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Dal libro al film: La mano di Dante

Può un manoscritto perduto della Divina Commedia trasformarsi nell’oggetto del desiderio della criminalità organizzata? E cosa accadrebbe se l’uomo chiamato a verificarne l’autenticità fosse uno scrittore tormentato che sembra condividere con Dante Alighieri la stessa ossessione per l’Inferno, il peccato e la ricerca della verità? Sono queste le domande da cui prende forma La mano di Dante, il…

Dal libro al film la mano di dante

Può un manoscritto perduto della Divina Commedia trasformarsi nell’oggetto del desiderio della criminalità organizzata? E cosa accadrebbe se l’uomo chiamato a verificarne l’autenticità fosse uno scrittore tormentato che sembra condividere con Dante Alighieri la stessa ossessione per l’Inferno, il peccato e la ricerca della verità?

Sono queste le domande da cui prende forma La mano di Dante, il romanzo pubblicato nel 2002 da Nick Tosches e diventato negli anni uno dei libri più particolari della narrativa americana contemporanea. Dopo una lunghissima gestazione, il volume è arrivato finalmente sul grande schermo con In the Hand of Dante, il nuovo film diretto da Julian Schnabel e distribuito da Netflix, interpretato da Oscar Isaac, Gerard Butler, Gal Gadot, Jason Momoa, John Malkovich e Al Pacino.  

La mano di Dante: un romanzo che attraversa sette secoli di storia

Definire La mano di Dante un thriller sarebbe riduttivo. Nick Tosches costruisce infatti una narrazione che procede su due linee temporali destinate a riflettersi continuamente l’una nell’altra.

Nel presente troviamo una versione romanzata dello stesso Tosches, scrittore irrequieto e profondo conoscitore dell’opera dantesca. La sua vita cambia quando un boss mafioso entra in possesso di quello che potrebbe essere il manoscritto originale della Divina Commedia, scritto dalla mano dello stesso Dante. Il compito affidato allo scrittore è verificarne l’autenticità, ma quella che sembra una semplice consulenza letteraria si trasforma presto in un viaggio tra criminalità organizzata, mercato nero dell’arte, omicidi e tradimenti.

Parallelamente il romanzo riporta il lettore nel Trecento, seguendo Dante Alighieri durante la tormentata composizione del suo capolavoro. Qui il poeta appare come un uomo inquieto, costretto ad affrontare dubbi spirituali, incontri misteriosi e un percorso interiore che finirà per dare origine alla Divina Commedia.

Il risultato è un’opera che fonde romanzo storico, noir, metafisica e riflessione sul significato stesso della creazione artistica.  

Il film di Julian Schnabel mantiene la struttura a doppio binario

Il regista Julian Schnabel ha scelto di conservare proprio questa costruzione narrativa.

In  La mano di Dante, Oscar Isaac interpreta infatti due personaggi diversi: da una parte Nick Tosches nel XXI secolo e dall’altra Dante Alighieri nel pieno della sua ricerca artistica e spirituale. Le due vicende si rincorrono continuamente, mostrando come le passioni umane, il desiderio di conoscenza, la sete di potere e la ricerca della verità rimangano immutate anche a distanza di settecento anni.  

La fotografia distingue anche visivamente i due mondi: quello contemporaneo assume i toni cupi del noir criminale, mentre il Medioevo viene rappresentato con immagini pittoriche che richiamano l’arte rinascimentale, in perfetta sintonia con la sensibilità artistica di Schnabel.

Un cast eccezionale per uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni

L’adattamento ha richiesto oltre quindici anni per arrivare sullo schermo.

In origine il progetto avrebbe dovuto coinvolgere Johnny Depp, che aveva acquistato i diritti del romanzo già nel 2008. Successivamente la produzione è stata completamente ripensata fino all’arrivo di Oscar Isaac nel ruolo principale.  

Accanto a lui troviamo Gerard Butler, John Malkovich, Jason Momoa, Gal Gadot, Al Pacino, Sabrina Impacciatore, Claudio Santamaria, Franco Nero e perfino Martin Scorsese, presente sia come produttore esecutivo sia con un piccolo ruolo davanti alla macchina da presa. Un cast corale che testimonia l’importanza attribuita a un’opera considerata da molti quasi impossibile da adattare.  

Più di un thriller: una riflessione sul valore della letteratura

Ciò che rende La mano di Dante così diverso da altri romanzi noir è il continuo dialogo con la letteratura.

Il manoscritto della Divina Commedia non rappresenta soltanto un oggetto di enorme valore economico, ma diventa il simbolo della conoscenza, dell’immortalità dell’arte e del potere che i libri continuano a esercitare nei secoli.

Tosches utilizza il linguaggio del thriller per interrogarsi sul destino degli scrittori, sul rapporto tra bene e male, sulla fede, sulla morte e sulla possibilità che la letteratura sopravviva persino alla violenza e all’avidità umana. Non è un caso che il romanzo alterni pagine ricche di tensione a lunghi momenti di riflessione filosofica, rendendo Dante una presenza viva e contemporanea.

Perché leggere il romanzo prima di vedere il film

Chi conosce soltanto l’adattamento cinematografico scoprirà nel libro un’opera ancora più ricca e stratificata.

La scrittura di Nick Tosches procede infatti attraverso continue digressioni, richiami alla cultura occidentale, riflessioni sulla religione, sull’editoria e sulla figura stessa dello scrittore. È un romanzo che non cerca mai la linearità narrativa, preferendo costruire un labirinto di simboli e riferimenti culturali.

Il film di Julian Schnabel prova a tradurre questa complessità in immagini spettacolari e visionarie, scegliendo una struttura narrativa altrettanto ambiziosa. Il risultato è un’opera destinata a dividere pubblico e critica, ma proprio per questo rappresenta uno degli adattamenti letterari più originali degli ultimi anni. Come il romanzo da cui nasce, anche La mano di Dante non è pensato per offrire risposte semplici, bensì per accompagnare lo spettatore in un viaggio che attraversa sette secoli di storia, mettendo in dialogo la grande letteratura italiana con il noir contemporaneo e ricordando come ogni autentico capolavoro continui a parlare al presente.