Nata il 22 ottobre 1919 e scomparsa nel 2013, l’autrice britannica Doris Lessing ha attraversato il Novecento con uno sguardo lucido, scettico e straordinariamente appassionato.
Insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 2007, la motivazione dell’Accademia di Svezia la consacrò come “cantrice dell’esperienza femminile che con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa”. Attraverso capolavori immortali come Il taccuino d’oro, pietra miliare della letteratura contemporanea e dell’analisi della psiche umana, la Lessing ha decostruito i dogmi sociali, politici e personali del suo tempo con un sarcasmo pungente e una libertà intellettuale impagabile.
10 frasi di Doris Lessing che ci ricordano che la ricerca dell’evoluzione personale non finisce mai
Già in passato ci siamo soffermati su alcune frasi di Doris Lessing che “ci insegnano a sentire”. Per omaggiare la sua eredità, approfondiamo ulteriormente la sua straordinaria visione del mondo attraverso una raccolta dei suoi aforismi più celebri. Frammenti di saggezza che oggi, in un’epoca di sovraccarico informativo e conformismo strisciante, risuonano più necessari che mai.
1. Felicità? È una parola che, di tanto in tanto, nella mia vita, ho raccolto, ho osservato – ma mai l’ho scoperta sotto le stesse sembianze.
2. Perché devo provare sempre questo terribile bisogno di far sí che gli altri vedano le cose come le vedo io? È infantile.
3. Le giovani creature della specie umana crescono e diventano adulte in una specie di corsa a ostacoli, circondate da pericoli, mentre gli adulti fanno nobili ma vani tentativi di fornire loro qualcosa di meglio.
4. C’è solo un modo per leggere, che è quello di girare per biblioteche e librerie, raccogliendo i libri che vi attraggono e leggendo solo quelli. Lasciandoli da parte quando vi annoiano, saltando le parti che trascinano e mai, mai leggere nulla perché vi sentite in dovere, o perché è parte di una tendenza o di un movimento. Ricordate che il libro che vi annoia quando avete venti o trent’anni aprirà le sue porte per voi quando ne avrete quaranta o cinquanta e viceversa. Non leggete un libro al di fuori del suo momento giusto per voi.
5. L’uomo ha capito e poi dimenticato che la sua mente, la sua carne, la sua vita e i suoi movimenti sono fatti della materia delle stelle, del sole, dei pianeti.
6. Se un pesce è la personificazione, l’essenza stessa del movimento dell’acqua, allora il gatto è diagramma e modello della leggerezza dell’aria.
7. È mai esistita una generazione che non abbia osservato, stupefatta – anche se ormai dovrebbe essere un dato acquisito – gli arrabbiati, i delinquenti e i ribelli della propria gioventù diventare i rappresentanti delle posizioni più moderate?
8. È terribile far finta che sia di prima qualità ciò che è di seconda. Far finta di non aver bisogno d’amore quando ce l’hai. O che ti piace il tuo lavoro quando sai che sei capacissimo di fare ben altro.
9. La natura volle fare della donna il suo capolavoro: ma sbagliò tono e la prese troppo acuta.
10. L’esistenza di qualcosa di meglio di se stessi è possibile.
Cosa ci insegnano queste frasi
Queste dieci splendide frasi, lette in sequenza, compongono un mosaico filosofico di straordinaria ricchezza, un vero e proprio vademecum esistenziale contro l’ipocrisia, l’illusione e l’appiattimento dell’anima. Se le interroghiamo a fondo, scopriamo che Doris Lessing ci sta offrendo una mappa per navigare le nostre tempeste interiori, articolata su insegnamenti precisi e spiazzanti.
Lessing punta il dito contro uno dei nostri vizi più distruttivi: l’accontentarsi della mediocrità o il mentire a se stessi per paura di fallire o di soffrire. Fingere di non aver bisogno di amore o tollerare un lavoro alienante quando si possiede il potenziale per spiccare il volo sono atti di autosabotaggio che spengono la nostra luce interiore. A questo si collega la felicità: l’autrice ci insegna a non rincorrere un’idea fissa, monolitica e ideale di benessere. La felicità è un elemento fluido, muta le sue sembianze nel corso dell’esistenza, e l’unico modo per goperne è imparare a riconoscerla in forme sempre nuove e inattese.
La scrittrice compie un’analisi psicologica implacabile, definendo “infantile” la nostra costante e ansiosa pretesa che gli altri vedano il mondo con i nostri stessi occhi. Ci insegna ad accettare l’alterità, la diversità delle prospettive e, di riflesso, a reclamare una totale indipendenza intellettuale. Questo principio trova il suo specchio perfetto nell’inno alla lettura disinteressata: leggere deve essere un atto d’amore spontaneo e anarchico, svincolato dal dovere sociale, dalle mode e dalle tendenze. I libri, come le persone, hanno una loro stagionalità interiore; costringersi a leggerli prima del tempo significa profanarne il potenziale salvifico.
Con la sua proverbiale ironia pungente, Lessing decostruisce le dinamiche generazionali. Riconosce l’inutilità del tentativo degli adulti di evitare ogni sofferenza ai giovani, la cui crescita assomiglia inevitabilmente a una caotica corsa a ostacoli, e ci regala un amaro ma realistico ritratto del tempo che passa, mostrando come la ribellione giovanile finisca inevitabilmente per addomesticarsi, normalizzandosi in posizioni moderate.
Eppure, questo disincanto non scivola mai nel cinismo distruttivo, grazie a un profondo senso del limite che si traduce nella bellissima riflessione sulla natura femminile (“la prese troppo acuta”), celebrando la sensibilità vibrante e l’intelligenza tesa e profonda della donna, che la società spesso scambia per eccesso di sensibilità.
In Doris Lessing c’è un’esortazione stupenda a non dimenticare le nostre origini celesti, a ricordarci che la nostra carne e la nostra mente vibrano della materia delle stelle, una verità che l’uomo smarrisce nella sua grigia quotidianità ma che ritrova nella poesia della natura e del mondo animale, dove un gatto sa farsi perfetto interprete e “diagramma” della leggerezza dell’aria.
Tutto questo percorso culmina nella speranza più pura: l’ammissione che esista “qualcosa di meglio di se stessi”. È l’insegnamento più grande della scrittrice Nobel: la capacità di rimanere aperti alla meraviglia, all’umiltà intellettuale e al continuo superamento del proprio ego, ricordandoci che la ricerca dell’evoluzione personale non finisce mai.
