Avevamo già parlato di Victorian Psycho quando il progetto era ancora avvolto da parecchie incognite. Adesso, però, il film tratto dall’omonimo romanzo di Virginia Feito ha assunto contorni molto più definiti: conosciamo la protagonista, gran parte del cast, il regista, la durata e soprattutto abbiamo una sinossi ufficiale che permette di capire meglio quale direzione abbia preso l’adattamento.
Il film, diretto da Zachary Wigon e sceneggiato dalla stessa Feito, è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes 2026 nella sezione Un Certain Regard. La protagonista Winifred Notty ha il volto di Maika Monroe, affiancata da Jason Isaacs, Ruth Wilson e Thomasin McKenzie. Il British Council indica il film come un horror thriller della durata di 90 minuti, completato nel 2026.
Rispetto alle prime notizie circolate sul progetto, dunque, abbiamo finalmente abbastanza elementi per capire che Victorian Psycho non sarà semplicemente un film in costume con una governante assassina. Dietro il sangue c’è una satira feroce della rispettabilità vittoriana, ma soprattutto una protagonista che sembra costruita per mettere in crisi il modo in cui siamo abituati a leggere la violenza femminile.
“Victorian Psycho”, il romanzo di Virginia Feito
Pubblicato nel 2025, Victorian Psycho è il secondo romanzo di Virginia Feito dopo Mrs. March. L’ambientazione ci porta nell’Inghilterra del 1858, all’interno di una grande dimora gotica apparentemente governata dalle convenzioni tipiche dell’epoca.
Winifred Notty viene assunta come governante presso Ensor House, dove deve occuparsi dei figli della famiglia Pounds. Da fuori possiede tutto ciò che ci si aspetterebbe da una giovane donna nella sua posizione: educazione, disciplina, discrezione e capacità di adattarsi alla rigida gerarchia domestica.
Il problema è che Winifred è anche profondamente disturbante.
Il romanzo non costruisce il mistero chiedendoci se la protagonista nasconda qualcosa. La sua pericolosità è evidente molto presto. Feito utilizza invece la voce di Winifred per trascinare il lettore dentro una mente che osserva con disgusto il mondo circostante, creando un continuo cortocircuito tra umorismo nero, violenza e linguaggio del romanzo vittoriano.
La scrittrice ha spiegato che tra le fonti d’ispirazione ci sono proprio la letteratura gotica e quella ottocentesca, ma il gioco consiste nel prendere quell’universo apparentemente contenuto, educato e rigidamente regolamentato e inserirvi una donna che rifiuta completamente il ruolo assegnatole.
Maika Monroe è Winifred Notty
Il cambiamento più significativo rispetto alle prime informazioni riguarda proprio la protagonista.
In una fase iniziale del progetto era stata associata al ruolo Margaret Qualley, ma il film completato vede invece Maika Monroe nei panni di Winifred Notty. La scelta è interessante considerando quanto Monroe sia ormai legata all’horror contemporaneo dopo titoli come It Follows e Longlegs.
Il resto del cast comprende Jason Isaacs nel ruolo di Mr. Pounds, Ruth Wilson in quello di Mrs. Pounds e Thomasin McKenzie come Miss Lamb. Compaiono inoltre Evie Templeton nei panni di Drusilla Pounds e Jacobi Jupe.
L’insieme suggerisce un film costruito molto attorno alle dinamiche interne alla casa, dove Winifred entra come figura subordinata ma possiede, in realtà, una capacità di destabilizzare l’intero ordine domestico.
Ed è qui che Victorian Psycho diventa qualcosa di più del semplice “Patrick Bateman con il corsetto”.
Ensor House: una casa gotica destinata a diventare una trappola
Il film colloca gli eventi nel 1858. Winifred arriva nella remota Ensor House per lavorare come governante. Progressivamente, però, alcuni membri della servitù cominciano a scomparire senza spiegazione e i proprietari della casa iniziano a chiedersi se ci sia qualcosa di profondamente sbagliato nella giovane donna che hanno fatto entrare tra le loro mura.
La costruzione richiama volutamente il grande repertorio della narrativa gotica: la dimora isolata, la governante, la famiglia aristocratica, i corridoi, i domestici e un segreto che contamina lentamente lo spazio domestico.
Ma Feito ribalta la prospettiva. Nella tradizione gotica la giovane donna che arriva in una grande casa è spesso colei che deve scoprire quale minaccia vi si nasconda. Qui la minaccia potrebbe essere proprio lei.
Il risultato cambia completamente la funzione della casa. Ensor House non imprigiona necessariamente Winifred: è Winifred che entra dentro un sistema già rigidamente organizzato e comincia a contaminarlo.
La governante vittoriana come figura perfetta da sovvertire
La scelta della professione della protagonista è tutt’altro che casuale.
La governante occupava una posizione sociale particolare nella società vittoriana. Era istruita, viveva all’interno della casa della famiglia che la assumeva e poteva condividere alcuni spazi con i proprietari, ma rimaneva comunque una dipendente. Non apparteneva pienamente alla servitù e nemmeno alla famiglia.
Questa condizione intermedia ha reso la governante una figura straordinariamente produttiva per la letteratura ottocentesca. Basti pensare a Jane Eyre.
Feito prende quell’archetipo e lo corrompe completamente. Winifred possiede l’accesso agli spazi privati della famiglia, osserva i suoi membri e conosce progressivamente le regole della casa. Ma anziché subire il sistema, lo utilizza.
La governante, tradizionalmente tenuta sotto controllo, diventa la persona che controlla gli altri.
Il titolo non richiama “American Psycho” per caso
Il riferimento a American Psycho è inevitabile, ma sarebbe riduttivo considerarlo soltanto una provocazione editoriale.
Patrick Bateman, il protagonista del romanzo di Bret Easton Ellis, incarna una violenza che nasce dentro un mondo ossessionato dall’apparenza, dal consumo e dal successo. La superficie perfetta nasconde qualcosa di mostruoso.
Winifred Notty vive in un sistema completamente diverso, ma anche il suo mondo è fondato sulla performance sociale.
Bisogna comportarsi in un determinato modo, vestirsi in un determinato modo, occupare il posto corretto all’interno della gerarchia domestica.
La protagonista utilizza proprio quella rispettabilità come copertura. Il parallelo diventa allora interessante perché entrambi i personaggi mostrano quanto una società costruita sull’apparenza possa diventare incapace di riconoscere ciò che accade dietro una facciata perfettamente conforme alle aspettative.
Violenza femminile, rabbia e rispetto sociale
È forse questo l’aspetto più contemporaneo del romanzo. Feito ha spiegato di essere interessata alla figura della psicopatica e alla reazione che suscita una donna apertamente violenta. Il contesto vittoriano amplifica il contrasto perché Winifred vive in un mondo che associa alla femminilità discrezione, controllo, modestia e obbedienza.
Lei rappresenta l’opposto, la sua violenza diventa quasi una deformazione estrema di tutto ciò che quella società cerca di reprimere.
Non significa che il romanzo voglia trasformarla in un’eroina emancipata. Winifred rimane una protagonista profondamente disturbante. Ed è proprio questo a renderla più interessante: il lettore non è chiamato semplicemente a celebrarla o condannarla, ma a confrontarsi con il proprio rapporto con personaggi moralmente inaccettabili.
Virginia Feito lavora su una domanda scomoda: perché siamo così affascinati dagli assassini nella narrativa e cosa cambia quando quella figura non corrisponde al modello maschile che il thriller ci ha abituato a riconoscere?
Horror e umorismo nero
Un altro elemento che le prime descrizioni del film rischiavano di lasciare in secondo piano è il tono.
Victorian Psycho non è soltanto gotico né soltanto horror. Il romanzo possiede una componente di umorismo nero molto pronunciata, costruita soprattutto attraverso la voce della protagonista.
La violenza viene inserita dentro l’estetica impeccabile del mondo vittoriano e proprio la distanza tra queste due dimensioni produce parte del suo effetto.
Feito ha parlato del piacere perverso e quasi giocoso con cui ha costruito alcuni aspetti del libro, utilizzando il macabro per sovvertire la tradizione letteraria che stava citando.
Il film dovrà quindi trovare un equilibrio delicato. Spingere troppo verso il puro horror rischierebbe di perdere la satira; alleggerire eccessivamente la violenza farebbe invece scomparire la ferocia del romanzo.
Virginia Feito firma anche la sceneggiatura
Uno dei dettagli più importanti emersi rispetto alle prime notizie è che la sceneggiatura è stata scritta dalla stessa Virginia Feito.
Questo non garantisce automaticamente una trasposizione letterale, e forse sarebbe persino poco interessante aspettarsela. Significa però che la trasformazione del romanzo in cinema passa direttamente attraverso la sua autrice.
Feito può quindi decidere quali elementi della propria storia conservare, quali comprimere e quali reinterpretare per un mezzo completamente diverso.
Il romanzo vive soprattutto nella mente di Winifred e nella qualità della sua voce narrante. Trasportare quella soggettività sullo schermo rappresenta probabilmente la difficoltà principale dell’adattamento.
Come mostrare ciò che nel libro ci viene raccontato da qualcuno di cui non dovremmo fidarci?
Il film è già passato da Cannes
Ora sappiamo anche che Victorian Psycho non è più semplicemente uno dei tanti adattamenti annunciati.
Il film è stato completato ed è stato scelto per la selezione ufficiale di Cannes 2026, nella sezione Un Certain Regard, dove ha avuto la propria première mondiale. Ha una durata di circa 90 minuti ed è una coproduzione tra Regno Unito e Stati Uniti.
La regia è di Zachary Wigon, già autore di Sanctuary, altro film interessato ai rapporti tra potere, controllo e performance all’interno di spazi chiusi.
La sua presenza rende ancora più curiosa la trasposizione di una storia interamente costruita attorno al conflitto tra ciò che un personaggio mostra e ciò che realmente desidera fare.
Dal libro allo schermo: cosa aspettarsi da “Victorian Psycho”
Rispetto al nostro precedente articolo, quindi, il quadro è molto più chiaro. Abbiamo una Winifred definitiva, Maika Monroe. Conosciamo la famiglia Pounds. Sappiamo che Virginia Feito ha adattato personalmente il proprio romanzo e che Zachary Wigon ha costruito un film compatto, di circa un’ora e mezza, già passato dalla Croisette.
Sappiamo soprattutto che l’adattamento sembra intenzionato a conservare la contraddizione fondamentale del libro: la bellezza dell’immaginario vittoriano accostata a una violenza che quel mondo dovrebbe teoricamente essere capace di contenere e che invece cresce proprio al suo interno.
La data indicata attualmente per l’uscita statunitense è il 25 settembre 2026; al momento, invece, non risulta ancora una data italiana ufficiale che possa essere indicata con la stessa sicurezza.
Forse è proprio per questo che Victorian Psycho è uno degli adattamenti gotici più curiosi dell’anno. Non prende il XIX secolo per trasformarlo in un rifugio estetico fatto di candele, abiti e dimore decadenti. Usa tutto quel fascino per costruire una superficie e poi domanda che cosa potrebbe accadere se, dietro la perfetta governante vittoriana, non ci fosse una Jane Eyre in cerca di libertà.
Ma qualcuno che ha già deciso di incendiare metaforicamente, e forse non soltanto metaforicamente, tutta la casa.

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