Scrittore, regista e sceneggiatore, Alberto Bevilacqua è stato un attento osservatore dei “labirinti dello spirito”. Nato a Parma nel 1934, ha attraversato il Novecento letterario portando con sé la forza della sua terra e una capacità rara di tradurre in parole i sentimenti più complessi, quelli che spesso restano sospesi tra il detto e il non detto. Dalle pagine de “La Califfa” a quelle di “Questa specie d’amore“, Bevilacqua ha saputo indagare il legame profondo tra l’individuo e la realtà, tra il desiderio di fuga e la necessità di appartenenza.
Oggi riscoprire i suoi aforismi significa fermarsi a respirare. Significa ritrovare quella “Human Culture” che noi di Libreriamo promuoviamo ogni giorno: una cultura che non sta chiusa nelle torri d’avorio, ma che scende in strada, si sporca le mani con la vita e ci aiuta a capire chi siamo.
Frasi di Alberto Bevilacqua per apprezzare il bello della vita
Scopri la saggezza di Alberto Bevilacqua attraverso queste 12 frasi iconiche che ci insegnano a trovare la poesia nel quotidiano e a non smettere mai di amare la vita.
1. La poesia è registrazione rapidissima di momenti chiave della nostra esistenza. In ciò è pura, assoluta, non ha tempo di contaminarsi con nulla. Nemmeno con i nostri dubbi.
2. Mi spingeva una voglia di andarmene, lasciare tutto. Ma non sapevo dove, la mia voglia non aveva un volto, era una velleità infantile.
3. Gli editori credono ciecamente, con apriorismo razzistico, che la poesia sia tabù per la libreria. E lo credono anche i librai.
4. Egli apparteneva a quel genere di amanti trepidi e nervosi che presto giungono a godimento e presto si estenuano. Vi era qualcosa di curiosamente infantile e indifeso nel suo corpo nudo; era la nudità di un bambino. Tutte le sue difese risiedevano nel suo spirito e nella sua astuzia, nella sua profonda malizia istintiva: e quando quegli istinti erano assopiti appariva doppiamente nudo e simile a un bambino dalla cane imperfetta e tenera, che lotta disperatamente.
5. Sono una quercia immortale. Niente riuscirà a disamorarmi dalla vita.
6. Ma la provvidenza, dicono, è come il bel tempo, che non può non arrivare.
7. Devo per forza costruire sempre un’altra realtà nella realtà perché, di quello che è, io non riesco mai ad accontentarmi.
8. Quando esiste nelle rughe che corrispondono ai labirinti dello spirito, nel silenzio dei tratti che esprime parole indicibili e solo pensabili, la beltà della vecchiaia appare superiore e più perfetta di quella giovanile.
9. Per essere amici bisogna essere stati, almeno una volta, felici insieme.
10. La montagna dovrebbe servire per salire, ma anche, e soprattutto, per discendere. Verso la gente.
11. Sono una quercia immortale. Niente riuscirà a disamorarmi dalla vita.
12. Il mio privilegio e il mio limite era possedere una logica talmente immunizzata contro ogni illusione, talmente strumentale da riuscire a rendermi accettabile la realtà che mi serviva anche nei suoi contrapposti aspetti.
Cosa ci insegnano queste frasi
Le parole di Alberto Bevilacqua sono bussole per orientarsi nel caos della modernità. Cosa ci insegnano, dunque, questi aforismi? In primo luogo, Bevilacqua ci insegna il coraggio dell’insoddisfazione creativa. Quando scrive di dover “costruire un’altra realtà nella realtà”, ci invita a non subire passivamente il mondo così com’è, ma a usare l’immaginazione e la cultura come strumenti di emancipazione. È un invito a essere artefici del proprio sguardo, a non accontentarsi della superficie delle cose.
In secondo luogo, ci trasmettono una visione sacra della fragilità e del tempo. La sua celebrazione della “beltà della vecchiaia” è una lezione di accettazione profonda: le rughe non sono segni di decadenza, ma mappe del vissuto, labirinti dove risiede una perfezione che la giovinezza, nella sua foga, non può ancora conoscere. Ci insegna a guardare al tempo che passa non con paura, ma con rispetto per la storia che stiamo scrivendo sul nostro corpo.
Infine, Bevilacqua ci ricorda l’importanza del ritorno. L’immagine della montagna che serve per “discendere verso la gente” è l’essenza stessa della sua filosofia: la cultura, l’ascesa intellettuale e il successo non hanno valore se non vengono riportati a valle, se non diventano condivisione e incontro con l’altro. Ci insegna che la vera grandezza risiede nell’umiltà del ritorno e nella capacità di restare “innamorati della vita”, nonostante le fratture e i dolori che essa comporta.
L’eredità di un grande maestro
Rileggere oggi Alberto Bevilacqua significa fare un patto con la propria onestà intellettuale. Lo scrittore parmigiano ci ha lasciato una lezione di resistenza emotiva: “Niente riuscirà a disamorarmi dalla vita”, scriveva. In questo aforisma è racchiuso tutto il senso del suo percorso umano e artistico.
Bevilacqua è stato un maestro nel creare ponti tra il lettore e le proprie emozioni più nascoste. Le sue frasi sono piccoli semi di consapevolezza che, se coltivati, possono aiutarci a vivere con maggiore profondità, riscoprendo la bellezza che si cela anche nelle contraddizioni e nelle “parole indicibili” del nostro quotidiano.
Lasciamoci allora ispirare da questa “quercia immortale” della nostra letteratura, portando con noi il suo invito a guardare oltre, a parlare di ciò di cui sarebbe meglio tacere, e a non smettere mai di cercare la poesia nei momenti chiave della nostra esistenza.
