L’estate è molto più di una stagione del calendario; è un’attitudine dello spirito. È quella particolare qualità della luce che si allunga verso la sera, il rumore delle risate che galleggiano sull’acqua, la sensazione liberatoria che il tempo, finalmente, possa scorrere con un ritmo più umano. Se esiste un dipinto capace di intrappolare questa percezione di calore, spensieratezza e spontanea eleganza, è senza dubbio “La colazione dei canottieri” (Le Déjeuner des canotiers), dipinto da Pierre-Auguste Renoir tra il 1880 e il 1881.
Custodito nel primo museo d’arte moderna degli Stati Uniti, il Philips Collection of Washington, il dipinto ritrae una scena di vita quotidiana che si svolge in un piccolo villaggio lungo la Senna, dove i canottieri si ritrovano a pranzare insieme ad amici e conoscenti. In quella che appare come una semplice fotografia di un istante, si nascondono diversi riferimenti alla biografia del pittore e alla rivoluzione da lui messa in atto in campo pittorico. Un’opera iconica, viva, vibrante, che continua a raccontarci il valore dell’ozio creativo e della bellezza della condivisione.
“La colazione dei canottieri” di Pierre-Auguste Renoir: un’atmosfera che si può respirare
Osservare “La colazione dei canottieri” significa essere invitati a sedersi a quel tavolo. La composizione è dominata da una luce estiva filtrata dalla tenda a righe rosse e bianche, che ammorbidisce i contorni e crea un gioco soffuso di ombre e riflessi dorati.
La natura morta sul tavolo al centro dell’opera è un vero e proprio capolavoro nel capolavoro. I bicchieri di cristallo trasparente catturano i bagliori del sole, le bottiglie di vino mezze vuote suggeriscono un pranzo generoso che si avvia alla conclusione, mentre frutta fresca, spumanti e tovaglioli sgualciti raccontano la naturalezza di un momento non posato.
Sullo sfondo, tra la vegetazione rigogliosa, s’intravede il blu della Senna su cui scivolano piccole imbarcazioni a vela. La tavolozza di Renoir esplode in tonalità calde – rossi, arancioni, bianchi luminosi – bilanciate dalle sfumature profonde dei blu e dei verdi. Ciò che rende straordinaria la tela è la sensazione dinamica di movimento: gli sguardi s’incrociano, i volti sono aperti al riso, le posture sono rilassate. Sembra quasi di poter ascoltare il brusio delle conversazioni, il tintinnio dei calici e la brezza leggera che muove le foglie.
Aneddoti e curiosità: un ritratto di gruppo speciale
La storia della nascita di questo quadro è avvincente quanto una trama letteraria. Renoir decise di ambientare la scena sulla terrazza del ristorante della Maison Fournaise a Chatou, un’isoletta lungo la Senna meta preferita di canottieri, artisti, poeti e borghesi in cerca di refrigerio dalla calura parigina.
Ma chi sono i protagonisti di questa felice tavolata estiva? La risposta è una delle curiosità più affascinanti del dipinto: sono tutti amici intimi, modelle e mecenati reali di Renoir. In basso a sinistra, intenta a giocare con un delizioso cagnolino (un affenpinscher), troviamo Aline Charigot, una giovane sarta che pochi anni dopo sarebbe diventata la moglie del pittore. In basso a destra, a cavalcioni sulla sedia con indosso la tipica canottiera bianca e un cappello di paglia, siede Gustave Caillebotte, anch’egli pittore impressionista, ricco mecenate e appassionato collezionista che aiutò finanziariamente molti suoi colleghi.
Appoggiata alla balaustra troviamo Alphonsine Fournaise, la figlia del proprietario, mentre il fratello Alphonse è ritratto poco distante. Sullo sfondo compaiono il collezionista d’arte Charles Ephrussi (con il cilindro scuro) e la celebre attrice Ellen Andrée, intenta a bere da un bicchiere.
Dipingere un’opera di queste dimensioni (130×175 cm) interamente “sul campo” fu un’impresa titanica. Renoir dovette fare i conti con il meteo mutevole, la luce estiva cangiante e soprattutto con le agende dei suoi amici, che spesso si presentavano in ritardo o in giorni diversi! Ciononostante, il risultato finale restituì un’armonia visiva straordinaria.
Non tutti ricordano che questo quadro è stato citato nel film “Il favoloso mondo di Amelie”. Vi riportiamo di seguito il dialogo che lo vede protagonista:
Amelie: Mi piace molto questo quadro!
Raymond: È la Colazione dei canottieri, di Renoir. Ecco, ne faccio uno all’anno, da vent’anni. La cosa più dura sono gli sguardi. A volte ho l’impressione che cambino espressione apposta, ma non appena volto le spalle, eh? […] Ebbene, dopo tutti questi anni la sola persona che faccio ancora fatica a delineare è la ragazza con il bicchiere d’acqua. È al centro eppure ne è fuori.
Amelie: Forse è solo diversa dagli altri.
Raymond: Eh? In cosa?
Amelie: Non saprei…
Cosa ci insegna oggi il capolavoro di Renoir
In un’epoca come la nostra, dominata dall’iper-connessione digitalizzata e dalla fretta costante, La colazione dei canottieri è una vera e propria lezione di vita estiva. L’opera ci insegna innanzi tutto il valore del “tempo lento” e della convivialità: Renoir ci ricorda l’importanza sacra del restare a tavola a conversare dopo che il cibo è finito (il rito del dopo-pranzo). Ci insegna che il tempo speso ad ascoltare un amico, a scherzare senza uno scopo preciso o semplicemente a godersi il fresco dell’ombra non è mai tempo perso, ma la sostanza stessa della felicità.
Nel quadro nessuno ha fretta di andare altrove. Ogni personaggio è completamente immerso nel qui e ora: chi si dedica al proprio animale domestico, chi ascolta una battuta, chi contempla il panorama. È un inno alla presenza consapevole, un invito a staccare la spina e a vivere i momenti estivi con tutti i cinque sensi.
Per stare bene non servono ambientazioni sfarzose: bastano della frutta di stagione, un bicchiere di vino fresco, la compagnia giusta e un riparo dal sole estivo. Renoir trasforma la quotidianità in poesia, dimostrando che l’incanto risiede nello sguardo con cui osserviamo ciò che ci circonda.

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