11 frasi di Carlo Emilio Gadda per combattere la pigrizia mentale

Carlo Emilio Gadda, maestro del linguaggio e del “male oscuro”, ci insegna a rifiutare la superficialità e ad abbracciare la complessità del reale.

11 frasi di Carlo Emilio Gadda per combattere la pigrizia mentale

Carlo Emilio Gadda rappresenta una delle vette più alte, complesse e inesplorate del Novecento letterario italiano e internazionale. Conosciuto da molti come “l’ingegnere” (professione che esercitò concretamente e con rigore prima di dedicarsi anima e corpo alla scrittura), Gadda è stato un formidabile, e forse ineguagliabile, sperimentatore delle forme della lingua e del romanzo.

È universalmente considerato un innovatore assoluto nel campo narrativo. La sua prosa si distingue per un originale e densissimo impasto di linguaggi diversi, il famoso “pastiche gaddiano”. Nelle sue pagine convivono, e spesso collidono in modo vertiginoso, dialetti (dal milanese al romanesco, dal fiorentino al veneto), termini gergali della strada, tecnicismi scientifici e filosofici, aulicismi, neologismi e costruzioni sintattiche ardite.

Questo plurilinguismo non è mai stato per lui un mero vezzo estetico, ma si è rivelato l’unico strumento possibile per tentare di descrivere un mondo che a Gadda appariva come un inestricabile groviglio, un vero e proprio “pasticciaccio”, un caos in cui le cause e gli effetti si intrecciano in modo nevrotico e disordinato.

11 frasi di Carlo Emilio Gadda che ci insegnano ad abbracciare la complessità del reale

Attraverso alcune delle sue riflessioni e citazioni più celebri, possiamo immergerci nel suo stile inconfondibile e decifrare il suo universo letterario.

1. È spiacevole dover parlare di avvenimenti spiacevoli: ma la chiarezza è la prima qualità di un racconto.

2. Il mio gran male è stato sempre e sarà sempre uno: quello di desiderare e sognare, invece di volere e fare.

3. Gli italiani, generosissimi in tutto, non sono generosi quando si tratta di pensare.

4. Il dirmi che una scarica di mitra è realtà mi va bene, certo; ma io chiedo al romanzo che dietro questi due ettogrammi di piombo ci sia una tensione tragica, una consecuzione operante, un mistero, forse le ragioni o le irragioni del fatto.

5. Le parole sacre, vedute le labbra dell’autore, ne rifuggono. Le cose sacre, veduto il cuore dell’autore, vi si fermano.

6. Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato.

7. Il fumare lo aiutava molto davanti alle donne, a cui il fumo piace, anche perché lo ritengono, e magari con ragione, un gradevole presagio dell’arrosto.

8. Se un’idea è più moderna di un’altra è segno che non sono immortali né l’una né l’altra.

9. Un’infanzia tormentata e un’adolescenza anche più dolorosa.

10. L’attimo della dolce angoscia fuggiva, oh, che altro può fare un attimo? ma il succedente gli succedeva: l’integrale dei fuggenti attimi è l’ora.

11. La Italia la era padronescamente polluta dallo spiritato: lo spiritato l’era imperialescamente grattato e tirato a pruriggine dal plauso d’un poppolo di quarantaquattro milioni di miliardi di animalini a cavattappo.

Cosa ci insegnano queste frasi

In questo labirinto di riflessioni, umorismo amaro e dolore, cosa ci insegnano concretamente queste frasi oggi? A decenni di distanza dalla loro stesura, le parole di Carlo Emilio Gadda assumono un valore formativo e morale di prim’ordine.

Oggi Gadda ci insegna, innanzitutto, l’imperativo e il rispetto per la complessità. Ci esorta a non accontentarci mai della superficie piana degli eventi, ci insegna a non fermarci ai famosi “due ettogrammi di piombo”, ma ad esigere sempre di capire il perché, sforzandoci di ricostruire la rete intricata di motivazioni che muove il mondo.

In secondo luogo, queste frasi ci impartiscono una severa lezione contro la pigrizia mentale. La sua critica all’Italia, un Paese restio a “essere generoso nel pensare”, è un monito attualissimo a esercitare il senso critico, a fuggire l’omologazione e a non cedere mai al fascino dei leader “spiritati” di turno che si nutrono del facile applauso di pancia.

Inoltre, attraverso la coraggiosa esposizione del suo “male oscuro”, l’autore ci insegna il valore della vulnerabilità. Gadda ci spinge ad accettare il dolore esistenziale e la nevrosi non come debolezze inconfessabili di cui vergognarsi, ma come lenti d’ingrandimento preziose attraverso cui osservare con più onestà ed empatia noi stessi e la condizione umana.

Infine, ci viene ricordato il vero scopo dell’arte e della parola: non quello di inseguire disperatamente l’effimero o “l’idea più moderna”, ma di puntare alla “chiarezza”, alla tensione tragica, poiché, come ci rammenta, “Le cose sacre, veduto il cuore dell’autore, vi si fermano”.

Carlo Emilio Gadda non sarà mai uno scrittore rassicurante o facile da digerire. Non offre finali consolatori, né trame lineari che cullano passivamente chi legge. Al contrario, sfida il lettore, lo costringe a inciampare di proposito in una sintassi ostica, a confrontarsi con il brutto, lo spiacevole, l’incompiuto e il nevrotico.

Eppure, proprio in questa strenua, inimitabile e sofferta ricerca della verità attraverso l’ingegneria e la deformazione della lingua, risiede la sua grandezza letteraria assoluta. Leggere le sue parole oggi significa compiere un vero e proprio esercizio di resistenza intellettuale e culturale.

Scopri 5 parole create dallo scrittore Carlo Emilio Gadda