20 frasi tratte da “Alice nel Paese delle Meraviglie”che ci insegnano a non dare mai nulla per scontato

Le citazioni più celebri di Alice nel Paese delle Meraviglie sono bussole per il presente. Ecco cosa ci insegnano oggi su tempo, sogni e la ricerca della nostra identità.

20 frasi tratte da Alice nel Paese delle Meraviglieche ci insegnano a non dare mai nulla per scontato

Ci sono capolavori della letteratura, come “Alice nel Paese delle Meraviglie”, che nascono in modo semplice, sussurrati in un pigro pomeriggio estivo per intrattenere una bambina, e che finiscono per rivoluzionare per sempre la storia della cultura mondiale. È il 24 dicembre 1864 quando il reverendo Charles Lutwidge Dodgson, noto al mondo con l’immortale pseudonimo di Lewis Carroll, dona ad Alice Liddell il manoscritto di quella che sarebbe diventata la sua opera magna. A più di centocinquanta anni dalla sua pubblicazione, “Alice nel Paese delle Meraviglie” continua a incantare, confondere e affascinare generazioni di lettori.

Definire questo libro una semplice fiaba per bambini sarebbe però limitante. Dietro le creature stravaganti, i paradossi linguistici, i tè senza fine e i mondi capovolti, Carroll, brillante logico, matematico e fotografo, ha nascosto un vero e proprio trattato filosofico sull’esistenza, sul tempo, sull’identità e sul viaggio della crescita. Alice siamo noi, ogni volta che ci troviamo di fronte all’ignoto, costretti a mettere in discussione le nostre più salde certezze.

Frasi tratte da “Alice nel Paese delle Meraviglie” che ci insegnano il valore della meraviglia

Prima di addentrarci nei profondi messaggi custoditi nel testo, ricordiamo le parole più celebri e iconiche che hanno segnato la storia di questo romanzo. 

1. “Per quanto tempo è per sempre?
A volte, solo un secondo.”

2. In tutto c’è una morale, se la si sa trovare.

3. E se smettesse di sognare di te, dove credi che saresti?

4. “Dove sono ora, naturalmente”, ribatté Alice. “Niente affatto”, disse Piripù sprezzante. “Non saresti in nessun luogo. Perché tu sei soltanto un qualche cosa dentro il suo sogno”.

5. Un giorno Alice arrivò a un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.

6. “Che strada devo prendere?” chiese.
La risposta fu una domanda:
“Dove vuoi andare?”
“Non lo so”, rispose Alice.
“Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza.”

7. Se capita che il bimbo starnutisca
lo si rampogni e poi lo si punisca
non ha alcuna ragion di starnutire
e lo fa solo per infastidire.

8. “Allora dovresti dire quello a cui credi”, riprese la Lepre Marzolina.
“È quello che faccio”, rispose subito Alice. “Almeno credo a quello che dico, che poi è la stessa cosa”.
“Non è affatto la stessa cosa!” disse il Cappellaio. “Scusa, è come se tu dicessi che vedo quello che mangio è la stessa cosa di mangio quello che vedo!”

10. È sempre l’ora del tè, e negli intervalli non abbiamo il tempo di lavare le tazze.

11. “Se ognuno si facesse i cavoli suoi,” ringhiò la Duchessa inviperita, “il mondo girerebbe un bel po’ più svelto.”

12. “Il che non ci porterebbe affatto avanti,” disse Alice, felice di poter esibire un assaggio della sua cultura.”

13. “Non mi pare che stiano giocando con lealtà,” protestava Alice, “e poi battibeccano tutti con quanto fiato hanno in gola che uno non riesce neanche a sentire la propria voce… e le regole poi, così imprecise, ammesso che ce ne siano, non le rispetta nessuno.”

14. “Ma io non voglio andare fra i matti” osservò Alice.
“Be’, non hai altra scelta” disse il Gatto. “Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta.”
“Come lo sai che sono matta?” disse Alice.
“Per forza,” disse il Gatto, “altrimenti non saresti venuta qui.”

15. “Quanti anni hai detto di avere?”
“Sette e mezzo.”
“Sbagliato! Non l’hai mai detto!”
“Credevo volessi dire quanti anni ho.”“Se avessi voluto dirlo, l’avrei detto.”

16. Non credere mai di essere altro che ciò che potrebbe sembrare ad altri che ciò che eri o avresti potuto essere non fosse altro che ciò che sei stata che sarebbe sembrato loro essere altro.

17. “Prendi più tè.”
“Non  ho ancora preso niente, non posso prenderne di più.”
“Vuoi dire non puoi prenderne di meno. È facile prendere più di niente.”

18. Siccome non era in grado di rispondere a nessuna delle domande, non dava molto peso alla maniera in cui se le poneva.

19. Di solito Alice si dava degli ottimi consigli, però poi li seguiva raramente.

20. Alice ma tu ogni tanto impari qualcosa dalle tue esperienze passate o cosa?”
“Cosa.”

Cosa ci insegnano queste frasi: la filosofia del sottomondo

Se estrapoliamo queste perle letterarie dal loro contesto surreale, ci accorgiamo di avere tra le mani una bussola emotiva straordinaria per orientarci nella complessità della vita moderna. Le parole di Carroll racchiudono dei grandi insegnamenti esistenziali.

Il dialogo tra Alice e il Bianconiglio sul “per sempre” ci regala una profonda lezione sulla relatività del tempo. Ci insegna che la vita non si misura nella somma meccanica dei minuti, ma nell’intensità con cui viviamo i singoli istanti. Il “sempre” non è un concetto matematico irraggiungibile: si nasconde in un secondo perfetto, in un abbraccio, in un tramonto o in una scelta coraggiosa. È un invito a rallentare e a trovare l’eternità nel “qui e ora”.

Lo scambio con lo Stregatto sul bivio è una folgorante lezione di responsabilità. Carroll ci ricorda che lamentarsi delle circostanze o sentirsi persi è inutile se prima non abbiamo compiuto lo sforzo di capire cosa desideriamo davvero. Se non abbiamo una meta, un sogno o un obiettivo interiore, qualsiasi strada rischia di farci girare a vuoto. La vera svolta non dipende dal sentiero che scegliamo, ma dall’intenzione che ci mettiamo.

La “follia” di cui parla lo Stregatto non è altro che un manifesto di autenticità e pensiero divergente. In una società che spinge verso l’omologazione e la perfezione artificiale, questo insegnamento ci invita ad abbracciare le nostre stranezze e vulnerabilità senza vergogna. Essere “matti” significa conservare la propria unicità, avere il coraggio di guardare il mondo da una prospettiva diversa e non spegnere la propria essenza per compiacere gli altri.

Ammettere che Alice si dava ottimi consigli senza quasi mai seguirli ci mostra, con disarmante ironia, la complessa natura umana. Carroll ci insegna la via del perdono verso noi stessi: siamo esseri contraddittori, pieni di buoni propositi che spesso si scontrano con la paura, l’orgoglio o l’istinto. Riconoscerlo significa smettere di giudicarci severamente e accettare che cadere, sbagliare e contraddirsi fa parte del naturale percorso di crescita.

La discussione durante il tè delle cinque tra Alice, la Lepre e il Cappellaio è un monito attualissimo sull’uso della parola. Nell’era dei social, dove tutti parlano velocemente e spesso a vanvera, Carroll traccia una linea netta: c’è una differenza enorme tra il “parlare per dar aria alla bocca” (credendo ciecamente a qualsiasi cosa ci passi per la testa) e l’esprimersi con onestà intellettuale (dicendo solo ciò in cui crediamo davvero dopo averlo meditato). È un invito a pesare le parole e a comunicare con etica e consapevolezza.

Nutrire la meraviglia

Il più grande insegnamento collettivo che queste frasi ci lasciano è l’obbligo morale di non smarrire mai la curiosità e la capacità di stupirsi. Attraversare lo specchio della quotidianità, porsi continue domande e non dare mai nulla per scontato è l’unico modo per rimanere autenticamente vivi. Perché senza la capacità di sognare e di guardare oltre le apparenze, per dirla con Carroll, “non saremmo in nessun luogo”.

Alice Liddell, scopri la storia vera della Alice del “Paese delle Meraviglie”