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Venezia 83, i film più attesi: da “Look Back” a Nanni Moretti, 12 titoli da tenere d’occhio

Dal 2 al 12 settembre 2026 il Lido torna a essere uno dei centri del cinema mondiale con l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il programma di quest’anno sembra voler puntare meno sull’accumulo di blockbuster e più sull’incontro tra autori molto riconoscibili, cinema italiano, adattamenti letterari, documentari e storie capaci di intercettare questioni del…

“Succederà questa notte” di Nanni Moretti

Dal 2 al 12 settembre 2026 il Lido torna a essere uno dei centri del cinema mondiale con l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Il programma di quest’anno sembra voler puntare meno sull’accumulo di blockbuster e più sull’incontro tra autori molto riconoscibili, cinema italiano, adattamenti letterari, documentari e storie capaci di intercettare questioni del presente. Il Concorso comprende nomi come Werner Herzog, Martin McDonagh, Florian Zeller, Hirokazu Kore-eda e Nanni Moretti, mentre sono cinque i registi italiani inizialmente selezionati per concorrere al Leone d’Oro. 

Nelle ultime settimane il programma ha continuato inoltre ad arricchirsi: il documentario NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor è stato aggiunto al Concorso, portando a 21 i titoli in gara.  Abbiamo però scelto di concentrarci su 12 film particolarmente attesi, attraversando Concorso, Fuori Concorso e Orizzonti. Ci sono il cinema che incontra la letteratura e il manga, il ritorno degli Oasis raccontato attraverso il documentario, l’indagine su Elon Musk e soprattutto storie molto diverse accomunate dalla volontà di osservare il presente attraverso le sue zone più instabili.

Venezia 83: 12 film tra i più attesi della Mostra del Cinema 2026

“Primetime” di Lance Oppenheim

Robert Pattinson torna a Venezia con uno dei progetti più curiosi dell’intero Concorso. Diretto da Lance Oppenheim, Primetime si ispira alla figura del giornalista statunitense Chris Hansen e al fenomeno televisivo di To Catch a Predator. Pattinson interpreta un reporter che attira davanti alle telecamere adulti alla ricerca online di incontri con minorenni, trasformando l’indagine giornalistica anche in un prodotto televisivo. Nel cast figurano inoltre Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers.

Proprio questa sovrapposizione rende il film particolarmente interessante. Primetime può infatti interrogarsi sul confine tra giornalismo, spettacolarizzazione e giustizia pubblica: che cosa accade quando un’inchiesta deve anche produrre audience? E fino a che punto la televisione può assumersi il compito di smascherare e giudicare una persona davanti a milioni di spettatori? Oppenheim sembra utilizzare una pagina riconoscibile della cultura televisiva americana per entrare nel territorio ambiguo nel quale informazione, voyeurismo e intrattenimento cominciano a confondersi. 

“L’estranea” di Paolo Strippoli

Tra i cinque film italiani scelti inizialmente per il Concorso troviamo Paolo Strippoli, che con L’estranea arriva per la prima volta nella competizione principale veneziana.  Nel cast figurano John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Tom Waits e Parker Posey, per una storia che parte da un segreto rimasto nascosto per vent’anni.

Una donna decide di rivelare alla figlia qualcosa che riguarda il passato della loro famiglia e un misterioso patto che ne avrebbe modificato per sempre il destino. Sono pochi gli elementi narrativi resi noti prima della presentazione veneziana, ma proprio questa reticenza contribuisce alla curiosità che circonda il progetto. Strippoli ha già mostrato un particolare interesse per il perturbante e per le crepe che possono aprirsi all’interno della normalità; qui il segreto familiare sembra diventare il punto da cui osservare quanto il passato continui a esercitare potere sulle generazioni successive.

“Look Back” di Hirokazu Kore-eda

È probabilmente uno dei titoli che incuriosiranno maggiormente anche chi normalmente non segue il circuito festivaliero. Hirokazu Kore-eda porta in live action Look Back, il manga di Tatsuki Fujimoto, autore conosciuto in tutto il mondo soprattutto per Chainsaw Man. Al centro rimangono Fujino e Kyomoto, due ragazze molto diverse unite dalla passione per il disegno e dal desiderio di creare manga. 

Chi conosce l’opera originale sa però che ridurre Look Back a una storia sull’amicizia sarebbe limitante. Fujimoto racconta la creazione artistica come bisogno, ossessione, possibilità di incontrare l’altro e tentativo di dare un senso a ciò che non possiamo cambiare. Kore-eda sembra quasi il regista naturale per raccogliere questa materia: il suo cinema ha spesso osservato legami umani, assenze, memoria e dolore attraverso gesti apparentemente minimi. L’incontro tra due sensibilità autoriali tanto riconoscibili rende questo adattamento una delle scommesse più affascinanti di Venezia 83.

“Bucking Fastard” di Werner Herzog

Werner Herzog arriva in Concorso con Rooney Mara e Kate Mara, sorelle anche nella vita, chiamate a interpretare due donne inseparabili. Le protagoniste condividono sogni, pensieri e persino l’amore per lo stesso uomo, mentre inseguono un progetto apparentemente impossibile: scavare attraverso una montagna alla ricerca di un luogo immaginario nel quale possa esistere il vero amore. Il film era stato invitato a Cannes fuori concorso, ma Herzog avrebbe rifiutato, rendendo possibile la successiva partecipazione alla competizione veneziana. 

Già la premessa possiede qualcosa di profondamente herzoghiano. Il gesto fisico di scavare una montagna può diventare la manifestazione concreta di un desiderio irrazionale, mentre il legame quasi simbiotico tra le due protagoniste promette di portare il film in territori nei quali amore, identità e ossessione smettono di essere facilmente separabili. A Venezia scopriremo quanto questa ricerca di un luogo impossibile sia reale e quanto invece rappresenti il bisogno umano di credere che da qualche parte esista una vita diversa.

“Bunker” di Florian Zeller

Dopo The Father e The Son, Florian Zeller torna a lavorare sulle relazioni familiari, questa volta affidandosi a una coppia che lo è anche fuori dal set: Javier Bardem e Penélope Cruz. Accanto a loro troviamo Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger. Bardem interpreta un architetto che accetta di progettare un bunker per un potente imprenditore tecnologico, ma quell’incarico finisce progressivamente per insinuarsi anche nel rapporto con la moglie.  

L’idea del bunker porta inevitabilmente con sé le paure della contemporaneità. È un luogo costruito per sopravvivere a un futuro che si immagina catastrofico, ma anche il simbolo di un privilegio che consente ad alcuni di prepararsi alla fine del mondo invece di provare a impedirla. Zeller sembra utilizzare questa costruzione fisica per raccontare contemporaneamente un’altra crepa, quella che si apre dentro un matrimonio quando lavoro, potere e ossessione cominciano a occupare lo spazio dell’intimità.

“The Echo Chamber” di Andrea Pallaoro

Anche Andrea Pallaoro rappresenta l’Italia nel Concorso principale. The Echo Chamber riunisce Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon e mette al centro Leo e Anne, una coppia intrappolata in una relazione nella quale amore e controllo sono diventati difficili da distinguere. Pallaoro è uno dei cinque registi italiani inizialmente selezionati per il Leone d’Oro. 

Il passato continua a riaffiorare nella loro vita e costringe entrambi a confrontarsi con ciò che il rapporto è diventato. Anche il titolo, “camera dell’eco”, suggerisce uno spazio nel quale le parole tornano continuamente verso chi le ha pronunciate e nel quale diventa sempre più difficile ascoltare qualcosa che non confermi ciò che già crediamo. Un’immagine che può appartenere alla coppia, ma che porta con sé inevitabilmente anche un significato contemporaneo più ampio.

“Wild Horse Nine” di Martin McDonagh

Dopo Gli spiriti dell’isola, Martin McDonagh torna al Lido con una storia ambientata in un momento politicamente esplosivo. Siamo nel 1973, alla vigilia del colpo di Stato cileno, quando due agenti della CIA vengono inviati sull’Isola di Pasqua. Quella che dovrebbe essere una missione relativamente controllabile assume però una direzione sempre più imprevedibile, soprattutto quando uno dei due entra in contatto con un gruppo di giovani ribelli.  

Nel cast troviamo Sam Rockwell, John Malkovich, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Tom Waits e Parker Posey. McDonagh ha costruito gran parte del proprio cinema sulla capacità di far convivere violenza, umorismo nero e personaggi moralmente difficili da incasellare, e Wild Horse Nine sembra offrirgli un terreno particolarmente fertile: un luogo geograficamente isolato mentre, a migliaia di chilometri di distanza, un Paese sta per entrare in una delle pagine più traumatiche della propria storia.

“Succederà questa notte” di Nanni Moretti

Il ritorno di Nanni Moretti è uno degli eventi simbolicamente più importanti di Venezia 83. Il regista torna infatti in gara alla Mostra 45 anni dopo Sogni d’oro, con un film che lo riporta ancora una volta alla letteratura di Eshkol Nevo. Dopo Tre piani, Moretti prende questa volta ispirazione da Legami, intrecciando storie di coppie, separazioni, famiglie e sentimenti contemporanei. 

Louis Garrel e Jasmine Trinca guidano un cast che comprende anche Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Elena Lietti e lo stesso Moretti. Più che una singola storia sentimentale, il progetto sembra voler osservare ciò che rimane dei rapporti quando le strutture sulle quali erano stati costruiti cominciano a modificarsi. Il ritorno a Nevo non appare quindi casuale: ancora una volta la letteratura diventa per Moretti uno strumento attraverso cui interrogare la fragilità delle relazioni e le contraddizioni della vita adulta.

I film Fuori Concorso che potrebbero rubare la scena

“The Basics of Philosophy” di Paul Schrader

A 79 anni Paul Schrader continua a interrogare personaggi tormentati dal proprio passato. In The Basics of Philosophy, presentato nella sezione Venice Open – Fuori Concorso, Jack Huston interpreta un professore di filosofia costretto a confrontarsi con qualcosa che ha fatto molti anni prima quando una persona appartenente a quella parte della sua vita torna improvvisamente a cercarlo. Nel cast figurano Sofia Boutella, Daniel Zovatto, Bill Pullman e Dana Delany. La Biennale indica una durata di 94 minuti. 

Per Schrader il passato non è quasi mai qualcosa che può essere semplicemente archiviato. I suoi protagonisti vivono spesso dentro una forma di colpa che finisce per modificare il modo in cui guardano il presente. Questa volta la filosofia potrebbe diventare qualcosa di più di un contesto accademico: la domanda è se conoscere teorie morali e interrogarsi professionalmente sul significato dell’esistenza possa davvero aiutare quando arriva il momento di giudicare le proprie azioni.

“Oasis: Don’t Look Back in Anger” di Dylan Southern e Will Lovelace

Non sarà in gara per il Leone d’Oro, ma rischia facilmente di diventare uno degli eventi mediatici della Mostra. Liam e Noel Gallagher arrivano a Venezia con il documentario dedicato alla reunion degli Oasis e al Live ’25, diretto da Dylan Southern e Will Lovelace e scritto da Steven Knight. La proiezione ufficiale per il pubblico è prevista il 5 settembre in Sala Grande. 

Non sarà soltanto un film-concerto. Il documentario comprende le prime interviste congiunte dei Gallagher dopo oltre venticinque anni e immagini inedite delle prove, seguendo dodici concerti in tre continenti. Gli stessi registi lo descrivono come un racconto del difficile rapporto fraterno e del significato assunto dalla riconciliazione, oltre che come una celebrazione della capacità della musica di creare un’esperienza collettiva.  Dopo quindici anni di separazione, il ritorno degli Oasis diventa quindi anche una storia sul tempo, sul perdono e sulla possibilità di ricostruire qualcosa che sembrava definitivamente spezzato.

“Musk” di Alex Gibney

Tra i documentari più attesi c’è anche Musk, nuova indagine di Alex Gibney dedicata a Elon Musk. Il regista prova ad andare oltre l’immagine pubblica dell’imprenditore costruendo un ritratto che attraversa potere, influenza, biografia e relazioni personali. Tra le persone coinvolte nel documentario figurano Justine Musk, Ashley St. Clair, Kara Swisher, Martin Eberhard, Zoë Schiffer e Geoffrey Hinton.

Non si preannuncia come un ritratto celebrativo. Secondo le anticipazioni diffuse alla vigilia del festival, il documentario dura circa quattro ore e propone una lettura fortemente critica della costruzione pubblica di Musk.  Ed è proprio questo a renderlo uno degli appuntamenti più potenzialmente discussi di Venezia: parlare di Musk significa ormai parlare contemporaneamente di tecnologia, comunicazione, ricchezza, politica e della quantità di potere che può concentrarsi nelle mani di un singolo individuo.

“La città dei vivi” di Edoardo Gabbriellini, dalla letteratura alla cronaca

Chiudiamo con Orizzonti e con uno dei titoli italiani che più direttamente interessa anche il mondo dei libri. La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini è liberamente tratto dall’omonimo libro di Nicola Lagioia, pubblicato da Einaudi, nato dall’indagine dello scrittore intorno all’omicidio di Luca Varani avvenuto a Roma nel marzo del 2016. 

Nel film troviamo Emanuele Maria Di Stefano, Gaia Merlonghi, Simona Senzacqua, Roberta Mattei e Valerio Mastandrea. Gabbriellini non sembra interessato a una semplice ricostruzione di cronaca: ha spiegato di voler recuperare un frammento della vita di Luca precedente alla sua trasformazione in una notizia, avvicinandosi alla sua storia con pudore.  È probabilmente la direzione più delicata possibile per affrontare un materiale del genere. Anche il libro di Lagioia partiva infatti dal delitto per interrogare qualcosa di molto più ampio: Roma, il male, le disuguaglianze, il desiderio e quella zona difficile da comprendere nella quale una serie di vite può convergere verso un gesto apparentemente inspiegabile.

Venezia 83 sembra volerci lasciare soprattutto delle domande

Guardando questi dodici titoli emerge un filo interessante. Molti dei film più attesi di Venezia 83 parlano, in modi diversissimi, di persone che devono fare i conti con qualcosa che credevano di poter controllare: il passato in The Basics of Philosophy, un matrimonio in Bunker, la creazione artistica e la perdita in Look Back, i legami sentimentali in Succederà questa notte, la storia politica in Wild Horse Nine, il potere mediatico in Primetime e quello tecnologico in Musk.

Persino il documentario sugli Oasis, apparentemente il titolo più celebrativo della selezione, finisce per raccontare due fratelli costretti a confrontarsi con quindici anni di lontananza e con ciò che resta dopo la rabbia. È forse questa una delle ragioni per cui l’83ª Mostra del Cinema appare particolarmente interessante: più che inseguire soltanto il grande evento, mette insieme storie che sembrano chiedersi che cosa facciamo con ciò che ereditiamo, con ciò che abbiamo sbagliato e con ciò che non possiamo più cambiare. Dal 2 al 12 settembre, sarà il Lido a cominciare a darci qualche risposta.