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“Vedo palazzi cadere come fulmini” diventa un film

Il romanzo di Keiran Goddard, pubblicato da Edizioni e/o nella traduzione di Tiziana Lo Porto, arriva al cinema con la regia di Clio Barnard. “I See Buildings Fall Like Lightning” ha vinto il premio per il miglior film alla Festa del Cinema di Roma 2026, insieme al riconoscimento per Anthony Boyle come miglior attore, ex…

“Vedo palazzi cadere come fulmini” diventa un film

Da ragazzi, immaginare il futuro insieme sembra quasi una promessa: cambieranno le case, i lavori e gli amori, ma l’amicizia resterà un punto fermo. Poi arrivano le differenze economiche, le responsabilità, le occasioni perdute. Ritrovarsi significa misurare la distanza tra ciò che si desiderava e ciò che è accaduto.

“Vedo palazzi cadere come fulmini”, il romanzo di Keiran Goddard pubblicato da Edizioni e/o nel 2025, racconta proprio questa trasformazione attraverso cinque amici cresciuti nello stesso complesso residenziale.

A portare la storia sullo schermo è Clio Barnard, con il titolo originale “I See Buildings Fall Like Lightning”. Il film ha conquistato il premio come miglior film del Concorso Progressive Cinema alla Festa del Cinema di Roma 2026. Anche Anthony Boyle, interprete di Patrick, è stato premiato come miglior attore, ex aequo con Paolo Pierobon per “Brianza”. Un doppio riconoscimento che offre l’occasione per scoprire il libro da cui nasce questo racconto di amicizia e appartenenza sociale.

Il romanzo: cinque amici davanti alla vita adulta

Patrick, Shiv, Rian, Oli e Conor condividono l’infanzia e le aspettative nate in uno stesso ambiente. Da adulti, però, le loro esistenze hanno preso direzioni differenti. Rian ha fatto fortuna e si è trasferito altrove, conservando una nostalgia difficile da placare. Oli affronta dipendenze da alcol e droghe; Conor si prepara alla paternità mentre attraversa forti oscillazioni emotive. Patrick e Shiv, la coppia apparentemente più stabile, devono fare i conti con un tradimento del passato che minaccia il loro matrimonio.

La coralità permette di osservare la crescita attraverso esperienze che si illuminano a vicenda. Il successo di uno modifica il modo in cui gli altri guardano la propria condizione; una difficoltà individuale può richiedere attenzione e aiuto all’intero gruppo. L’amicizia diventa così uno spazio in cui convivono affetto, confronto e responsabilità. Conoscersi da sempre offre una memoria comune, ma richiede anche lo sforzo di riconoscere ciò che ciascuno è diventato.

Restare amici quando cambiano le possibilità

Uno degli interrogativi suggeriti dal romanzo riguarda il rapporto tra vicinanza emotiva e distanza sociale. Quando un amico guadagna molto più degli altri, cambia anche la libertà con cui può prendere decisioni: trasferirsi, affrontare un imprevisto, concedersi un periodo di pausa. Il denaro entra nei rapporti attraverso gesti concreti, perfino nella scelta di un luogo dove incontrarsi o nel modo di offrire un aiuto. Volersi bene comporta allora imparare a nominare queste differenze, senza trasformarle automaticamente in una misura del valore personale.

La posizione di chi è partito introduce inoltre una tensione particolare. Tornare può significare cercare una versione di sé custodita dagli amici, insieme a luoghi e abitudini che sembravano immutabili. Chi è rimasto, però, ha continuato a vivere. Il ritorno può quindi diventare un incontro tra memorie diverse, nel quale la nostalgia deve lasciare spazio all’ascolto del presente.

Il film di Clio Barnard: la storia prende corpo a Birmingham

L’adattamento cinematografico colloca la vicenda a Birmingham e segue i cinque amici intorno ai trent’anni, quando il futuro immaginato durante l’infanzia appare sempre più difficile da raggiungere. Il cast riunisce Anthony Boyle, Joe Cole, Jay Lycurgo, Daryl McCormack e Lola Petticrew. Il film, della durata di 109 minuti, è stato presentato in anteprima mondiale alla Quinzaine des Cinéastes di Cannes 2026, prima del passaggio alla Festa del Cinema di Roma. 

La scelta di un luogo preciso rende visibile una parte essenziale della storia: l’ambiente in cui un gruppo cresce influenza le sue aspettative e le opportunità disponibili. Un quartiere è fatto di abitazioni, servizi e spazi pubblici, ma anche di percorsi ripetuti e relazioni. Nel passaggio allo schermo, questa dimensione può essere osservata attraverso i corpi che attraversano quei luoghi, la distanza tra una casa e l’altra, gli spazi in cui gli amici riescono ancora a ritrovarsi.

Dalle pagine alla sceneggiatura

La sceneggiatura è firmata da Enda Walsh, a partire dal romanzo di Goddard. La produzione è di Moonspun Films, con il sostegno di BBC Film e BFI, in associazione con Curzon Film. La scheda del British Council distingue il lavoro dello sceneggiatore da quello dell’autore del libro, precisazione utile rispetto ad alcune comunicazioni che riportano i crediti in forma sintetica. 

Per chi legge, il confronto tra romanzo e film può partire dal modo in cui vengono distribuiti attenzione e tempo tra i personaggi. Una storia corale richiede di costruire legami riconoscibili senza ridurre ogni figura alla sua difficoltà principale. Il cinema dispone di strumenti specifici per farlo: la presenza simultanea degli interpreti, i gesti durante una conversazione, un silenzio che modifica il significato di una battuta. Sono aspetti da osservare per comprendere come l’adattamento dia una forma autonoma alla materia narrativa.

La classe sociale dentro i rapporti personali

Le vicende dei cinque amici invitano a interrogare l’idea che diventare adulti significhi semplicemente realizzare le proprie scelte. Le decisioni esistono dentro condizioni concrete: disponibilità economiche, salute, reti di sostegno, possibilità di trovare un lavoro o una casa. Guardare queste circostanze aiuta a comprendere perché persone cresciute insieme possano ritrovarsi con margini d’azione molto diversi. Anche le parole con cui giudichiamo successo e fallimento acquistano un altro peso quando consideriamo da dove ciascuno è partito.

Il titolo, “Vedo palazzi cadere come fulmini”, suggerisce una lettura che tiene insieme esperienza individuale e trasformazione collettiva. Un edificio appartiene al paesaggio, ma per chi lo abita contiene ricordi, abitudini e relazioni. La sua scomparsa può rappresentare la perdita di coordinate condivise. È un’immagine attraverso cui interrogarsi su ciò che accade alle persone quando i luoghi cambiano più rapidamente della loro capacità di riconoscersi al loro interno.

La solidarietà come possibilità concreta

In occasione della vittoria a Roma, Barnard ha collegato il film alle pressioni affrontate dai giovani anche per ottenere condizioni di vita essenziali, richiamando la possibilità del cambiamento attraverso l’unione.

Questa prospettiva permette di leggere l’amicizia anche come una risorsa collettiva. Condividere tempo, accorgersi di una difficoltà e mantenere aperto un rapporto sono azioni che possono contrastare l’isolamento. La vicinanza richiede impegno proprio quando le vite diventano meno simili e comprendere l’altro smette di essere immediato.

Chi è Keiran Goddard

Keiran Goddard è cresciuto a Shard End, Birmingham, in una famiglia della classe lavoratrice. È autore di due raccolte poetiche e dei romanzi “Hourglass” e “I See Buildings Fall Like Lightning”. 

 Il suo percorso offre un contesto significativo per avvicinarsi a una storia che mette al centro appartenenza, memoria e possibilità sociali. La provenienza dell’autore aiuta a situare il racconto, mentre i personaggi consentono di esplorare esperienze differenti all’interno di un ambiente condiviso.

L’edizione italiana e lo sguardo di Clio Barnard

In Italia, “Vedo palazzi cadere come fulmini” è disponibile per Edizioni e/o, nella collana Dal mondo, con la traduzione dall’inglese di Tiziana Lo Porto. Il volume conta 224 pagine.

 La regista Clio Barnard ha già affrontato relazioni e contesti sociali in film come “The Selfish Giant” e “Ali & Ava”: un percorso che rende particolarmente interessante il suo incontro con il romanzo di Goddard. 

Leggere il libro prima di vedere l’adattamento permette di seguire da vicino le cinque traiettorie e poi osservare come il film le faccia dialogare. Il nucleo della storia rimane una domanda sull’amicizia adulta: come continuare a esserci per qualcuno quando il passato comune convive con possibilità ormai differenti? Patrick, Shiv, Rian, Oli e Conor offrono un punto di partenza per pensare ai legami come a qualcosa da rinnovare, attraverso l’attenzione e la responsabilità reciproca.