A venticinque anni dalla pubblicazione, Le correzioni di Jonathan Franzen torna al centro della scena, questa volta sul piccolo schermo. Netflix ha ordinato una serie limitata tratta dal romanzo del 2001, con Meryl Streep nel ruolo di Enid Lambert e Cord Jefferson alla regia. A scrivere l’adattamento sarà lo stesso Franzen, coinvolto anche come produttore esecutivo.
È un progetto che arriva dopo una lunga storia di tentativi mancati. Più di dieci anni fa HBO aveva infatti sviluppato un pilot diretto da Noah Baumbach, con Ewan McGregor, Dianne Wiest e Maggie Gyllenhaal, ma decise poi di non trasformarlo in una serie completa. Oggi Netflix ci riprova, e lo fa con un cast e una squadra creativa che sembrano voler affrontare il romanzo non come semplice dramma familiare, ma come una delle grandi dissezioni della famiglia americana contemporanea.
“Le correzioni”, il romanzo che ha raccontato la famiglia americana al collasso
Pubblicato nel 2001, The Corrections ha trasformato Jonathan Franzen in una delle figure centrali della narrativa statunitense contemporanea. Il romanzo ha vinto il National Book Award for Fiction ed è stato finalista al Pulitzer, diventando anche un bestseller internazionale.
Al centro ci sono i Lambert, una famiglia del Midwest apparentemente ordinaria. Alfred ed Enid sono anziani, mentre i loro tre figli, Gary, Chip e Denise, hanno costruito vite adulte che dovrebbero rappresentare il successo delle aspirazioni familiari. In realtà, ognuno di loro è in qualche modo alla deriva.
Enid, la madre, desidera soltanto una cosa: riunire tutti per un ultimo Natale insieme. Il problema è che ciascun figlio sta cercando disperatamente di non diventare come i propri genitori, mentre allo stesso tempo replica, in forme differenti, molte delle loro fragilità.
Netflix riassume la serie proprio come il ritratto di tre fratelli adulti che resistono al desiderio della madre di trascorrere insieme un ultimo Natale, mentre le ambizioni con cui pensavano di salvarsi dalla vita dei genitori finiscono per tradirli.
È questa la grande ironia del romanzo: passiamo metà della vita tentando di correggere ciò che abbiamo ricevuto dalla famiglia e l’altra metà scoprendo quanto profondamente quella famiglia abbia già modellato il modo in cui pensiamo, amiamo e falliamo.
Meryl Streep sarà Enid Lambert
La scelta più importante dell’adattamento è naturalmente quella di Meryl Streep, che interpreterà Enid e figurerà anche tra i produttori esecutivi.
Enid è un personaggio che potrebbe sembrare semplice soltanto guardandolo da lontano. È una madre ossessionata dall’idea di una famiglia unita, dal decoro, dalla normalità e dal bisogno di sentirsi rassicurata sul fatto che i propri figli abbiano costruito delle vite soddisfacenti.
Ma Franzen la rende progressivamente molto più complessa.
La sua insistenza sul Natale, sulle convenzioni e sulla felicità familiare non nasce soltanto dall’ingenuità. Enid sta cercando di tenere insieme qualcosa che percepisce già come perduto. Il marito Alfred sta peggiorando, i figli sono lontani e l’immagine della famiglia su cui ha investito la propria identità non corrisponde più alla realtà.
Meryl Streep ha già dimostrato di saper trasformare personaggi apparentemente respingenti o contraddittori in figure molto più stratificate, e proprio Enid richiede questa capacità: può essere irritante, soffocante, manipolatoria e nello stesso tempo profondamente vulnerabile.
Una famiglia che vuole “correggersi”
Il titolo di Franzen è fondamentale. Le “correzioni” sono quelle che ciascun personaggio tenta di applicare alla propria vita.
Gary vuole correggere il modello paterno attraverso il successo economico e la stabilità. Chip prova a costruire un’identità intellettuale alternativa alla rispettabilità borghese dei genitori. Denise cerca una forma di autonomia attraverso il talento e la carriera. Nessuno di loro, però, riesce davvero a liberarsi del passato.
Ed è proprio qui che Franzen costruisce una delle osservazioni più amare del romanzo: la famiglia non ci determina completamente, ma non possiamo nemmeno trattarla come qualcosa che basta lasciarsi alle spalle.
Le persone crescono, si trasferiscono, cambiano lavoro e partner, ma continuano a portare con sé i rapporti che le hanno costruite.
Il romanzo osserva tutto questo senza trasformare i Lambert in vittime o carnefici assoluti. Sono persone capaci di ferirsi a vicenda e, nello stesso tempo, incapaci di smettere completamente di cercarsi.
Il Natale come ultima illusione
Il desiderio di Enid di riunire la famiglia per Natale costituisce la struttura emotiva dell’intera storia.
Il Natale è il momento in cui una famiglia dovrebbe essere tale nel modo più riconoscibile: tornare a casa, sedersi attorno allo stesso tavolo, ripetere rituali familiari e dimostrare che, nonostante tutto, esiste ancora un “noi”.
Per Enid quella riunione diventa quasi una prova, se tutti tornano, allora forse la famiglia esiste ancora.
Ma Franzen utilizza proprio questa aspettativa per smontare l’immagine ideale del nucleo familiare americano. Dietro la cena e le decorazioni restano rancori, frustrazioni, fallimenti e rapporti che non possono essere riportati indietro semplicemente ricreando una tradizione.
È una dinamica che la serialità può sviluppare particolarmente bene, perché la storia dei Lambert vive meno nei grandi eventi che nelle conversazioni, nelle tensioni, nei ricordi e nei piccoli gesti attraverso cui una famiglia rivela chi è davvero.
Alfred, la malattia e la perdita del controllo
Accanto a Enid c’è Alfred, il padre. La sua malattia neurodegenerativa costituisce uno degli elementi più dolorosi del romanzo perché colpisce un uomo che ha costruito la propria identità proprio sul controllo, sull’autorità e sull’autosufficienza.
L’invecchiamento modifica quindi gli equilibri familiari.
I genitori che un tempo rappresentavano la struttura della casa diventano persone di cui i figli devono occuparsi, mentre vecchi conflitti riemergono dentro una situazione nella quale il tempo per risolverli sembra improvvisamente limitato.
Franzen evita però ogni sentimentalismo facile. La vecchiaia non cancella ciò che Alfred è stato e la malattia non trasforma automaticamente i rapporti familiari in qualcosa di più semplice.
Anche questo potrebbe diventare uno degli elementi più forti della serie: raccontare cosa significa assistere alla fragilità di un genitore quando il rapporto con lui è stato costruito anche sulla distanza e sul risentimento.
Franzen adatta Franzen
Un altro elemento importante è che Jonathan Franzen scriverà personalmente l’adattamento.
Questo non significa necessariamente che la serie sarà una trasposizione letterale del romanzo. Al contrario, potrebbe offrire allo scrittore l’occasione di ripensare una storia pubblicata nel 2001 da una prospettiva distante venticinque anni.
La questione sarà soprattutto capire quanto dell’America di inizio millennio verrà conservato.
Le correzioni nasce infatti in un momento storico preciso, attraversato dalla fiducia nei mercati, dalla trasformazione del lavoro, dall’espansione della tecnologia e dall’idea che il successo individuale potesse rappresentare la soluzione ai fallimenti della generazione precedente.
Il romanzo osserva già le crepe di quella promessa. Oggi quelle crepe sono diventate ancora più visibili, e proprio per questo il racconto dei Lambert può suonare meno come il ritratto di un’epoca passata e più come l’origine di molte ansie contemporanee.
Cord Jefferson alla regia
Netflix ha affidato la regia a Cord Jefferson, premio Oscar per la sceneggiatura di American Fiction.
È una scelta particolarmente interessante perché American Fiction lavorava già sulla distanza tra identità autentica e identità costruita per rispondere alle aspettative degli altri. Anche Le correzioni vive di questa tensione.
Ognuno dei Lambert possiede un’immagine di sé che cerca disperatamente di sostenere. Il problema è che la realtà continua a interferire.
Gary vuole essere il figlio stabile, chip vuole essere l’intellettuale libero, Denise vuole essere indipendente, Enid vuole essere la madre di una famiglia felice.
Quasi tutti trascorrono buona parte del romanzo cercando di mantenere in vita una versione di sé che sta progressivamente diventando insostenibile.
Il fallimento come esperienza collettiva
Franzen è spesso associato al cosiddetto “grande romanzo americano”, ma ciò che rende Le correzioni interessante non è la pretesa di rappresentare ogni famiglia.
È la capacità di mostrare come il fallimento individuale venga spesso percepito come colpa personale anche quando nasce da aspettative collettive.
I Lambert hanno ricevuto un’idea molto precisa di ciò che significa avere successo: matrimonio, carriera, stabilità economica, casa, figli, rispettabilità.
Quando queste coordinate cominciano a sgretolarsi, ciascuno tenta di aggiustare qualcosa senza mettere realmente in discussione il modello che sta cercando di raggiungere.
Ecco perché le “correzioni” non funzionano mai del tutto.
Correggere una vita presuppone infatti che esista una versione giusta alla quale tornare.
Franzen suggerisce invece che forse crescere significa capire che quella versione non è mai esistita.
Perché “Le correzioni” potrebbe funzionare meglio come serie che come film
Il romanzo supera le seicento pagine e costruisce la propria forza attraverso prospettive multiple, digressioni, storie personali e un continuo passaggio dal presente al passato. Comprimerlo in due ore sarebbe estremamente difficile.
Una serie limitata può invece concedere a ogni Lambert il tempo necessario per diventare qualcosa di più di una funzione narrativa.
Gary, Chip e Denise non sono semplicemente “i figli problematici”. Ognuno possiede una propria storia, una propria idea di felicità e un modo differente di misurarsi con le aspettative familiari.
La serialità permette inoltre di far emergere gradualmente il vero protagonista del romanzo: non Enid, Alfred o uno dei figli, ma la famiglia Lambert come organismo.
Un sistema nel quale ogni movimento di uno modifica inevitabilmente tutti gli altri.
Un adattamento tentato già da HBO
Questa non è la prima volta che Hollywood prova a portare Le correzioni sullo schermo.
HBO sviluppò in passato un pilot diretto da Noah Baumbach, con Dianne Wiest, Chris Cooper, Ewan McGregor e Maggie Gyllenhaal, ma nel 2012 decise di non procedere con una stagione completa.
Il progetto Netflix rappresenta quindi una seconda possibilità per un romanzo che sembrava quasi fatto per la televisione ma che, finora, era rimasto intrappolato nella propria complessità.
Questa volta la combinazione tra Franzen, Jefferson e Streep suggerisce un approccio differente: meno intento di trasformare il romanzo in un dramma familiare tradizionale e maggiore attenzione alla sua componente ironica.
Netflix definisce infatti la storia un ritratto “sharply comic”, sottolineando quella dimensione di commedia amara che è essenziale per comprendere Franzen.
Perché Le correzioni è doloroso, ma spesso è anche molto divertente.
Soprattutto quando osserva la distanza tra l’idea grandiosa che i personaggi hanno di se stessi e ciò che stanno realmente facendo.
Dal libro allo schermo: quando arriverà la serie?
Al momento Netflix non ha annunciato una data di uscita per The Corrections. La serie è stata ordinata ufficialmente nell’aprile 2026 e resta quindi uno dei progetti da seguire nei prossimi mesi.
Sappiamo però che il progetto ha finalmente superato la lunga fase di sviluppo: Meryl Streep sarà Enid, Jonathan Franzen adatterà il proprio romanzo e Cord Jefferson dirigerà la serie.
A venticinque anni dall’uscita del libro, i Lambert tornano così in un mondo molto diverso da quello nel quale Franzen li aveva lasciati.
E forse è proprio questo a rendere l’adattamento interessante oggi. Perché dietro la satira dell’America borghese, Le correzioni raccontava già qualcosa che non sembra invecchiato affatto: la difficoltà di accettare che i nostri genitori siano persone imperfette, che i figli possano deludere le aspettative e che una famiglia non possa essere aggiustata come se esistesse da qualche parte una sua versione corretta. Ciò che possiamo fare, semmai, è imparare a vivere con le sue crepe.

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