Nato in origine come una fortunata opera teatrale debuttata sulle scene londinesi, la storia di “Peter Pan” si trasforma in un vero e proprio romanzo nel 1911. Da quel momento, le avventure del ragazzino fatato, dotato dello straordinario potere di volare e di un’incrollabile e affascinante sfrontatezza, sono entrate prepotentemente a far parte dell’immaginario collettivo globale, affermandosi come uno dei libri più amati, letti e tramandati di generazione in generazione.
L’opera dello scrittore scozzese James Matthew Barrie (nato il 9 maggio 1860) è molto più di una semplice fiaba per ragazzi. Si tratta di un’opera complessa e stratificata che parla direttamente agli adulti, risvegliando quella dolce malinconia per l’infanzia perduta e quel desiderio di evasione che risiede in ognuno di noi.
12 frasi tratte da “Peter Pan” per non perdere l’innocenza infantile
Di seguito abbiamo selezionato gli aforismi e le citazioni più belle e iconiche tratte dall’opera di Barrie. Parole capaci di evocare cieli stellati, avventure piratesche e ricordi lontani:
1. Tutti i bambini crescono, meno uno. Sanno subito che crescono, e Wendy lo seppe così. Un giorno, quando aveva tre anni, e stava giocando in giardino, colse un fiore e corse da sua madre. Doveva avere un aspetto delizioso, perché la signora Darling si mise una mano sul cuore ed esclamò: -Oh, perché non puoi rimanere sempre così!- Questo fu quanto passò fra di loro circa l’argomento, ma da allora Wendy seppe che avrebbe dovuto crescere. Tu sai questo quando hai due anni. Due anni sono l’inizio della fine.
2. Ogni volta che un bimbo dice: ‘Io non credo alle fate’, c’è una fatina che da qualche parte cade a terra morta.
3. Quando il primo bambino rise per la prima volta, la sua risata si sbriciolò in migliaia di frammenti che si sparpagliarono qua e là. Fu così che nacquero le fate.
4. Nel momento stesso in cui dubitate di poter volare, cessate anche di essere in grado di farlo.
5. Il motivo per cui gli uccelli, a differenza degli esseri umani, sono in grado di volare, risiede nella loro fede incrollabile, perché avere fede vuol dire avere le ali.
6. Morire sarà una splendida avventura.
7. C’è un’Isola-che-non-c’è per ogni bambino, e sono tutte differenti.
8. Le stelle, per quanto meravigliose, non possono in alcun modo immischiarsi nelle faccende umane, ma devono limitarsi a guardare in eterno. È una punizione che si è abbattuta su di loro così tanto tempo fa che nessuna stella ne ricorda il motivo. E così quelle più anziane sono diventate cieche e taciturne (le stelle comunicano tra loro ammiccando con gli occhi), ma quelle più giovani si meravigliano ancora di tutto.
9. Seconda [stella] a destra e poi dritto fino al mattino”, rispose Peter. “Che indirizzo bizzarro!”. Peter era mortificato. Per la prima volta si rese conto che, forse, il suo era un indirizzo bizzarro.
10. Spiace ammetterlo, ma la presunzione di Peter era una delle sue doti più affascinanti. Per dirla tutta, non esisteva un bambino più presuntuoso di Peter.
11. L’attacco dei pirati era stato una sorpresa a tutti gli effetti, una sicura prova che Uncino, da uomo privo di scrupoli qual era, si era comportato slealmente, perché nessun uomo bianco è così astuto da cogliere di sorpresa i pellerossa senza imbrogliare.
12. I Bimbi Sperduti erano sulle tracce di Peter, i pirati erano sulle tracce dei Bimbi Sperduti, i pellerossa erano sulle tracce dei pirati e le belve erano sulle tracce dei pellerossa. Continuavano a girare in tondo per l’isola, ma non si incontravano mai perché andavano tutti alla stessa velocità.
Cosa ci insegnano queste frasi
Ma cosa ci insegnano, a una lettura più profonda, queste magnifiche frasi nate dalla penna di James Matthew Barrie? Leggendo con attenzione e sensibilità le parole dell’autore, comprendiamo che “Peter Pan” è in realtà un delicato e acuto trattato sull’animo umano, magistralmente mascherato da romanzo d’avventura.
In primo luogo, queste citazioni ci insegnano l’importanza fondamentale di preservare la nostra capacità di credere e di meravigliarci. La celebre frase “Nel momento stesso in cui dubitate di poter volare, cessate anche di essere in grado di farlo” non è semplicemente una regola magica dell’Isola-che-non-c’è, ma una potentissima metafora sulla fiducia in se stessi e sui limiti mentali che gli esseri umani si auto-impongono crescendo. Dubitare dei propri mezzi significa tarpare le proprie ali, rinunciando in partenza a inseguire i propri sogni e a superare gli ostacoli della vita.
Inoltre, le parole di Barrie ci ricordano quanto sia preziosa e al tempo stesso fragile l’innocenza infantile. Attraverso lo sguardo di Wendy e la malinconia della signora Darling (“Due anni sono l’inizio della fine”), l’autore ci avverte che la crescita fisica e il passaggio all’età adulta sono processi ineluttabili.
Tuttavia, ci esorta a non uccidere mai quel bambino interiore che continua a vivere e a scalpitare dentro di noi. Proteggere l’esistenza delle fate – ovvero continuare a credere nell’impossibile e nella magia nascosta nel quotidiano – significa tutelare la nostra immaginazione, il nostro entusiasmo, la nostra empatia e quella spontaneità che la cinica vita adulta tende a logorare.
Infine, Barrie ci rassicura intimamente: ci insegna che ognuno di noi possiede una personale e inimitabile “Isola-che-non-c’è”, un rifugio sicuro e segreto della mente e del cuore. Un luogo interiore fatto su misura per noi, in cui potersi riparare e prendere respiro quando il mondo degli adulti, con le sue rigide responsabilità e le sue scadenze, diventa troppo pesante da sopportare.
Il grande capolavoro di Barrie, in definitiva, ci invita a trovare il giusto equilibrio: accettare l’inevitabile responsabilità della nostra vita, conservando però la necessità vitale di sognare ancora, puntando sempre lo sguardo verso la “seconda stella a destra”.

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