Spesso, quando vogliamo far capire a qualcuno quanto sia importante per noi, cadiamo nei classici cliché. Cerchiamo frasi che parlino di “anime gemelle”, di “metà della mela”, di due vite che si fondono fino a diventarne una sola. Eppure, l’amore più sano, più maturo e più duraturo non è quello che annulla le differenze, ma quello che le esalta.
Rainer Maria Rilke, grande pensatore e poeta del Novecento, è riuscito a catturare l’essenza di questo sentimento con una lucidità e una delicatezza disarmanti. Lo scrittore e drammaturgo boemo di lingua tedesca all’inizio del secolo scorso ha regalato all’umanità una delle definizioni d’amore più belle di sempre.
La citazione è tratta da un piccolo, immenso capolavoro della letteratura mondiale: “Lettere a un giovane poeta“. Si tratta di una raccolta di epistole che Rilke scrisse tra il 1903 e il 1908 a Franz Xaver Kappus, un giovane cadetto militare che gli aveva inviato le sue poesie in cerca di un parere.
Nella settima lettera, scritta da Roma il 14 maggio 1904, Rilke affronta il tema difficilissimo dell’amore e delle relazioni umane, consegnandoci queste parole indimenticabili:
“L’amore consiste in questo, che due solitudini si proteggono a vicenda, si toccano, si salutano.”
È una frase breve, ma che contiene la vastità di un intero universo emotivo. Leggerla e comprenderla significa cambiare per sempre il proprio modo di guardare alle relazioni.
Cosa significa davvero “proteggere la solitudine” dell’altro per Rainer Maria Rilke
Per capire la potenza di questa citazione, dobbiamo prima destrutturare il mito romantico – e a volte tossico – della fusione totale. Fin da piccoli ci viene insegnato che amare significa fondersi con l’altro, diventare un’unica entità, annullando sé stessi. Rilke ribalta completamente questa prospettiva.
Secondo il poeta, noi non siamo “mezze persone” in cerca di qualcuno che ci completi. Noi siamo interi. Siamo “solitudini”, ma in un’accezione meravigliosamente positiva: la solitudine di cui parla Rilke è il nostro mondo interiore, la nostra unicità, quello spazio sacro e personale in cui risiedono i nostri sogni, le nostre paure e la nostra identità più profonda.
Il vero amore, dunque, non invade e non conquista. Il vero amore si avvicina in punta di piedi. Consiste in due persone intere, due universi completi che decidono di affiancarsi. “Si proteggono a vicenda”: l’amante diventa il custode dello spazio vitale dell’altro, garantendo che nessuno – nemmeno lui stesso – possa spegnerne la luce individuale. “Si toccano, si salutano”: c’è una dolcezza immensa in questi due verbi, che evocano un contatto intimo ma estremamente rispettoso, privo di qualsiasi possesso o costrizione.
Perché è la dedica d’amore perfetta (e a chi inviarla)
Replicare il successo di un legame duraturo richiede manutenzione quotidiana, e a volte una frase del genere può fare miracoli. Dedicare queste parole a una persona cara significa farle la più alta dichiarazione di stima e di rispetto possibile.
È la frase perfetta da dedicare al proprio partner, magari in occasione di un anniversario o di un momento di difficoltà, per dirgli: “Ti amo per quello che sei, non voglio cambiarti. Voglio solo stare al tuo fianco e proteggere la tua libertà”.
Si tratta di un aforisma da dedicare a un figlio o una figlia che cresce, per fargli capire che il nostro amore di genitori non sarà mai una gabbia, ma un rifugio sicuro da cui poter esplorare il mondo. O ancora, la frase di Rainer Maria Rilke è perfetta da rivolgere a un amico fraterno o un’amica speciale, perché anche l’amicizia profonda risponde alle stesse leggi del rispetto e della vicinanza non invasiva delineate da Rilke.
Il potere terapeutico della grande letteratura
Quando copiate questa frase su un biglietto scritto a mano (il mezzo migliore per veicolare un pensiero così profondo) o la inviate in un messaggio speciale, state regalando a chi amate una chiave di lettura per essere felici insieme.
La grande letteratura, in fondo, serve esattamente a questo: a prestarci le parole quando il nostro cuore è troppo pieno per trovarne di proprie. Rilke, da un lontano giorno di maggio del 1904, ci ricorda ancora oggi che amare non significa possedere, ma fare la guardia al meraviglioso mistero che è l’anima della persona che abbiamo scelto di avere accanto. E non esiste dichiarazione più bella di questa.

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