Ferragosto può essere l’occasione perfetta per dedicare una giornata all’arte e scoprire alcune delle mostre più interessanti dell’estate italiana. Da Firenze a Venezia, da Roma ad Aosta, cinque appuntamenti offrono percorsi molto diversi tra loro, accomunati dalla presenza di grandi protagonisti dell’arte moderna e contemporanea.
Le mostre da visitare a Ferragosto 2026
Cinque mostre, cinque sensibilità artistiche e cinque modi diversi di vivere l’estate attraverso l’arte. Rothko, Saville, Abramović, Rivera e Chagall rappresentano altrettante occasioni per trasformare Ferragosto in una giornata di scoperta, scegliendo tra la contemplazione del colore, la forza della pittura contemporanea, la dimensione immersiva della performance, l’arte come racconto della storia e la poesia visionaria della pittura.
A Firenze la mostra dedicata a Mark Rothko
A Firenze, la mostra dedicata a Mark Rothko rappresenta uno degli appuntamenti più attesi dell’estate e sarà visitabile ancora per poco dopo Ferragosto: un motivo in più per non rimandare la visita. Le sue grandi tele, caratterizzate da campiture di colore sospese e vibranti, invitano a un’esperienza profondamente emotiva e contemplativa. A cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, Rothko a Firenze rappresenta un progetto unico, concepito appositamente per Palazzo Strozzi, per celebrare il legame speciale tra l’artista e Firenze.
L’architettura del palazzo e la città stessa sono lo scenario ideale per esplorare come l’artista statunitense traduca in pittura la tensione tra misura classica e libertà espressiva, dando vita attraverso il colore a una nuova percezione dello spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela.
Il percorso espositivo a Palazzo Strozzi permette di ripercorrere l’intera carriera di Rothko con oltre 70 opere provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art (MoMA) e il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington. national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.
Marina Abramović a Venezia
Marina Abramović farà la storia nel 2026 come la prima artista donna vivente a essere celebrata con una grande mostra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia fino al 18 ottobre 2026.. Transforming Energy, presentata in occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, inaugurerà il 6 maggio segna l’80º compleanno dell’artista e instaura un profondo dialogo tra la sua pionieristica arte performativa e i capolavori rinascimentali che hanno plasmato l’identità culturale di Venezia.
Curata da Shai Baitel, Direttore Artistico del Modern Art Museum (MAM) di Shanghai, in stretta collaborazione con l’artista, l’esposizione si sviluppa sia nelle sale della collezione permanente che negli spazi delle mostre temporanee — un’assoluta novità nella storia dell’Istituto — inserendo la ricerca di Abramović nel cuore stesso del patrimonio veneziano.
Al centro dell’esposizione c’è l’incontro tra passato e presente, materiale e immateriale, corpo e spirito. I visitatori sono invitati a sperimentare una serie di “Transitory Objects” interattivi — letti e strutture in pietra con cristalli incastonati — sdraiandosi, sedendosi o rimanendo in piedi su di essi, attivando quella che Abramović definisce “trasmissione di energia”. Opere iconiche come Imponderabilia (1977), Rhythm 0 (1974), Light/Dark (1977), Balkan Baroque (1997) e Carrying the Skeleton (2008) si affiancano a proiezioni di performance storiche, mentre nuove creazioni realizzate per l’occasione mettono in risalto la sua lunga ricerca su resistenza, vulnerabilità e trasformazione.
Uno dei momenti culminanti della mostra è la presentazione di Pietà (with Ulay) (1983), posta in dialogo diretto con la Pietà di Tiziano (ca. 1575-76), l’ultimo capolavoro incompiuto dell’artista, terminato da Palma il Giovane. Questo storico accostamento, a 450 anni dalla Pietà di Tiziano, rilegge le tipologie rinascimentali di dolore, trascendenza e redenzione attraverso una lente contemporanea.
Il Messico di Diego Rivera a Roma
La mostra ai Musei Capitolini di Roma dedicata a Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secol è la più grande esposizione sull’arte messicana in Europa negli ultimi decenni.
Attraverso una straordinaria selezione di oltre 140 opere, di cui trenta di Diego Rivera, il percorso espositivo fino al 13 dicembre 2026 restituisce la complessità di un processo le cui radici affondano nella nascita del Messico indipendente nel 1821, quando si afferma l’esigenza di un’identità culturale in grado di rappresentare un Paese nuovo, eterogeneo e in continua trasformazione. In questo contesto, l’arte diventa strumento privilegiato per costruire visivamente il volto del Messico, nonché veicolo di progetti di trasformazione culturale che coniugano tradizione e modernità e proiettano sulla scena internazionale un’immagine plurale e in costante evoluzione.
Accanto alle opere di Diego Rivera, l’esposizione presenta capolavori di artisti straordinari come Frida Kahlo, José María Velasco, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo, Tamayo, Lozano, Montenegro, Ruiz, Dr. Atl, Saturnino Herrán e molti altri. Ad arricchire il percorso alcuni video e scatti suggestivi, tra cui le fotografie di Rivera, immortalato da Tina Modotti. Un gruppo di artisti che ha saputo intrecciare tradizione, avanguardia e pluralità di linguaggi estetici.
Il percorso espositivo permette così di ripercorrere le genealogie della modernità messicana, collocando la figura di Rivera al centro di una trama visiva e concettuale in cui la formazione accademica dialoga con la sperimentazione e con una profonda attenzione al presente sociale.
Il senso del sacro di Chagall ad Aosta
Infine, Aosta fino al 25 ottobre 2026 presso il Museo Archeologico Regionale ospita Marc Chagall. Tra Poesia e Spiritualità, dedicato ad un artista capace di fondere poesia, memoria, spiritualità e immaginazione in un linguaggio pittorico immediatamente riconoscibile. Curata da Grégory Couderc, Anne Dopffer e Alberto Fiz, la rassegna riunisce oltre 120 opere – dipinti, sculture, gouaches, disegni, incisioni, libri illustrati e ceramiche – realizzate tra il 1922 e il 1980, offrendo al pubblico l’opportunità di percorrere oltre mezzo secolo di attività dell’artista attraverso il confronto costante con la Bibbia, fonte inesauribile di ispirazione poetica, spirituale e creativa.
Seguendo un articolato percorso tematico, l’esposizione mette in luce come i racconti dell’Antico Testamento siano stati per Chagall non soltanto una fonte iconografica, ma un autentico laboratorio di immagini, simboli e visioni nel quale l’artista faceva confluire memoria personale, esperienza storica, riflessione morale e tensione poetica.
Per Chagall la Bibbia rappresenta molto più di un testo sacro: è una presenza viva che attraversa tutta la sua opera, in un confronto costante con temi universali che aveva personalmente conosciuto come l’esilio, la sofferenza, la speranza, l’amore, la giustizia e la pace. Patriarchi, profeti e figure dell’Antico Testamento diventano simboli senza tempo, capaci di parlare all’uomo contemporaneo e di riflettere le inquietudini e le aspirazioni.

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