Il ritorno di Tom Ford alla regia passa attraverso Anne Rice. Dopo A Single Man e Animali notturni, il regista e stilista ha scelto infatti di adattare “Un grido fino al cielo“, romanzo pubblicato da Rice nel 1982.
Il film è atteso per il tardo autunno del 2026 e segnerà anche il debutto cinematografico di Adele, inserita in un cast che comprende Nicholas Hoult, Aaron Taylor-Johnson, Hunter Schafer, Julianne Moore, Colin Firth, Paul Bettany, Ciarán Hinds, Thandiwe Newton e numerosi altri interpreti.
La scelta del romanzo è particolarmente interessante perché Un grido fino al cielo appartiene a una parte della produzione di Anne Rice meno conosciuta rispetto alle celebri Cronache dei vampiri, ma affronta temi che attraversano buona parte della sua narrativa: il corpo come luogo di trasformazione, il desiderio, l’identità, il potere e il confine instabile tra ciò che siamo e ciò che gli altri decidono che dobbiamo diventare.
Questa volta, però, non ci sono vampiri. Ci sono teatri, palazzi, intrighi familiari e soprattutto la voce umana, trasformata contemporaneamente in arte, privilegio e condanna.
“Un grido fino al cielo”, il romanzo di Anne Rice sui castrati
Cry to Heaven è ambientato nell’Italia del XVIII secolo, nel mondo della musica e dell’opera, quando i castrati potevano diventare alcune delle più celebri star dei teatri europei.
Al centro della storia ci sono Tonio Treschi, giovane appartenente a una nobile famiglia veneziana, e Guido Maffeo, cantante la cui carriera è ormai alle spalle. Le loro vite finiscono per intrecciarsi quando Tonio viene sottoposto alla castrazione e si ritrova costretto a trasformare la propria voce, e con essa il proprio destino, in qualcosa che non aveva scelto.
Il romanzo segue così il percorso di due uomini profondamente diversi per origine e storia, ma accomunati da un rapporto complesso con la musica e con il proprio corpo.
La castrazione non viene trattata soltanto come dato storico. Diventa il punto dal quale Anne Rice interroga una contraddizione più profonda: che cosa significa essere ammirati per qualcosa che nasce da una violenza subita?
La voce di Tonio può aprirgli le porte dei più importanti teatri d’Europa, ma quella stessa voce è il risultato di una trasformazione irreversibile. Il successo diventa quindi inseparabile dalla perdita.
Ed è proprio questa ambivalenza a rendere il romanzo particolarmente adatto allo sguardo di Tom Ford.
Tom Ford torna al cinema dopo dieci anni
Cry to Heaven sarà il terzo lungometraggio diretto da Tom Ford dopo A Single Man, uscito nel 2009, e Animali notturni del 2016.
Ford non sarà soltanto il regista: ha scritto la sceneggiatura e produce il film attraverso la propria società Fade to Black. Il progetto è stato finanziato indipendentemente dallo stesso Ford, seguendo una modalità produttiva già utilizzata per i suoi precedenti lavori.
È difficile pensare a un materiale più compatibile con la sua sensibilità visiva.
Il mondo raccontato da Anne Rice è fatto di costumi, corpi trasformati in spettacolo, palazzi aristocratici, rituali sociali e bellezza utilizzata anche come strumento di potere. Ma nei film di Ford l’eleganza estetica non è mai semplicemente decorativa.
In A Single Man, la perfezione visiva convive con il dolore di un uomo incapace di immaginare il futuro. In Animali notturni, la bellezza degli ambienti e dei personaggi accentua invece il senso di vuoto e violenza che attraversa il racconto.
Un grido fino al cielo offre una tensione simile: un mondo di straordinaria bellezza costruito intorno a una pratica brutalmente concreta.
Nicholas Hoult e Aaron Taylor-Johnson saranno Tonio e Guido
I due personaggi centrali avranno i volti di Nicholas Hoult e Aaron Taylor-Johnson.
Hoult interpreterà Tonio Treschi, mentre Taylor-Johnson sarà Guido Maffeo, secondo le informazioni attualmente disponibili sul film.
Il rapporto tra Tonio e Guido costituisce uno degli elementi fondamentali del romanzo, perché permette ad Anne Rice di raccontare il mondo dei castrati da due prospettive differenti.
Tonio entra in quel mondo attraverso una perdita che gli viene imposta. Guido lo conosce invece dall’interno e sa perfettamente che il talento non è sufficiente: bisogna imparare a trasformare il proprio corpo, la propria voce e perfino la propria immagine in qualcosa che possa essere venduto al pubblico.
La musica diventa quindi arte e disciplina, ma anche mercato.
Chi canta non possiede più completamente la propria voce, perché quella voce appartiene anche ai maestri, ai teatri, ai mecenati e agli spettatori che pagano per ascoltarla.
Adele debutta come attrice
Tra gli elementi che hanno attirato maggiormente l’attenzione intorno al progetto c’è naturalmente la presenza di Adele, che con Cry to Heaven farà il proprio debutto cinematografico come attrice.
Per ora non sono stati comunicati ufficialmente tutti i dettagli relativi al suo personaggio, ma la sua partecipazione assume un significato particolare proprio considerando il tema del film.
Adele è una delle voci più riconoscibili della musica contemporanea e debutterà come attrice in una storia nella quale la voce determina il destino sociale, artistico e personale dei protagonisti.
Nel cast troviamo inoltre Hunter Schafer, Julianne Moore, Colin Firth, Thandiwe Newton, Ciarán Hinds, Paul Bettany, George MacKay, Mark Strong, Owen Cooper, Daryl McCormack, Théodore Pellerin e Lux Pascal.
Una formazione particolarmente ampia, necessaria per ricostruire un mondo che nel romanzo attraversa famiglie aristocratiche, maestri di musica, cantanti e ambienti teatrali.
Chi erano davvero i castrati?
Per comprendere la forza della storia bisogna ricordare che quella raccontata da Anne Rice non nasce da un’invenzione fantastica.
Tra XVII e XVIII secolo, soprattutto in Italia, alcuni ragazzi venivano sottoposti alla castrazione prima della pubertà affinché conservassero un’estensione vocale acuta, mentre lo sviluppo corporeo permetteva loro di acquisire una potenza respiratoria diversa da quella di una voce infantile.
Soltanto pochissimi raggiungevano però la fama.
Dietro figure celebri come Farinelli esisteva una realtà molto più ampia composta da bambini e giovani per i quali quella scelta poteva trasformarsi in una condizione permanente senza garantire alcun successo.
Ed è qui che Un grido fino al cielo acquista una dimensione che supera il romanzo storico.
Il corpo di Tonio diventa il luogo sul quale si incontrano famiglia, arte, denaro, genere e potere.
Qualcuno decide che cosa il suo corpo debba diventare. Dopo quella decisione, lui deve trovare un modo per continuare a esistere dentro di esso.
Mascolinità, desiderio e identità nel romanzo di Anne Rice
La figura del castrato mette inevitabilmente in crisi le categorie attraverso cui la società settecentesca definisce la mascolinità.
Tonio rimane uomo, ma il suo corpo viene modificato in modo da sottrarlo alla traiettoria biologica prevista per gli altri uomini. Allo stesso tempo diventa oggetto di desiderio, curiosità e fascinazione.
La sua voce contiene qualcosa che il pubblico percepisce come ambiguo: adulta e infantile, potente e acuta, maschile ma estranea alla voce maschile convenzionale.
Anne Rice lavora proprio su questa zona di confine.
La trasformazione fisica non cancella il desiderio né l’identità del personaggio, ma rende più difficile inserirli nelle categorie sociali disponibili. Per questo il romanzo può essere letto anche come una storia sul modo in cui una società stabilisce quali corpi siano considerati normali e quale funzione debbano svolgere.
E nel caso dei castrati il paradosso è evidente: ciò che li rende diversi è esattamente ciò che permette loro di essere celebrati.
La voce come libertà e come prigione
C’è un’altra contraddizione ancora più interessante. Tonio viene privato di qualcosa, ma proprio da quella perdita nasce una possibilità, può cantare, può diventare straordinario. Può entrare in luoghi ai quali altrimenti forse non avrebbe avuto accesso.
La voce può quindi offrirgli una nuova identità, ma non può cancellare l’origine traumatica di quella trasformazione.
È qui che il titolo Cry to Heaven, letteralmente un grido rivolto al cielo, acquista tutta la propria forza.
Cantare significa trasformare il dolore in qualcosa che gli altri percepiscono come bellezza, ma la bellezza non rende meno reale ciò che l’ha prodotta.
Perché questo adattamento può essere diverso dai grandi film in costume
Il rischio di un film ambientato nell’Italia barocca è evidente: lasciarsi sedurre dalla ricostruzione visiva.
Costumi, palazzi, teatri, Venezia e musica potrebbero facilmente diventare il vero spettacolo.
Con Tom Ford, però, l’estetica potrebbe funzionare in maniera opposta: rendere ancora più evidente ciò che viene nascosto sotto la bellezza.
Il mondo dell’opera settecentesca può essere magnifico da guardare proprio mentre rivela la propria crudeltà. Gli abiti possono trasformare i corpi in immagini perfette mentre quei corpi raccontano storie molto meno armoniose.
Ed è forse qui che l’incontro tra Anne Rice e Ford appare più promettente.
Entrambi sono interessati al desiderio e all’identità, ma soprattutto al prezzo pagato per diventare ciò che gli altri vogliono vedere.
Dal libro allo schermo: quando arriva “Cry to Heaven”
Il film è attualmente indicato per un’uscita nel tardo autunno 2026, anche se al 31 luglio non è stata annunciata una data precisa di distribuzione. La produzione vede inoltre Christopher Rice, figlio di Anne Rice, coinvolto come produttore.
Sarà quindi interessante capire quanto Tom Ford resterà vicino alla costruzione narrativa del romanzo e quali aspetti sceglierà invece di mettere maggiormente al centro.
Perché Un grido fino al cielo offre molte possibili storie: un dramma familiare, un romanzo storico, un racconto di vendetta, una storia sul desiderio e naturalmente una grande vicenda musicale.
Ma sotto tutte queste dimensioni rimane una domanda più difficile: quanto di noi continua ad appartenerci quando gli altri hanno deciso che cosa fare del nostro corpo?
È la domanda che Anne Rice affidava a un mondo lontano tre secoli da noi. E potrebbe essere proprio quella capace di rendere Cry to Heaven molto più contemporaneo di quanto la sua Italia settecentesca lasci immaginare.

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