Il 1° ottobre è arrivato il primo trailer di Clarissa, e bastano le premesse del film per capire perché questa nuova trasposizione di Virginia Woolf sia molto più interessante di un semplice adattamento in costume.
Arie e Chuko Esiri prendono La signora Dalloway, pubblicato nel 1925 e diventato uno dei romanzi fondamentali del modernismo, ne conservano personaggi e architettura emotiva, ma spostano Clarissa dalla Londra del primo dopoguerra alla Lagos contemporanea.
Sophie Okonedo interpreta una donna appartenente all’alta società nigeriana che sta preparando una festa nella propria casa quando il ritorno di persone conosciute in gioventù riporta in superficie amori, desideri e possibilità che il tempo sembrava aver sepolto. Il film, presentato in prima mondiale alla Quinzaine des Cinéastes di Cannes, è stato acquisito da NEON e arriverà nelle sale statunitensi l’11 dicembre 2026; per l’Italia, al momento, non è stata comunicata una data di uscita.
“Clarissa”, Virginia Woolf cambia città ma conserva le sue domande
La scelta più affascinante compiuta dai fratelli Esiri riguarda proprio ciò che decidono di non abbandonare. La signora Dalloway raccontava una giornata apparentemente ordinaria nella vita di Clarissa Dalloway, donna dell’alta società londinese impegnata nei preparativi di una festa. Dentro quelle poche ore Woolf faceva però entrare un’intera esistenza: il matrimonio, la giovinezza, Peter Walsh, Sally Seton, la paura della morte e soprattutto il pensiero di ciò che avrebbe potuto essere. Clarissa riparte dalla medesima struttura. La protagonista prepara un ricevimento nella sua casa di Lagos e incontra persone appartenenti al proprio passato; nel corso di una sola notte, ricordi di relazioni, amori, desideri nascosti e aspirazioni perdute trasformano la festa in un confronto con la persona che è diventata.
È qui che trasferire la storia in Nigeria acquista un significato più profondo. Gli Esiri non utilizzano Lagos come semplice sostituto scenografico di Londra, ma portano la struttura woolfiana dentro una società segnata da un’altra storia coloniale, da differenti rapporti di classe e da un diverso rapporto con il passato britannico. Clarissa continua così a interrogarsi sulla distanza fra la vita vissuta e quella desiderata, ma lo fa dentro un contesto postcoloniale che modifica inevitabilmente il significato delle relazioni sociali che la circondano. Il romanzo di Woolf sopravvive perché sopravvive la sua domanda fondamentale: quanto della persona che siamo diventati deriva dalle nostre scelte e quanto dalle aspettative del mondo nel quale abbiamo imparato a vivere?
Sophie Okonedo è la nuova Clarissa Dalloway
A interpretare Clarissa adulta è Sophie Okonedo, mentre India Amarteifio ne interpreta la versione più giovane. Accanto a loro troviamo David Oyelowo nei panni di Peter, Toheeb Jimoh come Peter da giovane, Nikki Amuka-Bird nel ruolo di Sally adulta e Ayo Edebiri in quello della giovane Sally. Fortune Nwafor interpreta invece Septimus, personaggio fondamentale perché permette al film di conservare l’altra grande linea narrativa costruita da Woolf.
Anche dal punto di vista visivo il progetto cerca una propria identità. La fotografia di Jonathan Bloom è stata realizzata in 35 mm, una scelta particolarmente adatta a una storia costruita sul rapporto instabile fra presente e ricordo. In Woolf il passato non era mai davvero passato: entrava continuamente nel presente attraverso associazioni, immagini, suoni e improvvise riemersioni della memoria. Il cinema non può riprodurre semplicemente il flusso di coscienza della pagina, ma può trovare un equivalente nelle immagini, nei montaggi temporali, nei corpi degli attori giovani e adulti e nella maniera in cui uno stesso sentimento continua a esistere a distanza di decenni.
Da Sally a Clarissa, il desiderio queer rimane al centro della storia
Uno degli elementi più importanti del film riguarda Sally, perché Clarissa non cancella una delle componenti più moderne del romanzo di Woolf. Clarissa ricorda infatti l’intensità del sentimento provato in gioventù per Sally Seton e soprattutto il loro bacio, uno dei ricordi amorosi più potenti della sua vita. Nel nuovo adattamento Sally esiste sia nel passato sia nel presente: Ayo Edebiri interpreta la giovane donna di cui Clarissa si innamora, mentre Nikki Amuka-Bird ne interpreta la versione adulta. Le prime analisi del film sottolineano inoltre come gli Esiri abbiano conservato il desiderio tra le due donne, rendendolo parte della tensione emotiva che accompagna il loro incontro da adulte.
È un elemento decisivo perché permette di leggere La signora Dalloway non soltanto come il ritratto di una donna che ripensa a un amore giovanile, ma come una storia sulle possibilità che determinate strutture sociali rendono più o meno praticabili. Clarissa ha costruito una vita, un matrimonio, una posizione sociale; il ricordo di Sally apre invece uno spazio nel quale immaginare un’esistenza differente. Trasportare questa tensione nella Lagos contemporanea significa chiedersi se la distanza tra desiderio privato e identità pubblica sia davvero scomparsa oppure abbia semplicemente assunto forme nuove.
Anche Septimus attraversa un secolo di storia
Gli Esiri mantengono anche Septimus, il veterano traumatizzato che Woolf aveva posto accanto a Clarissa senza far realmente incontrare i due personaggi. Nel romanzo il trauma della Prima guerra mondiale attraversava la mente di Septimus Warren Smith e permetteva a Woolf di mostrare l’altra faccia della società che organizzava ricevimenti e cercava di ritornare alla normalità. Nel film quel trauma viene trasferito nella Nigeria contemporanea: Septimus, interpretato da Fortune Nwafor, è un soldato segnato psicologicamente dal conflitto legato all’insurrezione di Boko Haram.
È forse qui che comprendiamo meglio cosa significhi davvero adattare un classico. Non basta cambiare i costumi o aggiornare l’ambientazione. Bisogna trovare nel presente qualcosa che svolga la stessa funzione che un elemento possedeva nell’opera originale. La guerra di Woolf non può essere semplicemente trasportata cent’anni avanti: deve diventare un’altra guerra, un’altra ferita collettiva capace di entrare nella vita privata degli individui. In questo modo Clarissa conserva l’accostamento woolfiano tra una donna apparentemente privilegiata che pensa alla propria vita e un uomo traumatizzato dalla violenza della storia.
“Clarissa”, quando un classico continua a cambiare insieme a noi
La signora Dalloway compie quindi un viaggio insolito: dalla Londra del 1925 alla Lagos del 2026, dalla Prima guerra mondiale ai conflitti della Nigeria contemporanea, dalla società britannica del primo Novecento a una borghesia africana postcoloniale. Eppure al centro rimangono il tempo, la memoria e quella sensazione dolorosa che accompagna le vite che avremmo potuto vivere. È proprio questa permanenza a spiegare perché Virginia Woolf continui a essere adattata un secolo dopo.
Clarissa sembra partire da un’idea semplice ma molto woolfiana: cambiano le città, le guerre e le convenzioni sociali, mentre continuiamo a guardarci indietro chiedendoci chi saremmo diventati scegliendo un’altra persona, un altro amore, un’altra vita. E nel passaggio da Londra a Lagos, anche il ricordo di Sally acquista una nuova forza: non soltanto nostalgia per la giovinezza, ma memoria di un desiderio che Clarissa ha conosciuto davvero e che il tempo non è riuscito completamente a cancellare.

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