Settembre è forse il momento migliore per tornare a cercare nella letteratura quelle atmosfere che durante l’estate avevamo temporaneamente lasciato da parte. Le giornate iniziano lentamente ad accorciarsi, cambia la luce e anche le letture possono diventare più oscure. Non necessariamente horror nel senso più immediato del termine, ma storie nelle quali qualcosa incrina la superficie della realtà e lascia intravedere una zona più difficile da comprendere.
Due libri pubblicati da Theoria sembrano perfetti per questo passaggio di stagione: “Il terrore” di Arthur Machen e “L’ombra e la meridiana” di Paolo Maurensig. Due autori lontani per epoca, formazione e immaginario, accomunati però dalla capacità di trasformare l’inquietudine in qualcosa che va oltre il semplice mistero. Nel primo caso il terrore sembra provenire dalla natura stessa e mette in crisi l’idea della superiorità dell’uomo; nel secondo nasce invece dal tempo, dalla memoria, dalla vecchiaia e da un rapporto misterioso che una macchina fotografica tenta ostinatamente di trattenere.
2 libri per entrare nel lato più inquieto di settembre
“Il terrore” di Arthur Machen, Theoria
C’è qualcosa di particolarmente efficace nelle storie in cui la minaccia non riesce a essere vista. Arthur Machen lo aveva compreso molto prima che l’horror contemporaneo trasformasse l’indefinibile in uno dei propri strumenti narrativi più potenti. In “Il terrore” porta il lettore nell’Inghilterra della Prima guerra mondiale, mentre il continente europeo è devastato dal conflitto e anche ciò che accade lontano dal fronte viene inevitabilmente interpretato attraverso la paura della guerra.
In una zona apparentemente tranquilla del paese comincia infatti a verificarsi una successione di morti violente e inspiegabili. Il nemico sembra essere ovunque e da nessuna parte. Le autorità e la popolazione cercano allora spiegazioni compatibili con il proprio tempo: una macchinazione degli Imperi centrali, forse un’arma segreta capace di colpire senza essere individuata. Eppure gli eventi sembrano progressivamente sottrarsi alla logica umana. Boschi, scogliere, paludi, mare e campagne diventano parti di uno spazio nel quale qualcosa sta accadendo senza che sia possibile comprenderne immediatamente la natura.
È proprio qui che “Il terrore” diventa molto più interessante di una semplice storia dell’orrore. Machen utilizza il soprannaturale per mettere in discussione una convinzione profondamente moderna: che l’essere umano possa comprendere e dominare tutto ciò che lo circonda attraverso la ragione. Il mondo naturale, che siamo abituati a considerare uno scenario passivo della nostra esistenza, assume improvvisamente un’altra dimensione.
Pubblicato originariamente nel 1917, mentre la Prima guerra mondiale era ancora in corso, il romanzo porta inevitabilmente dentro di sé le paure di quell’epoca. La guerra ha mostrato fino a che punto la stessa razionalità celebrata dalla modernità possa essere utilizzata per organizzare la distruzione. Macchine, tecnologia e progresso non hanno eliminato la barbarie, ma l’hanno resa più efficiente.
Machen compie però un ulteriore movimento: sposta l’uomo dal centro. L’orrore nasce anche dalla possibilità che esistano forze e forme di vita che non riconoscono affatto la superiorità che ci siamo attribuiti. Per questo “Il terrore”, a più di un secolo dalla sua pubblicazione, conserva un’inquietudine sorprendentemente contemporanea. Non ci chiede soltanto che cosa ci spaventa, ma che cosa accadrebbe se scoprissimo di aver completamente frainteso il nostro posto nel mondo.
“L’ombra e la meridiana” di Paolo Maurensig, Theoria
Se Arthur Machen costruisce il proprio terrore attraverso qualcosa che sembra arrivare dall’esterno, Paolo Maurensig conduce il lettore verso una forma di inquietudine molto più intima. “L’ombra e la meridiana” ruota infatti intorno alla vecchiaia, alla fotografia, alla memoria e soprattutto alla difficoltà di trattenere una vita quando questa sta ormai arrivando alla sua conclusione.
Il narratore è un fotografo. Il suo soggetto privilegiato è Eugenio, un uomo anziano prossimo alla morte, costretto su una sedia a rotelle e ormai incapace di comunicare. La macchina fotografica diventa allora uno strumento attraverso il quale osservare ciò che le parole non possono più raccontare. Ogni espressione, ogni minimo cambiamento del volto di Eugenio viene fissato sulla pellicola, quasi che fotografare possa diventare un modo per sottrarre qualcosa all’inevitabile scomparsa.
I due uomini sono ospiti della locanda Al Cigno e tra loro esiste un legame che inizialmente rimane nascosto. Il lettore deve ricostruirlo attraverso frammenti, immagini e descrizioni che assumono quasi la consistenza di fotografie. È una scelta particolarmente adatta alla narrativa di Maurensig, scrittore che ha spesso costruito le proprie storie attraverso ricordi, enigmi e zone d’ombra nelle quali il passato continua a interferire con il presente.
Anche il titolo contiene una suggestione importante. La meridiana misura il tempo attraverso l’ombra e proprio l’ombra, qualcosa che esiste soltanto grazie alla presenza della luce, diventa lo strumento attraverso il quale comprendiamo il suo trascorrere. Allo stesso modo il fotografo tenta di misurare ciò che rimane di Eugenio attraverso le immagini. Ma una fotografia può davvero conservare una persona? Oppure conserva soltanto la superficie di qualcosa che è già destinato a scomparire?
È qui che “L’ombra e la meridiana” incontra, in maniera sorprendente, “Il terrore”. Entrambi i libri mettono l’essere umano davanti a qualcosa che non riesce completamente a dominare. Machen lo confronta con una natura che sfugge alle sue categorie; Maurensig con il tempo e con la morte. Nel primo caso la ragione non basta a comprendere il mondo, nel secondo nemmeno l’immagine sembra sufficiente a salvare ciò che abbiamo amato dall’oblio.
“L’ombra e la meridiana”, disponibile dal 4 settembre 2026, è quindi una lettura breve ma densa, particolarmente adatta a chi ama quelle storie nelle quali il mistero non serve soltanto a scoprire che cosa è accaduto, ma diventa un modo per interrogarsi su memoria, identità e perdita.
Due modi diversi di raccontare ciò che non possiamo controllare
A prima vista Arthur Machen e Paolo Maurensig sembrano difficili da accostare. “Il terrore” guarda a una comunità travolta da eventi inspiegabili mentre il mondo è sconvolto dalla guerra; “L’ombra e la meridiana” restringe invece lo spazio fino al rapporto fra due uomini, una macchina fotografica e una vita prossima alla fine. Eppure entrambi finiscono per incrinare la stessa certezza: l’idea che tutto possa essere spiegato, conservato o controllato.
I due libri sono particolarmente adatti all’arrivo di settembre. Non soltanto perché possiedono atmosfere più cupe, ma perché accompagnano quel momento dell’anno nel quale la luce cambia e il tempo torna improvvisamente a farsi percepire. Due storie nelle quali l’ombra non rappresenta semplicemente ciò che fa paura: è soprattutto ciò che rimane fuori dal nostro campo visivo e che, proprio per questo, continua irresistibilmente ad attirare lo sguardo.

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