In un panorama mediatico dove in televisione ci si parla addosso, in radio volano parolacce e online domina la caccia alla polemica per ottenere visualizzazioni, c’è bisogno di un ritorno all’equilibrio. È con questa premessa che arriva in libreria “Il presentatore perfetto“, il nuovo saggio del giornalista, LinkedIn Top Voice e docente universitario Filippo Poletti, edito da Guerini e Associati.
“Il Presentatore Perfetto” di Filippo Poletti
Il testo rappresenta il primo manuale italiano interamente dedicato all’arte della conduzione, pensato per contrastare la cultura dell’insulto gratuito, la “slopaganda” generata dall’Intelligenza Artificiale e la logica del “rage bait” impulsivo.
Attraverso un nuovo dizionario di 100 parole, 28 regole pratiche e un’analisi strutturata dell’evento (prima, durante e dopo), Poletti invita a riscoprire il ruolo del presentatore moderato, sulla scia dello stile misurato di icone storiche come Raimondo Vianello, Corrado e Fabrizio Frizzi.
L’intervista all’autore
Abbiamo intervistato l’autore per esplorare i segreti di un mestiere che, come si evince dal libro, unisce il rigore di un direttore d’orchestra alla prontezza di un campione sportivo.
Come nasce l’idea di scrivere questo libro?
Nasce dal voler mettere a disposizione dei lettori l’esperienza quasi trentennale maturata sul palco come chitarrista di musica classica e moderatore di eventi, così come dietro le quinte come autore di testi e come organizzatore di manifestazioni in un grande gruppo come Fiera Milano.
Anche se non ho mai esercitato la professione, mi sono diplomato come sound engineer alla fondazione EMiT di Milano: la conoscenza delle tecniche di ripresa è fondamentale per la buona riuscita di una manifestazione e, per questa ragione, nel volume sono presenti tanti consigli tecnici audio e video. Ho chiesto all’editore Angelo Guerini che questo libro fosse tascabile, per poter essere trasportato facilmente a ogni evento fisico, digitale o ibrido.
Nel panorama attuale dominato da polemiche, “rage bait” e contenuti provocatori generati dall’IA, come può un conduttore mantenere misura ed equilibrio senza perdere l’attenzione del pubblico?
Tenendo a mente la lezione del neurofisiologo Paul MacLean. Molti conduttori puntano sui toni urlati per accendere l’attenzione dell’audience stimolando il sistema limbico, associato alle emozioni. Tuttavia, il nostro cervello comprende anche la neocorteccia, dove avviene il ragionamento e viene elaborato il linguaggio. Parlare a questa parte significa non accontentarsi dell’applauso facile o dello sdegno passeggero, ma offrire argomentazioni capaci di trasformare la reazione impulsiva in un giudizio consapevole. In tutto questo, il presentatore ha un ruolo chiave.
Citi icone della conduzione come Vianello e Frizzi, ma anche figure sportive e musicali come Roger Federer e il direttore d’orchestra Yannick Nézet-Séguin. Qual è il filo conduttore che unisce l’eleganza dello sport o della musica alla moderazione?
Il senso del ritmo e della misura: la capacità di governare il tempo e di gestire le energie senza imporsi, ma guidando il flusso in modo apparentemente naturale. Jannik Sinner sa quando accelerare o smorzare la palla, così come sa di dover dosare le energie per arrivare al quinto set; allo stesso modo, Riccardo Muti sa gestire il battere e il levare facendo dialogare le parti strumentali e vocali. Venendo al presentatore, deve sapere quando incalzare uno speaker che divaga, quando concedere spazio a un concetto difficile da esprimere o quando usare il silenzio. Il lavoro del moderatore è un’arte invisibile: la sua maestria sta proprio nel far sembrare spontanea la più rigorosa delle partiture.
Il libro suddivide la conduzione in tre fasi e mette a disposizione 28 regole. Qual è l’errore di preparazione più frequente “prima” e la regola fondamentale da rispettare “durante” il live?
Non approfondire la conoscenza dell’audience che si avrà davanti è l’errore imperdonabile prima dell’evento. Il presentatore dovrebbe raccogliere quante più informazioni possibili; per usare una metafora musicale, deve sollecitare tutte le 230 corde del pianoforte per far risuonare lo spazio. Per quanto riguarda il live, un errore frequente è non creare dei minicicli narrativi.
Grazie agli effetti “primacy” e “recency”, le prime e le ultime parole di un discorso sono quelle più ricordate, mentre le informazioni centrali rischiano di cadere in un tempo morto o “valle dell’oblio”. Per rimediare occorre adottare la tecnica dei piccoli blocchi temporali (ad esempio di 10 minuti) creando dei falsi inizi: si può fare variando il ritmo del discorso, raccontando una storia, lanciando un sondaggio o mostrando immagini e video.
Fai notare che nel dizionario italiano-tedesco il termine “presentatore” si traduce con “Moderator”. Pensi che in Italia il valore del “moderare” sia stato sminuito a favore dello scontro?
Credo proprio di sì. Oggi va di moda “l’io contro te” e in questo i social media hanno una responsabilità: è facile rispondere indossando la criniera del leone. Per il lancio del libro ho chiesto alla società con BIG di fare un’indagine nazionale sui toni aggressivi usati nei media. È emerso che tra i 18-29enni il legame tra comunicazione aggressiva e comportamenti quotidiani è percepito con un voto medio di appena 6,8, contro l’8,6 dei 50-59enni: questa è la cartina di tornasole di una minore consapevolezza tra i più giovani. Un modo per invertire la rotta negli eventi è tornare ai toni pacati con l’aiuto di presentatori “perfettamente moderati”.
Auspichi la nascita di un’Accademia per presentatori italiana. Da quale competenza faresti iniziare gli studenti?
Partirei dalla griglia di valutazione del presentatore proposta nel libro. È una matrice costruita su due assi: in orizzontale la “preparazione” (cura del briefing, studio del tema e del pubblico), in verticale la “reattività” (la capacità di leggere in tempo reale l’evento e adattarsi). Ne emergono quattro figure: il presentatore-apprendista, il funambolo, il recitante e, quella a cui tendere, il direttore d’orchestra (con alta preparazione e alta reattività).
Inviterei i giovani a conoscere programma, relatori e pubblico, gestendo l’imprevisto e capitalizzando le deviazioni come opportunità: è quello che ho imparato da Piero Angela durante un’intervista su LinkedIn fatta prima della sua scomparsa.
Se dovessi creare il conduttore perfetto, da quali esempi attingeresti?
Attingerei dall’eleganza della coppia formata da Raimondo Vianello e Sandra Mondaini e dalla simpatia di Gerry Scotti: sono esempi che ho avuto l’onore di conoscere di persona e che nel libro consiglio di approfondire.

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