata in una presunta differenza di talento, ma nelle condizioni in cui quel talento ha avuto, o non ha avuto, la possibilità di svilupparsi. Educazione, denaro, indipendenza, spazio personale e libertà dal controllo sociale diventano quindi questioni letterarie. La celebre “stanza” è certamente uno spazio fisico, ma rappresenta anche la possibilità di disporre del proprio tempo, della propria mente e della propria voce.

Woolf attraversa storia, letteratura e invenzione narrativa, arrivando a immaginare persino il destino di un’ipotetica sorella di Shakespeare dotata dello stesso genio del fratello ma nata donna. Il risultato è un saggio che continua a funzionare perché sposta la discussione dall’astratto al materiale: chi può permettersi di creare? Chi possiede il tempo per farlo? Chi viene ascoltato?

Per conoscere Virginia Woolf è una lettura imprescindibile, perché permette di comprendere quanto la sua riflessione sulla scrittura sia inseparabile da quella sull’autonomia. E rende evidente perché, quasi un secolo dopo, il titolo sia diventato una formula culturale capace di vivere ben oltre il libro.

Freshwater”, Virginia Woolf, Einaudi

Poi c’è una Virginia Woolf che molti lettori potrebbero non aspettarsi affatto. “Freshwater” è una commedia e porta il lettore sull’isola di Wight, nella casa della fotografa Julia Margaret Cameron, prozia della scrittrice. Intorno a lei Woolf raduna figure della cultura vittoriana come Alfred Tennyson, George Frederic Watts, Charles Cameron ed Ellen Terry e trasforma quel mondo prestigioso in un piccolo teatro delle vanità.

Tennyson declama versi, Watts combatte con ciò che deve dipingere, Cameron organizza e fotografa: l’aura monumentale dei grandi artisti dell’Ottocento viene continuamente incrinata dall’ironia. Al centro emerge soprattutto la giovanissima Ellen Terry, insofferente al ruolo di musa immobile che quell’ambiente sembra volerle assegnare e desiderosa di sottrarsi a un mondo che pretende di trasformarla in immagine.

“Freshwater” è prezioso proprio perché rompe l’immagine più austera che spesso associamo a Woolf. Qui troviamo gioco, caricatura, affetto e irriverenza. L’autrice guarda alla propria genealogia culturale e familiare senza trasformarla in un monumento, anzi divertendosi a deformarla.

Ma dietro la leggerezza si intravede anche una questione tipicamente woolfiana: che cosa accade quando una donna smette di accettare il ruolo che gli altri hanno costruito per lei? Per questo il testo dialoga sorprendentemente bene con “Una stanza tutta per sé”. Nell’edizione Einaudi mostrata, “Freshwater” è curato da Chiara Valerio. È un’ottima scelta per chi pensa di sapere già che tipo di scrittrice sia Virginia Woolf e vuole lasciarsi smentire.

La signora Dalloway”, Virginia Woolf, Einaudi

Basta una giornata. È il 13 giugno 1923 e Clarissa Dalloway attraversa Londra per comprare dei fiori in vista della festa che darà quella sera. Da questa premessa minima Woolf costruisce uno dei romanzi fondamentali del modernismo.

Il tempo dell’orologio procede, ma quello della coscienza si espande continuamente. Clarissa cammina e il presente richiama il passato: le possibilità abbandonate, gli amori, le scelte compiute, Peter Walsh, Sally Seton, il matrimonio, la paura della vecchiaia e della morte. Parallelamente incontriamo Septimus Warren Smith, reduce della Prima guerra mondiale segnato da un trauma che la società intorno a lui non riesce realmente a comprendere. Le loro vite non seguono la struttura di un intreccio tradizionale e tuttavia finiscono per risuonare l’una nell’altra.

“La signora Dalloway” è quindi un romanzo sulla vita quotidiana e contemporaneamente sulla vertigine di essere vivi. Dietro una festa borghese Woolf lascia emergere solitudine, desiderio, memoria, trauma, identità e morte. Anche Londra smette di essere semplice ambientazione: strade, rumori, persone e rintocchi scandiscono il movimento delle coscienze.

Per chi non ha mai letto Woolf potrebbe essere il miglior punto da cui partire. Possiede tutta la sua rivoluzione narrativa, ma la concentra in una struttura riconoscibile e in un arco temporale estremamente preciso. L’edizione Einaudi mostrata nelle immagini è tradotta da Anna Nadotti e introdotta da Antonella Anedda.

Due bonus clamorosi: i “Diari” per incontrare Virginia Woolf prima dei suoi capolavori

Dopo aver letto Woolf, si può compiere il movimento inverso: entrare nel luogo in cui quella letteratura stava prendendo forma. I suoi “Diari” sono particolarmente preziosi perché non restituiscono soltanto la figura canonizzata dalla storia letteraria. Vi troviamo lavoro, incontri, ambizioni, giudizi, quotidianità, rapporti affettivi, insicurezze e il continuo interrogarsi sulla scrittura.

Il progetto Bompiani prevede cinque volumi che attraversano quasi tre decenni, dal 1915 al marzo 1941, nella traduzione e cura di Giovanna Granato e con introduzione di Mario Fortunato. Prima di questa edizione, in italiano erano circolate selezioni dei diari; il progetto Bompiani nasce invece per renderne disponibile la traduzione integrale. 

BONUS 1 — “Diari. Volume I (1915-1919)”, Virginia Woolf, Bompiani

Il primo volume ci porta nel momento forse più affascinante per chi voglia capire come nasce una scrittrice. Le pagine coprono gli anni dal 1915 al 1919, con una lunga interruzione fino all’agosto 1917, e permettono di assistere a una trasformazione fondamentale nel modo in cui Woolf osserva la realtà. L’edizione Bompiani è tradotta e curata da Giovanna Granato, con introduzione di Mario Fortunato. 

Non siamo davanti a un’autobiografia costruita retrospettivamente. È proprio questo a renderla tanto interessante: Woolf non conosce ancora la scrittrice che diventerà. Pensieri, osservazioni, esitazioni e vita quotidiana appartengono a un presente ancora aperto. Leggere queste pagine dopo “Le onde”, “Gita al faro” o “La signora Dalloway” significa quindi riconoscere in embrione qualcosa che nei grandi romanzi troverà una forma compiuta.

Il diario consente soprattutto di correggere l’immagine di una Woolf ridotta alla sola dimensione intellettuale. La traduzione integrale restituisce infatti anche quotidianità, carattere, umorismo, irritazioni e preoccupazioni, mostrando quanto il laboratorio letterario fosse intrecciato alla vita ordinaria. 

È questo a rendere il primo volume un bonus eccezionale: dopo avere incontrato l’opera, incontriamo il processo che lentamente la rende possibile.

BONUS 2 — “Diari. Volume II (1920-1924)”, Virginia Woolf, Bompiani

Se il primo volume racconta una trasformazione, il secondo ci porta negli anni in cui molti elementi dell’universo woolfiano cominciano a convergere. Copre il periodo dal 1920 alla fine del 1924: sono gli anni del controverso successo de “La stanza di Jacob”, della crescita della Hogarth Press e soprattutto della lavorazione a “The Hours”, il progetto destinato a diventare “La signora Dalloway”. 

Ed ecco perché leggerlo dopo i cinque libri precedenti può diventare quasi un gioco di riconoscimenti. Vediamo Woolf trovare progressivamente la propria voce mentre un’opera che conosciamo già comincia a esistere nella sua mente. Ma contemporaneamente accade moltissimo nella sua vita: affronta la morte di Katherine Mansfield, torna a Londra e incontra Vita Sackville-West, destinata a diventare una presenza fondamentale nella sua vicenda affettiva e letteraria. 

Il diario mette continuamente sullo stesso piano ciò che una biografia tenderebbe invece a ordinare gerarchicamente. Un progetto letterario può convivere con una serata, un giudizio feroce, un dubbio, un incontro o una preoccupazione pratica. Proprio per questo la Woolf che emerge è straordinariamente viva.

Dopo averla conosciuta attraverso i personaggi e le forme dei suoi libri, i “Diari” permettono quindi qualcosa di diverso: osservare Virginia Woolf mentre diventa Virginia Woolf. E forse è questo il modo migliore per chiudere il percorso, perché rende evidente che dietro uno dei nomi più monumentali della letteratura del Novecento esisteva una scrittrice che continuava, pagina dopo pagina, a cercare il modo giusto di guardare il mondo.