10 frasi tratte da “Walden” di Thoreau per eliminare il superfluo e ritrovare il proprio tempo

Di fronte ai rincari continui, alle bollette esorbitanti e all’angoscia di non arrivare a fine mese, la società odierna suggerisce quasi sempre un’unica soluzione: lavorare di più per spendere di più, alimentando un ciclo continuo di affanno. Eppure, nel suo capolavoro “Walden, ovvero Vita nei boschi” (1854), il filosofo americano Henry David Thoreau dimostrò che…

10 frasi tratte da "Walden" di Thoreau per eliminare il superfluo e ritrovare il proprio tempo

Di fronte ai rincari continui, alle bollette esorbitanti e all’angoscia di non arrivare a fine mese, la società odierna suggerisce quasi sempre un’unica soluzione: lavorare di più per spendere di più, alimentando un ciclo continuo di affanno. Eppure, nel suo capolavoro “Walden, ovvero Vita nei boschi” (1854), il filosofo americano Henry David Thoreau dimostrò che la risposta all’aumento dei costi risiede in un cambio radicale di prospettiva: non nel disperato tentativo di aumentare le entrate a discapito della propria salute, ma nel coraggio di rimettere in discussione le uscite e i bisogni effettivi.

Le 10 frasi di Henry David Thoreau sul valore delle cose e delle risorse

Ecco 10 riflessioni di Henry David Thoreau, tratte da “Walden”, per ricalibrare le nostre priorità economiche.

1. Il costo di una cosa è la quantità di ciò che chiamerò vita necessaria per essere scambiata con essa, subito o a lungo termine.

2. La maggior parte dei lussi e molti dei cosiddetti comfort della vita non solo non sono indispensabili, ma costituiscono veri e propri ostacoli all’elevazione dell’umanità.

3. Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose a cui può permettersi di rinunciare.

4. Semplicità, semplicità, semplicità! Dico io, fate che i vostri affari siano due o tre, e non cento o mille; invece di un milione contate mezza dozzina, e tenete i vostri conti sull’unghia del pollice.

5. Gli uomini sono diventati gli strumenti dei loro strumenti.

6. Nessuno può essere un osservatore imparziale o saggio della vita umana se non dalla posizione di vantaggio di quella che dovremmo chiamare povertà volontaria.

7. Avevo tre sedie in casa mia: una per la solitudine, due per l’amicizia, tre per la società.

8. La ricchezza superflua può comprare soltanto cose superflue. Il denaro non serve a comprare nessuna delle necessità dell’anima.

9. Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.

10. Nella misura in cui semplificherà la sua vita, le leggi dell’universo appariranno meno complesse: la solitudine non sarà più solitudine, né la povertà povertà, né la debolezza debolezza.

Cosa ci insegnano queste parole

L’insegnamento profondo che emerge da queste frasi è che il caro vita smette di essere un incubo insormontabile nel momento in cui smettiamo di considerare il denaro come unità di misura assoluta e iniziamo a calcolarlo in ore di vita vendute. Thoreau ci svela che ogni volta che acquistiamo un oggetto o paghiamo un servizio sacrificabile, stiamo pagando con porzioni irrecuperabili della nostra giovinezza, del nostro sonno e del tempo da dedicare a passioni e affetti.

In secondo luogo, il filosofo ci mette in guardia da una delle trappole più subdole del nostro tempo: l’assuefazione alla complessità. Spesso crediamo che per vivere dignitosamente serva mantenere intatto un castello di abbonamenti, rateizzazioni, prodotti usa-e-getta e status symbol che ci rendono, in ultima analisi, schiavi del lavoro necessario per sostenerli.

Imparare a fare a meno di queste zavorre – ciò che Thoreau definisce con provocatoria fierezza “povertà volontaria” – significa alleggerire il carico per disinnescare il potere ricattatorio dell’inflazione: chi ha bisogno di poco non teme l’aumento dei prezzi, perché ha già eretto un solido argine tra la propria serenità e le oscillazioni del mercato.

Infine, Thoreau ci insegna a liberare la nostra socialità e i nostri affetti dalle logiche mercantili. Cene costose, regali superflui e divertimenti preconfezionati sono spesso surrogati commerciali di ciò che le relazioni autentiche richiedono davvero: presenza, ascolto e tempo condiviso, elementi che non subiscono alcun rincaro sul cartellino del prezzo.

Semplificare il quotidiano, riducendo i desideri indotti dal marketing, non restringe la nostra esistenza, ma al contrario la espande: toglie il panico dell’indigenza e ci riconsegna padroni indiscussi della nostra vita.