Fatharland è il film che indaga il momento in cui Thomas Mann fa ritorno con parte della sua famiglia, in Germania, dopo l’allontanamento volontario a causa della guerra.
Che cosa significa tornare nel proprio Paese quando il Paese che si ricordava è scomparso? È la domanda che accompagna Fatherland, il nuovo film di Paweł Pawlikowski dedicato a Thomas Mann e alla figlia Erika.
Dopo gli anni trascorsi negli Stati Uniti, lo scrittore rientra in Germania per un ciclo di conferenze su Goethe. Ad attenderlo trova una nazione divisa, segnata dalle conseguenze del nazismo e attraversata dalle tensioni della Guerra fredda. Il film arriverà nei cinema italiani il 16 ottobre 2026, con distribuzione MUBI.
Di cosa parla “Fatherland”
Il viaggio porta Thomas Mann ed Erika attraverso la Germania Ovest e la Germania Est. Lo scrittore incontra persone che continuano ad ammirarlo, ma anche chi gli rimprovera di avere lasciato il Paese durante il nazismo. Tornare nella propria terra diventa così un confronto con ciò che è accaduto in sua assenza e con le accuse rivolte a chi, dall’esilio, aveva continuato a prendere parola. Accanto a lui c’è Erika, attrice e giornalista, ora impegnata anche ad assisterlo: la sua presenza dà al racconto una dimensione familiare, perché la Storia attraversa il loro rapporto e i legami con gli altri membri della famiglia.
Thomas Mann ed Erika: due modi di affrontare la stessa storia
Al centro di Fatherland c’è un padre celebre, abituato a essere ascoltato per le proprie idee, e una figlia che conosce da vicino le fratture della loro famiglia. Mann torna a parlare della cultura tedesca davanti a un pubblico che deve ancora fare i conti con il proprio passato; Erika gli è accanto, ma porta anche il peso dei conflitti personali e della memoria di chi al potere si era avvicinato. È in questa vicinanza, fatta di collaborazione e tensione, che il film trova uno dei suoi aspetti più interessanti: osservare come le grandi scelte politiche continuino a vivere nelle relazioni più intime. A interpretare Erika è Sandra Hüller, mentre Hanns Zischler veste i panni di Thomas Mann.
Perché “Fatherland” può interessare chi ama la letteratura
La scelta di Goethe come tema delle conferenze apre una questione che va oltre la biografia di Mann. Dopo la guerra, quale posto possono avere i grandi autori nella vita di un Paese che deve riconoscere le proprie responsabilità? Pawlikowski segue lo scrittore mentre attraversa una Germania materialmente e moralmente ferita, dove il prestigio della cultura convive con recriminazioni, opportunismi e divisioni. Per chi ha letto I Buddenbrook o La montagna incantata, il film offre l’occasione di guardare all’autore nel momento in cui la sua voce pubblica viene messa alla prova dal ritorno a casa.
Con Fatherland, Pawlikowski torna a raccontare persone costrette a misurare la propria vita con la storia europea, come aveva già fatto in Ida e Cold War. Questa volta lo fa attraverso una delle figure più importanti della letteratura tedesca, lasciando spazio anche a Erika e al suo sguardo sul padre. Il risultato, almeno nelle premesse, è un film che invita a tornare ai libri di Mann con una domanda nuova: che cosa chiediamo a uno scrittore quando la sua patria deve ricominciare a raccontare se stessa?

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