Il giro di vite di Henry James e Alice al di là dello specchio di Lewis Carroll appartengono a universi narrativi lontanissimi tra loro. Il primo è uno dei romanzi più enigmatici della tradizione gotica, dove ogni pagina alimenta il dubbio tra realtà e allucinazione. Il secondo è invece un viaggio visionario che continua ancora oggi a influenzare filosofia, arte e cultura popolare. Entrambi, però, condividono una qualità rara: ogni nuova lettura restituisce significati differenti. Le immagini di Marco Mazzoni e Loputyn amplificano proprio questa ricchezza interpretativa, trasformando questi volumi in oggetti editoriali che invitano non soltanto alla lettura, ma anche alla contemplazione.
2 classici da vivere nelle parole e nelle illustrazioni
“Il giro di vite”, di Henry James
Pubblicato nel 1898, Il giro di vite rappresenta uno dei vertici assoluti della narrativa gotica e psicologica. Più di un secolo dopo la sua uscita continua a dividere lettori e studiosi perché Henry James costruisce un romanzo fondato sull’ambiguità, evitando accuratamente qualsiasi risposta definitiva.
La vicenda prende avvio quando una giovane istitutrice accetta di occuparsi di due bambini, Miles e Flora, nella grande tenuta di Bly. Il suo datore di lavoro le impone un’unica condizione: non dovrà mai disturbarlo per nessun motivo. Rimasta sola nella casa, la donna inizia lentamente a convincersi che i piccoli siano perseguitati dagli spiriti dei precedenti domestici, Peter Quint e Miss Jessel, morti in circostanze misteriose.
Da questo momento il romanzo abbandona qualsiasi certezza. I fantasmi esistono davvero oppure sono il prodotto di una mente sempre più ossessionata? I bambini sono innocenti vittime di presenze soprannaturali oppure manipolano consapevolmente l’istitutrice? James non scioglie mai questi interrogativi e proprio questa scelta rende il libro inesauribile.
L’autore non utilizza l’orrore come semplice successione di apparizioni inquietanti. Il vero terrore nasce dalla possibilità che la realtà non sia interpretabile in modo univoco. Ogni scena può essere letta secondo prospettive opposte e il lettore è continuamente costretto a mettere in discussione ciò che crede di aver compreso.
Sotto la superficie del racconto si muovono inoltre temi ancora modernissimi: il desiderio represso, il controllo, l’infanzia, la sessualità, il potere dell’immaginazione e il confine estremamente fragile tra equilibrio mentale e follia. Per questo motivo Il giro di vite continua a essere studiato da critici letterari, psicoanalisti e storici della cultura, oltre ad aver ispirato decine di adattamenti cinematografici, teatrali e televisivi.
Leggerlo oggi significa confrontarsi con uno dei testi che hanno rivoluzionato il modo stesso di concepire il romanzo dell’orrore. Molti autori contemporanei, da Shirley Jackson fino a Sarah Waters, devono qualcosa all’inquietudine sottile costruita da Henry James.
Marco Mazzoni: quando l’inquietudine diventa immagine
Per questa edizione Rebelle, le illustrazioni sono affidate a Marco Mazzoni, artista italiano conosciuto a livello internazionale per il suo lavoro a matita colorata, capace di fondere elementi botanici, anatomici e simbolici in immagini di straordinaria intensità.
Le sue tavole non cercano di rappresentare semplicemente gli episodi narrati da Henry James. Al contrario, sembrano nascere dalle stesse zone d’ombra del romanzo, trasformando la natura, i volti e gli oggetti in presenze sospese tra il reale e l’onirico. Rami, fiori, piume e dettagli organici si intrecciano con figure umane quasi immobili, evocando quella sensazione di inquietudine silenziosa che attraversa ogni pagina del libro.
Mazzoni evita qualsiasi rappresentazione esplicitamente horror. Preferisce suggerire piuttosto che mostrare, lasciando che siano il vuoto, lo sguardo e il dettaglio a costruire la tensione. È una scelta perfettamente coerente con la poetica di Henry James, che fonda l’intero romanzo sul potere del non detto e dell’ambiguità.
Il risultato è un dialogo autentico tra testo e immagine, nel quale le illustrazioni non accompagnano semplicemente la lettura, ma contribuiscono a renderla ancora più perturbante e immersiva.
“Alice al di là dello specchio”, di Lewis Carroll
Se Alice nel Paese delle Meraviglie rappresenta il momento della scoperta, Alice al di là dello specchio è il libro della consapevolezza. Pubblicato nel 1871, appena sei anni dopo il primo romanzo, questo secondo capitolo è meno immediato, più filosofico e sorprendentemente moderno. Lewis Carroll non si limita a riportare Alice in un nuovo mondo fantastico, ma costruisce un’opera che riflette sul tempo, sull’identità, sul linguaggio e sul modo in cui interpretiamo la realtà.
L’avventura prende avvio davanti a uno specchio. Alice osserva la propria casa riflessa e immagina che dall’altra parte esista un universo identico al suo. Quando riesce davvero ad attraversare quella superficie, entra in un mondo dove ogni regola sembra essersi capovolta. Le pedine degli scacchi prendono vita, il tempo procede secondo logiche imprevedibili e il linguaggio diventa un gioco continuo di doppi sensi, nonsense e paradossi.
A differenza del primo romanzo, costruito come una successione di incontri straordinari, Alice al di là dello specchiopossiede una struttura molto precisa. Tutta la narrazione segue infatti una gigantesca partita a scacchi, nella quale Alice, partita come semplice pedina bianca, attraversa il grande scacchiere fino a raggiungere l’ultima casella e diventare regina. Ogni personaggio incontrato, ogni dialogo e ogni spostamento rispettano questa logica nascosta, trasformando il viaggio in una raffinata metafora della crescita personale.
È proprio questa architettura narrativa a rendere il romanzo uno dei testi più studiati della letteratura inglese. Matematico di professione, Carroll dissemina il libro di giochi logici, simmetrie, inversioni e costruzioni linguistiche che continuano ancora oggi ad affascinare studiosi di filosofia, linguistica e semiotica. Dietro il divertimento si nasconde infatti una riflessione profondissima sul funzionamento del pensiero umano.
Personaggi ormai entrati nell’immaginario collettivo, come Tweedledum e Tweedledee, il Cavaliere Bianco, la Regina Rossa, Humpty Dumpty o il Leone e l’Unicorno, non rappresentano semplici eccentricità fantastiche. Ognuno di loro incarna un modo diverso di guardare il mondo e mette continuamente in crisi le certezze della protagonista. Alice cresce proprio perché è costretta ad accettare che la realtà non sia sempre governata dalla logica a cui è abituata.
Questa nuova edizione Rebelle permette inoltre di riscoprire il romanzo anche dal punto di vista materiale. La cura editoriale restituisce tutta la ricchezza di un’opera che non appartiene soltanto alla letteratura per l’infanzia, ma rappresenta uno dei grandi classici universali, capace di parlare a lettori di ogni età. Rileggerlo oggi significa accorgersi di quanto Carroll abbia anticipato temi che continuano a interrogare il presente: la costruzione dell’identità, il rapporto tra realtà e rappresentazione, il valore dell’immaginazione e perfino la natura stessa del linguaggio.
Loputyn: un’Alice sospesa tra sogno, eleganza e inquietudine
Ad accompagnare questa nuova edizione è il lavoro di Loputyn, illustratrice italiana tra le più riconoscibili della scena contemporanea. Il suo stile, fortemente influenzato dall’Art Nouveau, dal manga, dal gotico romantico e dalla pittura preraffaellita, sembra trovare nell’universo di Lewis Carroll uno spazio naturale in cui esprimersi.
Le sue tavole non cercano di sostituire le iconiche illustrazioni di John Tenniel, che hanno accompagnato il romanzo fin dalla prima pubblicazione. Al contrario, propongono una rilettura personale, più malinconica, elegante e quasi onirica, nella quale Alice appare meno bambina e più vicina alla dimensione del sogno e della trasformazione interiore.
Colori morbidi, linee sinuose e una straordinaria attenzione ai dettagli tessili e botanici costruiscono un immaginario che dialoga con il testo senza mai sovrastarlo. Ogni illustrazione restituisce la sensazione di trovarsi davvero davanti a uno specchio: un luogo in cui il reale si deforma senza perdere del tutto la propria riconoscibilità.
Loputyn interpreta Carroll con grande sensibilità, privilegiando gli aspetti più poetici e simbolici del romanzo. Il risultato è un volume che può essere apprezzato non soltanto come edizione da leggere, ma anche come autentico oggetto d’arte, nel quale letteratura e illustrazione si sostengono reciprocamente.
2 classici che continuano a reinventarsi
Le nuove edizioni illustrate di Rebelle dimostrano che i grandi classici non appartengono soltanto al passato. Ogni generazione li rilegge attraverso la propria sensibilità e ogni artista aggiunge uno sguardo capace di aprire nuove prospettive. Marco Mazzoni e Loputyn affrontano due opere diversissime tra loro senza tradirne l’identità, scegliendo invece di amplificarne le atmosfere e di accompagnare il lettore dentro mondi che continuano a esercitare un fascino inesauribile.
Il giro di vite e Alice al di là dello specchio sono libri che non smettono mai di trasformarsi. Ogni rilettura permette di cogliere dettagli nuovi, mentre ogni nuova interpretazione visiva ricorda che i classici, quando sono davvero tali, non finiscono mai di raccontare qualcosa di diverso. Ed è proprio questa capacità di rinnovarsi, restando fedeli a sé stessi, che li rende immortali.
