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“American Horror Story”, tutte le 12 stagioni da recuperare prima dell’arrivo della stagione 13

American Horror Story sta per tornare. La tredicesima stagione debutta il 24 settembre 2026 e, ufficialmente potremmo vederla il 1 ottobre, su Disney +, riporterà nella serie Jessica Lange, Sarah Paulson, Evan Peters, Angela Bassett, Kathy Bates, Emma Roberts e molti altri volti storici. Prima del nuovo capitolo, ripercorriamo le dodici stagioni precedenti, da Murder…

“American Horror Story”, tutte le 12 stagioni da recuperare prima dell’arrivo della stagione 13

Tredici è il numero perfetto per tornare alle origini di American Horror Story. A quindici anni dall’esordio di Murder House, la serie antologica creata da Ryan Murphy e Brad Falchuk si prepara infatti a inaugurare il suo tredicesimo capitolo e questa volta il passato avrà un’importanza decisamente maggiore del solito. American Horror Story: 13 debutterà il 24 settembre 2026, su Disney + dal primo ottobre, con i primi tre dei tredici episodi previsti e riporterà sullo schermo alcuni dei personaggi più celebri dell’intero universo narrativo, compresi Constance Langdon, Cordelia Goode, Tate Langdon, Kai Anderson e James Patrick March. Jessica Lange torna dopo otto anni di assenza, mentre Sarah Paulson ed Evan Peters ritrovano alcuni dei ruoli che hanno segnato la loro storia nella serie. 

È quindi il momento ideale per tornare indietro. Dal 2011 American Horror Story ha attraversato praticamente ogni territorio dell’immaginario horror americano, trasformando di volta in volta una casa, un manicomio, una scuola di stregoneria, un circo, un albergo o persino un’intera epoca nel luogo in cui far emergere paure molto più concrete. Non tutte le stagioni sono collegate allo stesso modo e normalmente possono essere guardate autonomamente, ma nel corso degli anni Murphy e Falchuk hanno progressivamente costruito connessioni, ritorni e personaggi condivisi. Con la tredicesima stagione questa mitologia sembra destinata a tornare in primo piano. 

“American Horror Story: Murder House” (2011), dove tutto è cominciato

La prima stagione rimane la porta d’ingresso ideale nell’universo di American Horror Story. I coniugi Ben e Vivien Harmon, insieme alla figlia Violet, si trasferiscono da Boston a Los Angeles nel tentativo di ricostruire una famiglia profondamente segnata dal tradimento di lui e dalla perdita di un bambino. La splendida casa acquistata per ricominciare possiede però una storia fatta di omicidi, suicidi e presenze che non hanno mai veramente abbandonato quelle stanze. Intorno agli Harmon compaiono così Constance Langdon, la vicina interpretata da Jessica Lange, e suo figlio Tate, uno dei personaggi che renderanno Evan Peters inseparabile dall’immaginario della serie.

Murder House stabilisce immediatamente una delle regole più interessanti di AHS: i fantasmi sono spaventosi, ma quasi mai quanto le persone che erano prima di diventarlo. La casa diventa un archivio della violenza americana nel quale ogni generazione lascia qualcosa alla successiva. È anche una delle stagioni fondamentali da recuperare prima di AHS 13, perché Jessica Lange tornerà proprio come Constance, Evan Peters riprenderà Tate e Jamie Brewer sarà nuovamente Addie Langdon. 

“American Horror Story: Asylum” (2012), il capitolo più oscuro

Nel 1964 la giornalista Lana Winters, interpretata da Sarah Paulson, entra nel manicomio cattolico di Briarcliff per indagare sul presunto serial killer Bloody Face. Uscirne diventa però molto più difficile. A dirigere l’istituto troviamo Suor Jude, straordinaria Jessica Lange, mentre intorno a lei si intrecciano esperimenti medici, possessioni demoniache, assassini, repressione sessuale e persino presenze extraterrestri. È una quantità di materiale che in qualsiasi altra serie basterebbe per cinque stagioni e che Asylum riesce invece a trasformare in un unico incubo.

Vanity Fair collocava proprio Asylum al primo posto nella sua classifica delle stagioni, sottolineando in particolare Lana Winters e Suor Jude.  Ma ciò che continua a renderla potente è il modo in cui l’orrore soprannaturale viene affiancato a quello istituzionale. Briarcliff è terrificante perché concede ad alcune persone un potere quasi assoluto su altre considerate malate, deviate o semplicemente scomode. Il mostro può avere il volto del demonio, ma anche quello di un sistema convinto di sapere quale sia la maniera corretta di essere umani.

“American Horror Story: Coven” (2013), le streghe di New Orleans

Con Coven l’oscurità di Asylum lascia spazio a una stagione più pop, gotica e ironica, diventata nel tempo una delle più amate dell’intera serie. Zoe Benson, interpretata da Taissa Farmiga, scopre di possedere poteri che la conducono alla Miss Robichaux’s Academy di New Orleans, scuola destinata alle giovani discendenti delle streghe di Salem. Qui incontra Cordelia Foxx, Fiona Goode, Madison Montgomery e Queenie, mentre lo scontro tra le streghe e la sacerdotessa voodoo Marie Laveau permette alla stagione di attraversare anche la storia razziale della Louisiana.

Jessica Lange, Sarah Paulson, Angela Bassett, Kathy Bates, Emma Roberts, Lily Rabe, Frances Conroy e Gabourey Sidibe costruiscono uno dei cast più memorabili della serie. Vanity Fair la collocava subito dietro Asylum, ricordando anche i quattro Emmy ottenuti dalla stagione.  Ed è soprattutto uno dei recuperi indispensabili prima della stagione 13: Sarah Paulson tornerà infatti nei panni di Cordelia Goode e diversi interpreti legati a Coven fanno parte del nuovo cast. 

“American Horror Story: Freak Show” (2014), il circo degli emarginati

Florida, 1952. Elsa Mars gestisce uno degli ultimi freak show rimasti negli Stati Uniti e sogna disperatamente la fama mentre il pubblico sta progressivamente perdendo interesse per quel genere di spettacolo. Intorno a lei vivono le gemelle siamesi Bette e Dot, Jimmy Darling, Ethel Darling, Desiree Dupree e una comunità di persone trasformate dalla società in attrazioni perché i loro corpi non corrispondono alla normalità dominante.

Freak Show utilizza l’orrore per rovesciare continuamente il concetto stesso di mostruosità. Chi viene esposto come “mostro” possiede spesso maggiore umanità delle persone considerate normali, mentre figure come Twisty il Clown trasformano il circo in uno degli scenari più inquietanti dell’intera antologia. È inoltre l’ultima stagione con Jessica Lange come presenza regolare e ottenne ben 20 candidature agli Emmy.  Anche qui esiste un collegamento con il futuro: FX ha confermato il ritorno di John Carroll Lynch nei panni di Twisty nella tredicesima stagione. 

“American Horror Story: Hotel” (2015), benvenuti al Cortez

Il detective John Lowe indaga su una serie di brutali omicidi che lo conduce all’Hotel Cortez, un albergo di Los Angeles popolato da assassini, fantasmi e creature che sembrano avere pochissima intenzione di permettere agli ospiti di andarsene. A dominarlo è la Contessa, interpretata da Lady Gaga, aristocratica e seducente creatura affetta da un misterioso virus che le impone di nutrirsi di sangue.

Hotel segna la prima stagione senza Jessica Lange come protagonista, ma trova in Lady Gaga una nuova icona, tanto da farle conquistare il Golden Globe.  È una stagione barocca, erotica e sanguinaria nella quale il Cortez funziona quasi come un personaggio autonomo. Ed è un altro recupero particolarmente importante prima di AHS 13, perché Evan Peters tornerà nei panni di James Patrick March, il serial killer che costruì l’albergo trasformandolo in una gigantesca macchina per uccidere. 

“American Horror Story: Roanoke” (2016), quando la serie diventa un falso documentario

La sesta stagione rompe completamente la struttura abituale. Una coppia racconta davanti alle telecamere l’esperienza terrificante vissuta dopo essersi trasferita in una casa della Carolina del Nord, mentre attori professionisti ricostruiscono gli eventi all’interno di un programma intitolato My Roanoke Nightmare. Poi American Horror Story cambia nuovamente le regole e porta interpreti e persone reali nello stesso luogo.

È probabilmente l’esperimento formale più radicale compiuto dalla serie. Vanity Fair la collocava in fondo alla propria classifica, ricordando anche le dichiarazioni poco entusiaste di Sarah Paulson sull’esperienza.  Vale però la pena recuperarla proprio per capire quanto AHS sia disposta a distruggere il proprio formato: reality television, found footage e metacinema diventano parte dell’horror, mentre lo spettatore viene costretto continuamente a chiedersi quale livello della rappresentazione stia osservando.

“American Horror Story: Cult” (2017), la paura diventa politica

Cult comincia nella notte delle elezioni presidenziali statunitensi del 2016 e costruisce la propria storia intorno alle reazioni opposte alla vittoria di Donald Trump. Ally Mayfair-Richards, interpretata da Sarah Paulson, vede riemergere fobie che credeva di avere sotto controllo, mentre Kai Anderson, interpretato da Evan Peters, comprende quanto la paura possa essere utilizzata per conquistare potere e fedeltà.

È una delle rare stagioni quasi completamente prive del soprannaturale. L’orrore nasce dalla manipolazione, dal fanatismo e dal bisogno di appartenere a qualcosa. Vanity Fair la definiva la stagione più politica e sottolineava soprattutto il lavoro di Peters, impegnato in numerose incarnazioni, tra cui Charles Manson e Andy Warhol.  Anche Cult diventa adesso essenziale: Kai Anderson tornerà in AHS 13, nuovamente interpretato da Peters. 

“American Horror Story: Apocalypse” (2018), il primo grande crossover

Se si vuole capire perché la tredicesima stagione può permettersi di recuperare personaggi appartenenti a storie diverse, bisogna passare da Apocalypse. Dopo una catastrofe nucleare, un gruppo di sopravvissuti viene rinchiuso in un bunker governato da regole rigidissime. L’arrivo dell’enigmatico Michael Langdon rivela però gradualmente che dietro l’apocalisse esiste qualcosa di molto più grande.

L’ottava stagione unisce direttamente Murder House e Coven, riporta in scena le streghe e recupera personaggi che sembravano appartenere definitivamente al passato.  Apocalypse rende quindi esplicito ciò che la serie aveva suggerito per anni: le stagioni di American Horror Story possono esistere nello stesso universo. Per prepararsi alla nuova operazione crossover, è probabilmente il capitolo migliore da guardare subito dopo Murder House e Coven.

“American Horror Story: 1984” (2019), l’omaggio agli slasher

Camp Redwood dovrebbe essere semplicemente un campo estivo. Naturalmente non lo è. Un gruppo di giovani istruttori arriva nella struttura proprio mentre un assassino evade da un ospedale psichiatrico e torna nel luogo nel quale aveva già compiuto un massacro. 1984 abbandona temporaneamente l’estetica gotica delle stagioni precedenti per immergersi nei colori, nella musica e nell’immaginario degli slasher anni Ottanta.

Venerdì 13 rappresenta il riferimento più evidente, ma Vanity Fair ricordava anche l’influenza di Mario Bava.  Emma Roberts, Billie Lourd e Cody Fern guidano una stagione più compatta e consapevolmente eccessiva, la prima realizzata senza Evan Peters. Dopo anni di mitologie sempre più intricate, 1984 funziona quasi come una dichiarazione d’amore al piacere elementare dell’horror: un campo isolato, ragazzi convinti di essere al sicuro e qualcuno che li sta aspettando nel bosco.

“American Horror Story: Double Feature” (2021), due incubi in una stagione

La decima stagione tenta qualcosa di mai fatto prima dividendo il racconto in due parti. Red Tide segue uno scrittore in crisi creativa che si trasferisce con la famiglia nella località costiera di Provincetown e scopre una misteriosa sostanza capace di liberare il talento, ma a un prezzo terrificante. Death Valley cambia completamente atmosfera e porta invece la serie nel territorio degli alieni, delle cospirazioni governative e degli esperimenti condotti sugli esseri umani.

È un esperimento irregolare ma affascinante, soprattutto nella prima parte, che Vanity Fair accostava alle atmosfere di Stephen King e valorizzava anche per la presenza di Macaulay Culkin.  Double Feature mette inoltre al centro una delle ossessioni ricorrenti di AHS: quanto siamo disposti a sacrificare per diventare ciò che desideriamo?

“American Horror Story: NYC” (2022), l’orrore incontra l’epidemia di AIDS

Con l’undicesima stagione American Horror Story realizza uno dei propri cambiamenti più radicali. Siamo nella New York dei primi anni Ottanta, dove una serie di omicidi colpisce uomini gay mentre una misteriosa malattia comincia silenziosamente a diffondersi nella comunità. Giornalisti, poliziotti, medici e artisti tentano di comprendere due minacce che la società sembra incapace o poco disposta a vedere.

Vanity Fair sottolineava la svolta esplicitamente LGBTQ+ della stagione e il possibile dialogo con Cruising di William Friedkin; NYC ottenne inoltre una candidatura ai GLAAD Media Awards.  È forse uno dei capitoli meno immediatamente riconoscibili come American Horror Story, ma proprio per questo merita un recupero: l’orrore soprannaturale lascia progressivamente spazio alla memoria dell’AIDS e alla paura vissuta da una comunità che comprende di essere in pericolo mentre il mondo intorno continua a ignorarla.

“American Horror Story: Delicate” (2023-2024), maternità e controllo del corpo

L’ultima stagione trasmessa prima del nuovo capitolo cambia ancora una volta formula perché, per la prima volta, American Horror Story parte direttamente da un romanzo: Delicate Condition di Danielle Valentine. Anna Victoria Alcott, interpretata da Emma Roberts, è un’attrice che desidera disperatamente avere un figlio e ricorre alla fecondazione assistita, ma comincia progressivamente a convincersi che qualcuno o qualcosa stia cercando di impedire la sua gravidanza. 

Accanto a Emma Roberts troviamo Kim Kardashian nei panni della sua agente Siobhan Corbyn e Cara Delevingne. Il riferimento a Rosemary’s Baby è evidente, ma Delicate prova a spostare quella paura dentro una riflessione contemporanea sul controllo del corpo femminile, sulla maternità e sull’industria dello spettacolo. È la dodicesima tappa di un viaggio cominciato nel 2011 e, ufficialmente, conta nove episodi. 

“American Horror Story 13”, cosa sappiamo della nuova stagione

Questa volta il numero della stagione diventa parte stessa del gioco. American Horror Story: 13 sarà composta da 13 episodi e debutterà il 24 settembre 2026 con tre puntate, dal primo ottobre su Disney + per poi proseguire fino al finale previsto il 29 ottobre. FX descrive la storia come una sorta di lettera d’amore alla storia di AHS: una crisi ambientata nel presente farà convergere personaggi provenienti dai capitoli precedenti, mentre il numero 13 continuerà ad apparire in circostanze sempre più inquietanti. 

Il ritorno più clamoroso è quello di Jessica Lange, nuovamente Constance Langdon dopo otto anni di assenza. Sarah Paulson riprenderà, tra gli altri, il ruolo di Cordelia Goode, mentre Evan Peters tornerà come Tate Langdon, Kai Anderson e James Patrick March. Sono confermati inoltre Angela Bassett, Kathy Bates, Emma Roberts, Billie Lourd, Gabourey Sidibe, Lesley Grossman, Jamie Brewer e John Carroll Lynch; tra i nuovi ingressi figurano Joey Pollari, Paul Anthony Kelly e John Waters. Il nuovo protagonista sarà Ben DeSoto, un operatore di hospice che viene addestrato proprio da Constance per assistere un anziano e ricco paziente dal passato misterioso. 

Non è necessario aver visto tutte le 132 puntate precedenti per comprendere la nuova storia: FX assicura che il percorso di Ben potrà essere seguito anche dai nuovi spettatori. Ma per chi vuole arrivare preparato, la stessa fonte ufficiale indica implicitamente la strada: Murder House, Coven, Hotel e Cult sono i quattro recuperi prioritari, perché è da quelle stagioni che provengono alcuni dei personaggi destinati a tornare.  A queste aggiungerei Apocalypse, indispensabile per comprendere come American Horror Story abbia già trasformato una serie antologica in un universo nel quale storie apparentemente indipendenti possono improvvisamente incontrarsi.

Dopo quindici anni, forse è proprio questo il gioco più interessante preparato dalla stagione numero 13. American Horror Story non deve più inventare soltanto nuovi mostri: possiede ormai quindici anni di fantasmi, streghe, assassini e traumi ai quali attingere. Tornare a Murder House significa quindi scoprire quanto lontano sia arrivata la serie, ma anche prepararsi all’idea che, nell’universo creato da Ryan Murphy e Brad Falchuk, ciò che è accaduto non rimane mai completamente sepolto.