Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Picasso, per il mondo intero semplicemente Pablo Picasso, è considerato all’unanimità il maestro indiscusso della pittura del XX secolo.
Uno degli artisti di fama mondiale più influenti e rivoluzionari della storia, capace di farsi amare incondizionatamente dai critici, dai collezionisti e dal grande pubblico. Ancora oggi, a distanza di decenni, ogni volta che un museo o una galleria dedica una mostra a questo straordinario genio, si registra regolarmente il tutto esaurito.
La genialità dell’artista andaluso si espandeva in modo altrettanto dirompente anche nell’uso della parola. Attraverso dichiarazioni e riflessioni, il maestro ci ha lasciato in eredità pensieri profondi e aforismi taglienti, che risultano essere dei veri e propri “dipinti concettuali”.
Gli aforismi di Pablo Picasso che ci invitano a fare della nostra vita la nostra più grande opera d’arte
Abbiamo raccolto le sue frasi più celebri per condividere con voi la bellezza e l’urgenza del suo pensiero: un viaggio attraverso le parole di Picasso, un percorso fatto di frasi che racchiudono tutta l’essenza della sua visione del mondo, del mestiere dell’artista e dell’animo umano.
1. A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino.
2. I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni.
3. La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto.
4. Ogni bambino è un’artista. Il problema è poi come rimanere un’artista quando si cresce.
5. Il peggior nemico della creatività è il buon gusto.
6. Tutto ciò che ho fatto è solo il primo passo di un lungo cammino. Si tratta unicamente di un processo preliminare che dovrà svilupparsi molto più tardi. Le mie opere devono essere viste in relazione tra loro, tenendo sempre conto di ciò che ho fatto e di ciò che sto per fare.
7. La pittura è più forte di me, mi costringe a dipingere come vuole lei.
8. Il realismo è l’impossibile.
Cosa ci insegnano queste frasi: il manifesto della creatività picassiana
Se ci fermiamo ad analizzare in profondità queste massime, ci rendiamo conto che Picasso, attraverso queste parole, ci ha consegnato un preziosissimo e universale “manifesto”, impartendoci una lezione monumentale su cosa significhi davvero la creatività.
La prima grande lezione è l’importanza di disimparare. Il mondo adulto ci impone regole rigide, strutture di pensiero predefinite e convenzioni che, inevitabilmente, rischiano di soffocare la nostra autenticità. Picasso, pur possedendo un talento e una padronanza tecnica assolute già nella primissima giovinezza (“dipingevo come Raffaello”), capisce che il vero traguardo dell’arte non risiede nel mero virtuosismo, ma nel recupero di quella forza istintiva e senza filtri tipica dell’infanzia.
Un bambino esplora il mondo, sperimenta e crea senza il costante timore del giudizio sociale. La creatività, ci insegna Picasso, consiste nel ritrovare quello sguardo puro; è il coraggio di spogliarsi delle sovrastrutture mentali per tornare a giocare seriamente con la propria immaginazione.
In secondo luogo, il pittore ci lancia una provocazione acuta e formidabile: il peggior nemico della creatività è il buon gusto. Questa è, forse, la sua lezione più dirompente. Il “buon gusto” rappresenta il canone estetico vigente, ciò che è rassicurante, digerito e accettato pacificamente dalla società. Ma la vera creatività non nasce per compiacere o per assecondare le aspettative altrui.
Per rompere gli schemi e tracciare nuove direzioni – esattamente come fece lui scardinando le regole della prospettiva – bisogna avere l’ardire di allontanarsi dalla propria “zona di comfort”. Essere creativi significa osare, sfidare l’abitudine ed essere pronti a risultare, in un primo momento, persino “sgradevoli” o incompresi. La creatività si nutre di rischio, non di comodità.
Infine, l’insegnamento di Picasso ci ricorda che l’atto creativo è un processo intimo, interiore e in continuo divenire. Definendo la pittura “una professione da cieco”, egli ci invita a smettere di guardare superficialmente la realtà materiale, per iniziare a “vedere” con gli occhi dell’anima.
Chi crea non si limita a copiare passivamente il mondo esterno (il realismo, infatti, è “l’impossibile”), ma lo reinterpreta filtrandolo attraverso il prisma delle proprie emozioni e del proprio subconscio. La creatività è un dialogo viscerale con sé stessi, una forza autonoma ed incontenibile (“mi costringe a dipingere come vuole lei”) che ci ricorda come ogni nostro traguardo non sia mai un punto di arrivo, ma soltanto “il primo passo di un lungo cammino” verso la nostra prossima espressione.
Rileggere oggi le parole di Pablo Picasso è un vero e proprio esercizio per la nostra anima di lettori e amanti della cultura. Ognuno di noi, indipendentemente dal proprio percorso di vita, è chiamato a essere il creatore della propria esistenza. Custodire il bambino interiore, rifiutare le prigioni dorate del conformismo e dare finalmente voce alle proprie emozioni: questa è l’eredità più grande del genio spagnolo. Un invito intramontabile a fare della nostra vita la nostra più grande e inimitabile opera d’arte.

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