Il quadro di Marc Chagall nato dopo nove mesi di silenzio per la perdita del suo grande amore. Il 2 novembre è una giornata in cui il velo tra il presente e il passato si assottiglia, un momento dedicato alla memoria di chi abbiamo amato e che non è più fisicamente accanto a noi. Nella storia dell’arte, il lutto ha generato opere di una potenza devastante. Se Claude Monet, in un impulso quasi clinico e disperato, scelse di dipingere la moglie Camille sul letto di morte per trattenerne l’ultima sfumatura di colore, Marc Chagall visse la perdita in modo opposto: prima un silenzio totale, poi un’esplosione onirica di ricordi.
La storia di “Intorno a lei” (Autour d’elle), capolavoro del 1945, è il racconto di come l’arte possa fermarsi di fronte alla morte, per poi rinascere e trasformare l’assenza in eternità. L’opera si trova a Parigi, custodito nella collezione permanente del Centre Pompidou (presso il Musée National d’Art Moderne). Il dipinto fa parte del patrimonio del museo dal 1953, quando fu donato alla Francia dallo stesso Marc Chagall.
Un amore che sconfiggeva la gravità
Per comprendere il peso della perdita di Chagall, bisogna prima capire la grandezza del suo amore. Bella Rosenfeld non era solo sua moglie: era la sua musa, la sua consigliera, la sua metà esatta. Si erano conosciuti a Vitebsk, in Bielorussia, nel 1909. Da quel momento, Bella divenne l’anima di tutta l’opera del pittore.
Nei quadri di Chagall, l’amore per Bella è letteralmente una forza antigravitazionale. Sono celebri i dipinti in cui i due volano sopra i tetti della città, leggeri e innamorati, immuni alle leggi della fisica e alle brutture del mondo. Chagall scriveva di lei: “Non dovevo fare altro che aprire la finestra della mia stanza ed entrava lei, portando con sé l’azzurro dell’aria, l’amore e i fiori”.
Il buio improvviso e le tele voltate
Nel 1944, Chagall e Bella si trovavano negli Stati Uniti, fuggiti dall’Europa devastata dalla Seconda Guerra Mondiale e dalle persecuzioni naziste. L’incubo della guerra sembrava lontano, ma la tragedia colpì all’improvviso. Il 2 settembre Bella contrasse un’infezione virale e, a causa della carenza di medicinali in tempo di guerra, morì in pochissimi giorni.
Se Monet davanti alla morte della moglie afferrò istintivamente i pennelli, Chagall ne fu paralizzato. Il pittore del colore, della gioia e del volo si ritrovò improvvisamente in caduta libera. Il dolore fu così accecante che Chagall prese tutte le tele presenti nel suo studio e le voltò verso il muro.
Per nove lunghissimi mesi, Marc Chagall non toccò un solo pennello. Senza Bella, l’arte aveva perso il suo vocabolario.
“Intorno a lei” di Marc Chagall: la rinascita nel colore del ricordo
Fu solo nella primavera del 1945, spinto dall’aiuto della figlia Ida, che Chagall trovò la forza di girare nuovamente quelle tele. Il primo quadro che completò dopo il periodo di lutto fu Intorno a lei, una tela che è un vero e proprio testamento spirituale ed emotivo.
Osservare quest’opera significa entrare nella mente di un uomo che sta elaborando il lutto in tempo reale. Il quadro è dominato da un blu profondo, notturno, onirico. È il colore della malinconia, dello spazio in cui fluttuano i sogni e i fantasmi di un passato irrecuperabile.
Sulla destra, Bella è raffigurata come un’apparizione. È vestita da sposa, eterea, e piange una lacrima solitaria. Non è più la donna in carne ed ossa che vola felice, ma uno spirito che veglia sull’artista. Al centro del dipinto compare la loro amata città natale, il luogo dove si erano innamorati. Vitebsk è racchiusa dentro una sfera trasparente, come una palla di neve o un ricordo prezioso e intoccabile, irraggiungibile per sempre.
Sulla sinistra, c’è lo stesso Chagall. È seduto davanti al cavalletto, ma la sua testa è dipinta a testa in giù. Non è il volo leggero degli innamorati di un tempo: è la rappresentazione visiva e viscerale di un uomo il cui mondo è stato letteralmente ribaltato dal dolore, disorientato dalla perdita del suo centro di gravità.
L’eternità dell’assenza
Intorno a lei è un’opera perfetta da contemplare in occasione del 2 novembre. Ci insegna che il lutto è un processo complesso: a volte toglie le parole e i colori, paralizzando chi resta. Ma ci ricorda anche che, quando l’amore è stato grande, non scompare con la morte fisica.
Monet catturò la morte nell’esatto istante in cui si portava via la sua Camille; Chagall aspettò che il dolore si decantasse per dipingere non la morte di Bella, ma la sua immortalità. Da quel quadro in poi, Bella non uscirà mai più dalle tele di Chagall. Come scrisse lui stesso: “Da anni, il suo amore ha guidato il mio pennello. Ora lei vive nei miei quadri”.

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