Agosto ha una strana capacità di alterare la percezione del tempo. Le città cambiano ritmo, le giornate sembrano dilatarsi, le abitudini vengono temporaneamente sospese e persino chi non parte avverte quella sensazione per cui la vita ordinaria sembra essersi spostata altrove. Non sorprende allora che la letteratura abbia trovato nell’estate, e soprattutto nel suo momento più maturo, un territorio ideale per raccontare ciò che accade quando i personaggi vengono sottratti alle proprie certezze.
Nei quattro romanzi scelti, l’estate non serve soltanto a costruire un’ambientazione luminosa. Diventa una condizione narrativa. C’è chi torna nello stesso luogo ogni anno e proprio attraverso quel rituale scopre una parte di sé rimasta nascosta, chi incontra qualcuno capace di riportarlo verso un passato dimenticato, chi attraversa una stagione destinata a coincidere con la fine dell’innocenza e chi ritrova, tra le colline toscane, persone e sentimenti che credeva appartenessero a un’altra vita.
Quattro storie molto diverse, accomunate da una stessa intuizione: l’estate può sembrare una parentesi, ma ciò che accade dentro quella parentesi può cambiare tutto quello che viene dopo.
4 romanzi ambientati durante il mese di Agosto
L’ultima estate di André Aciman, Guanda
La Costiera Amalfitana diventa lo scenario di un incontro in cui il presente comincia lentamente a confondersi con qualcosa di molto più lontano. Un gruppo di giovani americani, costretto da un guasto all’imbarcazione a soggiornare in un albergo, conosce Raúl, uomo enigmatico che sembra possedere una capacità quasi inquietante di intuire dettagli intimi delle persone che incontra.
Tra loro c’è Margot, inizialmente la più diffidente. Saranno le conversazioni, le passeggiate sulla spiaggia e il tempo trascorso insieme a modificare progressivamente il rapporto tra i due, finché Raúl non condurrà la donna verso un passato che sembra riguardarla molto più di quanto immagini.
Aciman torna così in uno dei territori che più gli appartengono: il desiderio attraversato dalla memoria. L’estate acquista il carattere di una soglia perché permette ai personaggi di vivere temporaneamente fuori dalle coordinate abituali, mentre il paesaggio mediterraneo si carica di risonanze mitologiche, a partire dai Campi Flegrei e dai luoghi che conservano storie di amanti infelici.
È una lettura estiva, dunque, ma lontana dall’idea di leggerezza normalmente associata alla stagione. Qui l’estate porta in superficie ciò che il tempo sembrava aver sepolto.
Ci vediamo in agosto di Gabriel García Márquez, Mondadori
Per Ana Magdalena Bach agosto coincide con un appuntamento preciso. Ogni anno, il 16 del mese, raggiunge l’isola caraibica dove è sepolta sua madre. Compie sempre gli stessi gesti: il viaggio, il taxi, i gladioli, l’hotel. Quella ripetizione costruisce una parentesi nella sua esistenza di donna quasi cinquantenne, sposata da molti anni e apparentemente inserita in una vita soddisfacente.
Proprio dentro quella parentesi, però, comincia a manifestarsi una Ana Magdalena differente.
Il rituale annuale diventa lo spazio in cui interrogare il desiderio, la fedeltà, il matrimonio e soprattutto l’identità di una donna che scopre di non coincidere completamente con la persona che è durante il resto dell’anno. Agosto non rappresenta quindi soltanto una data sul calendario: è il momento in cui può attraversare una possibilità diversa di sé.
Ed è probabilmente questo l’aspetto più affascinante del romanzo: il desiderio non viene raccontato come privilegio della giovinezza. Ana Magdalena scopre che una vita consolidata non è necessariamente una vita conclusa e che continuare a desiderare significa anche continuare a trasformarsi.
Per questo Ci vediamo in agosto è forse il titolo che più direttamente trasforma il mese in struttura narrativa: ogni ritorno sull’isola apre una piccola crepa nella continuità dell’esistenza.
La bella estate di Cesare Pavese, Einaudi
Se García Márquez racconta una donna adulta che scopre una nuova parte di sé, Pavese porta l’estate all’estremo opposto della vita: quello dell’iniziazione.
Ginia è giovane e guarda alla bohème artistica torinese con l’attrazione di chi intravede un mondo adulto al quale desidera appartenere senza conoscerne ancora le regole. L’incontro con quel mondo e l’innamoramento per un pittore trasformano progressivamente la stagione della libertà nella stagione della consapevolezza.
Il titolo possiede così qualcosa di amaramente ambiguo. La “bella estate” promette apertura, desiderio, scoperta dei sensi e possibilità, ma contiene già la propria fine. Crescere significa anche comprendere che alcune esperienze possono essere vissute soltanto una volta con l’innocenza della prima volta.
Pavese utilizza la stagione per raccontare proprio questo passaggio, perché l’estate sembra infinita soltanto mentre la stiamo vivendo. Quando finisce, ci accorgiamo che qualcosa è cambiato e che non possiamo tornare esattamente alla persona che eravamo all’inizio.
È il romanzo da scegliere se ad agosto si cerca qualcosa di molto diverso dalla classica lettura da vacanza: breve, intenso e capace di trasformare la stagione più luminosa dell’anno nel racconto malinconico della perdita dell’innocenza.
Non è un paese per single di Felicia Kingsley, Newton Compton
Dopo tre romanzi in cui l’estate assume sfumature malinconiche, sensuali o iniziatiche, Felicia Kingsley porta agosto verso un immaginario completamente diverso: le colline del Chianti, una tenuta, vecchie amicizie, nuovi equilibri e una comunità che sembra improvvisamente interessatissima alla vita sentimentale altrui.
A Belvedere in Chianti l’arrivo dall’Inghilterra di Charles Bingley, erede della tenuta Le Giuggiole, mette in agitazione il paese, soprattutto perché con lui arriva l’affascinante Michael D’Arcy. Elisa, però, ha ben altri problemi: vive nella tenuta, si occupa della vigna e conosce entrambi fin dall’infanzia. Il loro ritorno riapre inevitabilmente una storia che il tempo non ha cancellato quanto lei avrebbe voluto.
Il richiamo a Jane Austen è evidente fin dai nomi, ma Kingsley trasferisce dinamiche e suggestioni austeniane dentro una commedia romantica contemporanea fatta di Chianti, pettegolezzi, incomprensioni e sentimenti rimasti troppo a lungo inespressi.
In questo caso l’estate è soprattutto la stagione del ritorno. Tornare in un luogo conosciuto significa scoprire quanto siano cambiate le persone che vi appartenevano e, contemporaneamente, quanto qualcosa sia rimasto identico.
Ed è forse il contrappunto perfetto agli altri tre libri: dopo l’estate misteriosa di Aciman, quella clandestina di Márquez e quella iniziatica di Pavese, arriva un’estate romantica in cui il passato può ancora trasformarsi in futuro.
Perché agosto nei romanzi sembra durare più di agosto nella vita
Questi quattro libri raccontano età, luoghi e forme del desiderio completamente differenti, eppure utilizzano l’estate in maniera sorprendentemente simile. Perché qualcosa possa cambiare, prima deve interrompersi la normalità.
Un viaggio, un ritorno annuale, una stagione trascorsa frequentando persone nuove o l’arrivo di qualcuno che apparteneva al passato producono quella piccola deviazione attraverso cui i personaggi possono vedersi diversamente.
Forse è anche per questo che continuiamo ad associare certi romanzi all’estate. Non soltanto perché raccontano spiagge, viaggi o giornate calde, ma perché agosto porta con sé l’illusione che per qualche settimana sia possibile vivere fuori dalla propria vita abituale.
Aciman, García Márquez, Pavese e Kingsley raccontano cosa può accadere proprio lì, nel breve spazio tra la persona che eravamo all’inizio dell’estate e quella che tornerà a casa quando sarà finita.

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