Max Bill a Chiasso: quando la geometria diventa arte universale

Scopri la mostra “Max Bill (1908-1994). La grammatica della bellezza”: un viaggio tra rigore matematico, Bauhaus e il legame profondo dell’artista universale con il Canton Ticino.

Max Bill a Chiasso quando la geometria diventa arte universale

Fino al 12 luglio Chiasso ospita la mostra “Max Bill (1908-1994). La grammatica della bellezza“, a cura di Karin Gimmi e Nicoletta Ossanna Cavadini, L’esposizione in 168 opere si inserisce nel filone che il m.a.x. museo dedica ciclicamente ai “maestri del XX secolo” ed è collegata al tema guida dell’anno del Centro Culturale Chiasso: la “Pulchritudo”, ovvero la bellezza.

Questo concetto è interpretato da Max Bill attraverso un continuo lavoro di ricerca quale espressione massima di armonia, sintesi, unità, spazio e logica. Architetto, anche se più noto come pittore, scultore, designer e grafico, Max Bill frequenta il Bauhaus dal 1927 al 1928, e da questa esperienza trae i principi fondanti per esprimere un’arte razionale, oggettiva e non figurativa, costituendo con le sue relazioni personali un forte asse fra Zurigo e Milano che contribuirà a divulgare l’innovativo fenomeno della konkrete kunst o arte concreta.

L’attività artistica, il pensiero teorico e l’insegnamento sono aspetti di un unico metodo adottato da Max Bill e riconosciuto dalla critica come concetto “d’artista universale”. La mostra al m.a.x. museo vuole porre l’accento sulla centralità della figura di Max Bill come protagonista della cultura del Moderno, con particolare riferimento alle relazioni fra Zurigo, il Canton Ticino appunto e l’Italia.

Max Bill e il legame con il Canton Ticino

Il tipo di approccio all’arte di Max Bill è sempre stato razionale, frutto di un equilibrio di pensiero, matematica, spazio e funzione. Più che ornamento la geometria diventava rigore razionale assoluto in modo da esprimere chiarezza e ordine, attraverso oggettività e armonia delle forme. Il risultato è una realtà nuova costruita sui principi della matematica. A scolpirne le aspirazioni ci furono le lezioni al Bauhaus e le frequentazioni dell’ambiente internazionale raccolto nel Canton Ticino per sfuggire alla guerra.

La Svizzera in quegli anni era un crocevia di scambio per la presenza di molti intellettuali provenienti dall’Europa e grazie all’amicizia e ospitalità della famiglia Rosenbaum, l’artista soggiorna più volte con la moglie Binia a Comologno, nella casa denominata “La Barca”, fulcro di una serie di relazioni con il mondo artistico. Fra queste si ricorda quella con Jean Arp, Sophie Tauber-Arp, Max Ernst, Meret Oppenheim, Vladimir Vogel e Ignazio Silone, per il quale nel 1933 e nel 1934 disegnerà le copertine di due libri.

Il Ticino si configura così come spazio di scambio e di elaborazione critica, contribuendo in modo determinante alla definizione della sua visione etica e progettuale anche attraverso un proficuo confronto intellettuale con Aline Valangin. Nello stesso periodo soggiornano a “La Barca” diversi fuoriusciti con cui Max Bill intreccia amicizie come Ernesto Buonaiuti, Elias Canetti, Max Pfister, Rudolf Jakob Humm, Jean Paul Samson.

Chi era Max Bill

Max Bill (1908–1994) è stato uno dei più importanti artisti, architetti, designer e grafici svizzeri del Novecento. Nato a Winterthur, studiò presso il Bauhaus di Dessau, dove fu allievo di grandi maestri come Wassily Kandinsky, Paul Klee e Oskar Schlemmer. La formazione al Bauhaus influenzò profondamente il suo modo di concepire l’arte, basato sull’equilibrio tra creatività, rigore e funzionalità.

Rientrato in Svizzera, Max Bill divenne uno dei principali esponenti dell’arte concreta, un movimento che rifiuta la rappresentazione della realtà e crea opere fondate su forme geometriche, colori e proporzioni matematiche. La sua attività non si limitò alla pittura e alla scultura, ma si estese anche all’architettura, al design industriale e alla grafica, con l’obiettivo di unire bellezza, semplicità e utilità.

Fu inoltre tra i fondatori della Hochschule für Gestaltung di Ulm, una delle più prestigiose scuole di design del dopoguerra, dove promosse un approccio progettuale innovativo. Tra le sue opere più celebri si ricordano le sculture Endlose Treppe (Scala senza fine) e Kontinuität, esempi del suo interesse per la geometria e l’armonia delle forme.

Max Bill morì nel 1994, lasciando un’eredità artistica e culturale che continua a influenzare il design e l’arte contemporanea in tutto il mondo.